Il Consorzio Asti Docg chiude il 2025 con un bilancio complesso: la denominazione ha risentito delle tensioni commerciali negli Stati Uniti e degli effetti della guerra in Ucraina, mentre dall’Asia arrivano segnali incoraggianti, con la Cina in forte crescita.
Secondo i dati elaborati dal Consorzio su base Nielsen IQ, le vendite globali nella grande distribuzione e nel retail si sono fermate a quasi 75 milioni di bottiglie, con una flessione complessiva del 9% rispetto all’anno precedente.
“Che la fase sia difficile, non solo per la nostra denominazione, non è una novità – ha detto il presidente del Consorzio Asti Docg, Stefano Ricagno –, ma per noi alla contrazione generale dei consumi si aggiungono le tensioni in 2 piazze che da sole sommano oltre il 40% delle nostre vendite, e questo ha pesato. Ma in un anno di tensioni – ha aggiunto Ricagno – non sono mancate le note positive, a partire da una crescita evidente della domanda asiatica, Cina in primis, che sta assumendo dimensioni importanti e che fa ben sperare. Abbiamo estrema necessità di allargare il nostro spettro commerciale”.
A incidere maggiormente sulla flessione è l’Asti Spumante, che registra un calo del 12,4% e si attesta a 49,3 milioni di bottiglie da 0,75 litri. Più contenuta la contrazione del Moscato d’Asti, che chiude a -1,8% con circa 25 milioni di bottiglie.
“Al netto del calo negli Usa (-7,6%, 58% lo share sul totale commercializzato) – rileva il direttore del Consorzio, Giacomo Pondini – il Moscato d’Asti avrebbe chiuso in positivo, forte della relativa tenuta in Europa (-0,6%) ma soprattutto della crescita (+11,3%) nei Paesi asiatici a cominciare dalla Cina, che mette a segno un +55% diventando così il terzo principale mercato per la tipologia. La quota dell’Asia sul totale delle bottiglie vendute all’estero sale così al 18%”.
Più difficile la situazione per l’Asti Spumante. A pesare è soprattutto la contrazione registrata in Europa (-14%, pari a 4,2 milioni di bottiglie in meno rispetto al 2024) e negli Stati Uniti (-50%, con una perdita di 2,6 milioni di bottiglie), prima ancora che in Russia, dove il calo si ferma al -3% con 14,1 milioni di bottiglie vendute.
Tra i mercati europei si registrano riduzioni rilevanti in Gran Bretagna (-13%), Germania (-49%) e Polonia (-26%), mentre nell’Europa orientale crescono Ungheria e Lituania. Fuori dall’Unione europea, l’Asia conferma un interesse elevato anche per l’Asti Spumante: le vendite salgono del 20%, raggiungendo 3,3 milioni di bottiglie, grazie soprattutto alla domanda di Giappone, Emirati Arabi, Kazakistan e Cina.
Nelle Americhe prosegue inoltre il buon andamento del Messico, che supera il milione di bottiglie commercializzate, mentre il Perù arriva a quota 750 mila pezzi, con un aumento di circa un terzo rispetto all’anno precedente.
In calo anche il mercato italiano, che rappresenta circa il 10% della produzione complessiva: le vendite di Asti Spumante scendono del 5,7% a 4,25 milioni di bottiglie, mentre il Moscato d’Asti registra un -6,9%, fermandosi a 2,5 milioni.
Guardando al 2026, dopo la partecipazione al Salone del Vino di Torino, il Consorzio sarà presente a Verona alla 58ª edizione di Vinitaly, in programma dal 12 al 15 aprile. Sul fronte della promozione internazionale è previsto un investimento di circa un milione di euro, destinato in larga parte agli Stati Uniti, con eventi, degustazioni e campagne promozionali distribuite nel corso dell’anno.



