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Giovanni Scaglione e Forteto della Luja, il Moscato di Loazzolo nella geografia del Canelli DOCG

A Torino, nella sede di AIS Piemonte, il racconto del Canelli DOCG e della nuova mappa firmata da Alessandro Masnaghetti ha riportato l’attenzione sulle colline del Moscato, su una viticoltura di quota e su quei produttori che, ogni giorno, danno forma concreta a un territorio complesso e riconoscibile.

In questo scenario si inserisce la storia di Forteto della Luja, azienda di Loazzolo, nell’Astigiano, guidata oggi da Giovanni Scaglione e Silvia Scaglione. Una realtà familiare documentata già dal 1826, arrivata all’ottava generazione, che ha costruito nel tempo un rapporto profondo con il Moscato bianco e con uno dei paesaggi più particolari del vino piemontese.

Qui le vigne si trovano a circa 600 metri di altitudine, tra pendenze marcate, boschi e appezzamenti coltivati in un equilibrio agricolo che non può essere separato dal luogo. Forteto della Luja si estende su oltre 16 ettari, di cui circa 7 vitati: numeri contenuti, che raccontano una produzione fatta di scelte precise, osservazione costante e forte legame con il microclima di Loazzolo.

Il nome dell’azienda resta storicamente associato al Loazzolo DOC, denominazione rara e identitaria, ma il lavoro sul Canelli DOCG aggiunge oggi una nuova lettura dello stesso vitigno. Il Moscato bianco viene interpretato non come varietà generica, ma come espressione di una zona di origine, di esposizioni, altitudini e suoli che incidono direttamente sul carattere del vino.

Nel bicchiere, il Canelli DOCG di Forteto della Luja entra in una gamma coerente, dove il vitigno viene raccontato attraverso più registri senza perdere il filo con il territorio. Accanto al Canelli DOCG, l’azienda produce Moscato d’Asti DOCG, Loazzolo DOC, Barbera d’Asti DOCG, Monferrato Rosso DOC e Piemonte Brachetto Passito DOC. È però il lavoro sul Moscato a definire con maggiore chiarezza il profilo della cantina.

Nel racconto di Giovanni Scaglione, il Canelli DOCG non appare come una semplice estensione produttiva, ma come uno strumento per leggere con maggiore precisione la geografia del Moscato. Una geografia fatta di colline, altitudini, esposizioni e vigne che chiedono attenzione, perché il risultato finale non nasce soltanto dalla tecnica di cantina, ma dal modo in cui ogni parcella viene interpretata.

La nuova mappa di Alessandro Masnaghetti contribuisce a rendere più visibile questo legame tra luogo e vino. Per aziende come Forteto della Luja, significa collocare il proprio lavoro dentro una narrazione territoriale più ampia, dove il Canelli DOCG diventa anche una chiave per comprendere meglio le differenze interne al mondo del Moscato.

A Loazzolo, il vitigno assume una voce precisa: quella di una viticoltura di collina alta, raccolta, a tratti estrema, dove bosco e vigneto convivono e dove la dimensione familiare continua a essere parte essenziale dell’identità produttiva. È in questa continuità che Forteto della Luja trova la propria misura: non nel rincorrere mode, ma nel dare profondità a un territorio che ha ancora molto da raccontare.

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