A Torino, nella sede di AIS Piemonte, il Canelli Docg compie un nuovo passo nel percorso di definizione della propria identità con la presentazione della mappa “I Cru di Enogea: Canelli DOCG. Le Zone e i Vigneti”, realizzata da Alessandro Masnaghetti.
Davanti a giornalisti, operatori e sommelier, il lavoro del noto cartografo del vino ha mostrato un territorio letto con precisione, suddiviso in aree e vigneti distinti, ciascuno con caratteristiche proprie. Il progetto, promosso dall’Associazione Produttori Moscato di Canelli con il supporto del Consorzio dell’Asti Docg, introduce uno strumento che mira a definire con chiarezza i confini geografici e le peculiarità della denominazione.
Non più un insieme indistinto di colline, ma una composizione articolata di micro-zone, dove suoli, esposizioni e condizioni climatiche contribuiscono a delineare differenze riconoscibili. Una lettura che cambia il modo di raccontare il Moscato, rendendolo più preciso e aderente alla realtà dei luoghi.
Gianmario Cerutti, presidente dell’Associazione Canelli Docg, ha sottolineato il valore del progetto: «Oggi viviamo un momento storico per la denominazione Canelli Docg. Dopo le due tappe fondamentali del 2011, con l’inserimento della “Sottozona Canelli” all’interno del Moscato d’Asti Docg, e del 2023, con la nascita della denominazione indipendente, il 2026 vede finalmente realizzato un nostro grande desiderio: avere una mappa dettagliata del territorio, delle sue zone e dei suoi vigneti.
Si tratta di uno strumento concreto, tangibile ed essenziale per raccontarci e per indicare, nel senso più profondo del termine, da dove veniamo. Ogni nostra bottiglia racchiude un pezzo di territorio e l’anima di una vigna di Moscato Bianco di Canelli, con tutte le peculiarità e le unicità che definiscono la nostra Docg. Da qui parte un nuovo percorso dinamico per valorizzare la nostra identità e farci conoscere nel mondo».
A margine della presentazione, Alessandro Masnaghetti ha ripercorso il lavoro che ha portato alla costruzione della mappa, tra ricerca storica, osservazione diretta e confronto con i produttori. «Personalmente questa mappa è il coronamento di un sogno lungo una carriera, se pensa che uno dei miei primissimi articoli sul Moscato d’Asti risale al 1991 quando iniziavo a lavorare per Luigi Veronelli. Oggi come allora pensavo, anzi ne ero/sono certo, che le colline del moscato e del Canelli meritassero un racconto più dettagliato, collina per collina, così come ai tempi si iniziava a fare per Barolo e Barbaresco. Oggi ci siamo e non se essere più felice o più orgoglioso di avere dato il mio contributo».
Nel suo approccio, il lavoro sul territorio si affianca al dialogo con chi quelle vigne le vive ogni giorno: «francamente faccio fatica ad usare la parola “sfida”, perché quando fai un lavoro che ti piace anche la sfida diventa piacere e ti spinge a cercare ancora qualcosa in più. capire dove cambia la terra, dove cambia il paesaggio, dove cambia il clima e cercare di trasmettere queste sfumature a chi ti legge, per questo il testo che c’è sul retro della mappa è ancora più importante della terra stessa. dire poi cosa rende diversa la zona del Canelli dalle altre zone del moscato sarebbe cosa lunga, perché il Canelli è tante cose in un unico contenitore, e poi correremmo il rischio sminuire gli altri produttori di moscato, che sarebbe sbagliato».
Il contributo dei produttori si è rivelato centrale nella definizione delle aree: «Il confronto con i produttori o anche con i semplici produttori di uve è stato determinante per essere il più preciso possibile nelle sfumature del racconto. combinare e confrontare diverse fonti è una delle cose più importanti di questo lavoro, che è allo stesso tempo giornalistico e cartografico. E poi c’è il lavoro sul campo, quasi sempre da solo, perché soltanto così riesci a crearti delle sensazioni che poi cerchi di trasmettere nei testi. Quanto alla mappa, direi che il numero di zone individuate già da solo la dice lunga sulla tradizione di queste colline… e tenga presente che in diversi casi ho dovuto in qualche modo semplificare!
La mappa può cambiare la percezione di un territorio solo se c’è un gruppo di produttori che quella stessa mappa la usa, la stropiccia, la macchia, la pasticcia, la regala. E di questo ne ho avuto la dimostrazione più volte. Una mappa “congelata” soltanto su una parente o, peggio ancora, usata soltanto nelle “occasioni speciali”, serve davvero a poco. Del resto le bacchette magiche esistono solo nelle fiabe».
La mappa Enogea si propone quindi come uno strumento operativo oltre che descrittivo. Identificare vigneti e sottozone significa offrire a produttori, sommelier e comunicatori un linguaggio più preciso, capace di spiegare le differenze tra un Canelli Docg e un altro a partire dal luogo di origine.






































