A Montepulciano la cucina delle Contrade torna a raccontare il territorio attraverso ricette, gesti e memorie familiari. La ventiquattresima edizione di A Tavola con il Nobile, il concorso promosso dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano insieme al Magistrato delle Contrade, si è chiusa con la vittoria della Contrada di Poggiolo, prima classificata con la “Zuppa di Piccione in Crosta“.
L’edizione 2026 ha scelto come filo conduttore la cucina al coccio e le lunghe cotture, rendendo omaggio a Francesco Redi nel quattrocentesimo anniversario della nascita. Il tema, “La cucina al coccio e a fuoco lento: la Manna di Montepulciano – Omaggio a Francesco Redi“, è stato interpretato dalle otto Contrade del Bravìo delle Botti attraverso le seconde portate, riportando al centro tecniche antiche e sapori legati alla storia domestica del territorio.
Il premio a Poggiolo è arrivato al termine di un confronto che ha coinvolto cuochi di Contrada, giornalisti ed esperti, chiamati a valutare non soltanto la qualità dei piatti, ma anche la loro capacità di dialogare con il Vino Nobile di Montepulciano.
“Questa iniziativa conferma quanto sia importante, per Montepulciano, creare sinergie solide tra le diverse realtà del territorio – ha aggiunto Susanna Crociani, vicepresidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano – il lavoro condiviso con il Magistrato delle Contrade permette di valorizzare non solo il nostro vino, ma anche la storia, le tradizioni e la partecipazione della comunità“.
Alle spalle di Poggiolo si è classificata la Contrada di Voltaia con “Ogni coccio per la coda è il re“, ricetta che ha ottenuto anche il premio speciale della giuria per l’aderenza al tema dell’edizione. Terzo posto per San Donato con “Ossobuco di Chianina al Coccio“.
Più che una semplice gara ai fornelli, A Tavola con il Nobile è diventato negli anni un archivio gastronomico della città. In ventiquattro edizioni il progetto ha consentito di recuperare circa 240 ricette, molte delle quali appartenenti alla cucina familiare e tramandate per generazioni senza una vera codificazione scritta.
“A Tavola con il Nobile è nato con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare il patrimonio gastronomico di Montepulciano, facendo emergere il legame profondo tra il Vino Nobile, le Contrade e la cultura del territorio – ha dichiarato Bruno Gambacorta, presidente e ideatore del premio A Tavola con il Nobile – in ventiquattro edizioni abbiamo recuperato e tramandato centinaia di ricette della tradizione locale, un risultato che dimostra come la cucina possa essere uno straordinario strumento di memoria, identità, confronto e condivisione tra le generazioni“.
Fu proprio il giornalista del Tg2 Bruno Gambacorta a ideare il premio insieme al Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Da allora, la sfida tra le Contrade ha progressivamente superato la dimensione gastronomica, diventando uno strumento per riportare alla luce il lavoro delle massaie, le tecniche di cucina domestica e un patrimonio di conoscenze affidato per lungo tempo soprattutto alla trasmissione orale.
Numerose pubblicazioni hanno raccolto negli anni le ricette presentate al concorso, contribuendo a trasformare A Tavola con il Nobile anche in materiale di interesse antropologico e sociale per chi studia le consuetudini popolari e l’identità gastronomica del territorio poliziano.
In questa edizione il valore della memoria è passato soprattutto attraverso il coccio. Anna Maria Pellegrino, componente della giuria e membro dell’Accademia Italiana della Cucina, ne ha approfondito il significato nel contributo “Il tempo dentro il coccio. La cucina, il gesto, la memoria“.
Il recipiente di terracotta diventa così molto più di uno strumento di cottura. Racconta una cucina che richiede tempo, controllo del fuoco e attesa, ma anche una forma di conoscenza costruita attraverso l’esperienza. Una sapienza fatta di gesti più che di istruzioni, nella quale il sapere gastronomico passa da una generazione all’altra attraverso la pratica quotidiana.
A Montepulciano il coccio assume quindi il valore di una testimonianza materiale del rapporto tra comunità e territorio. Le ricette non restano ferme nel passato, ma continuano a vivere proprio perché vengono riprese, interpretate e riportate sulle tavole contemporanee.
Il concorso si intreccia inevitabilmente con il Bravìo delle Botti, la competizione che ogni anno mette di fronte le otto Contrade di Cagnano, Collazzi, Le Coste, Gracciano, Poggiolo, San Donato, Talosa e Voltaia.
La gara attraversa il centro storico di Montepulciano lungo un percorso in salita di oltre un chilometro. Ogni Contrada schiera due “spingitori“, chiamati a far rotolare una botte del peso di circa 80 chilogrammi fino al traguardo sul sagrato del Duomo, in Piazza Grande. Nel 2026 la corsa è in programma domenica 30 agosto.
Nei giorni che precedono il Bravìo, le Contrade aprono le proprie sedi e riportano in tavola anche i piatti presentati ad A Tavola con il Nobile, trasformando la settimana della gara in un racconto diffuso della città, tra cucina, vino e vita di Contrada.
L’albo d’oro restituisce anche la geografia di ventiquattro edizioni di sfide. Collazzi e Talosa guidano con cinque vittorie ciascuna, seguite da Voltaia con quattro e San Donato con tre. Gracciano, Cagnano e, con il successo del 2026, Poggiolo sono a quota due, mentre Le Coste conta una vittoria ottenuta ex aequo.
Dietro i numeri resta però il risultato più significativo del progetto: aver sottratto all’oblio centinaia di preparazioni che rischiavano di scomparire insieme alle generazioni che le custodivano. In questo senso, ogni piatto presentato dalle Contrade non appartiene soltanto alla gara. È un frammento della storia gastronomica di Montepulciano rimesso in circolo e consegnato al presente.




