La Valpolicella si presenta al 2026 con una fotografia precisa: 57,5 milioni di bottiglie immesse sul mercato nell’anno precedente, una presenza consolidata in 87 Paesi e una strategia sempre più orientata alla difesa del valore, più che alla rincorsa dei volumi. È il quadro emerso dalla sesta edizione del Valpolicella Annual Report del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, presentata a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, alla presenza del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e del consigliere regionale Alberto Bozza, tra i promotori dell’incontro di apertura di Venezia Superiore.
Il documento restituisce l’immagine di una denominazione vasta e strutturata, che attraversa 19 comuni e 11 vallate, con un vigneto ormai stabilizzato a 8.614 ettari e una filiera composta da oltre 2.200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Verona conserva il primato per superficie vitata, con il 15%, seguita da Negrar e San Pietro in Cariano, entrambe al 13%, e da Illasi, all’11%. Insieme, questi territori concentrano il 52% del vigneto della denominazione.
La base ampelografica resta fortemente legata alla storia produttiva dell’area. La Corvina rappresenta il 56% della superficie rivendicata, mentre Rondinella e Corvinone si attestano ciascuna al 19%. La Molinara si mantiene al 2%, confermando il ruolo più contenuto ma ancora riconoscibile all’interno dell’identità produttiva della denominazione.
Nel 2025 la produzione ha raggiunto 840.510 quintali di uva. Di questi, 327.545 quintali sono stati destinati all’appassimento, su livelli paragonabili a quelli del 2016. L’imbottigliato complessivo della denominazione si è fermato a quasi 57,5 milioni di bottiglie, con una flessione del 3% rispetto al 2024. Il calo riguarda tutte le principali tipologie: Amarone e Recioto hanno raggiunto 13,58 milioni di bottiglie, in diminuzione del 2,4%; il Valpolicella Ripasso si è attestato a 27,37 milioni, con un arretramento del 3,7%; il Valpolicella ha chiuso a 16,50 milioni, in calo del 2,7%.
Più che un segnale di debolezza, il dato viene letto dal Consorzio come parte di una fase di normalizzazione. In un mercato segnato da tensioni internazionali, incertezze sui consumi e pressione sull’export, la priorità indicata dalla denominazione è mantenere il posizionamento, governare l’offerta e rafforzare la competitività delle imprese.
“La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione. Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei vini della Valpolicella nel panorama enologico nazionale e internazionale. È una sfida che il Consorzio e le aziende stanno affrontando insieme, con una visione di lungo periodo“, ha commentato il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Christian Marchesini.
Il tema del valore è stato richiamato anche dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha collegato la forza della denominazione alla qualità produttiva e al radicamento territoriale. “La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto ma nella qualità. Valpolicella ne è la conferma perché è nel nome stesso che viene indicata un’eccellenza territoriale su cui si è sviluppata una cultura enologica superlativa con una denominazione che ha raggiunto posizioni di assoluto rilievo internazionale. Il frutto di un grande impegno che ha le sue radici nell’identità stessa del territorio con uve antiche ed autoctone che crescono nel Veronese e lo caratterizzano da quando l’uomo lavora la terra per produrre il vino. In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche, la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato. Lo confermano i dati ma anche l’impegno che viene profuso nei vigneti, nelle cantine e in tutto il mondo che ruota intorno al vino“.
La sesta edizione del Report mette in evidenza anche la composizione dell’imbottigliato per dimensione aziendale. Ne emerge una denominazione articolata, dove convivono modelli produttivi differenti ma complementari. Nelle aziende più piccole il Valpolicella Doc pesa per il 40%, mentre nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e grandi è il Ripasso a diventare la tipologia prevalente, con quote comprese tra il 45% e il 50%. Amarone e Recioto mantengono invece un ruolo stabile in tutte le categorie, rappresentando tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo.
È proprio questa pluralità a dare alla denominazione una struttura più ampia: da un lato i vini più immediati e versatili, dall’altro le etichette di maggiore complessità, con l’Amarone a fare da ambasciatore internazionale e il Ripasso ormai centrale nella costruzione del valore commerciale.
Il consigliere regionale Alberto Bozza ha posto l’accento anche sulla necessità di rafforzare il racconto del territorio, l’enoturismo e la presenza sui mercati esteri, in una fase in cui il contesto internazionale impone nuove strategie di sistema. “L’importante lavoro svolto dal Consorzio della Valpolicella a tutela del territorio e della qualità dei suoi vini” ha aggiunto che “Il report presentato certifica la forza della denominazione. I vini della Valpolicella sono versatili e universali e oggi è in atto anche un’importante operazione culturale per raccontare il territorio e potenziare l’enoturismo, perché il vino non è solo gusto e piacere sensoriale ma anche esperienza, cultura, territorio“. Inoltre – ha continuato – :”La denominazione Valpolicella è conosciuta in tutto il mondo, è ambasciatrice del buon vino italiano. Sapienza contadina e continui investimenti tecnologici, permettono oggi al Valpolicella di essere presente in tutti i mercati. Tuttavia anche il settore del vino vive le sue criticità. Tensioni geopolitiche e protezionismo americano rendono delicato il contesto internazionale e dell’export: per questo occorre fare sistema come Paese e anche come Regione nella promozione del nostro vino, andando assieme a sensibilizzare i nuovi mercati utilizzando le nostre ambasciate e il canale diplomatico della cooperazione internazionale”. Bozza infine ha ricordato “la sfida da vincere della candidatura a patrimonio immateriale Unesco del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella“.
Sul fronte dell’internazionalizzazione, il Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha promosso nell’ultimo anno 27 attività in 16 Paesi distribuiti nei cinque continenti: Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan, Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Un piano che conferma la volontà di presidiare i mercati storici e, allo stesso tempo, di aprire nuove direttrici commerciali.
La promozione internazionale diventa così una leva decisiva per una denominazione che non vuole misurarsi solo sulle quantità. Il 2025 consegna numeri più prudenti rispetto all’anno precedente, ma anche una filiera intenzionata a proteggere il posizionamento costruito negli anni. In questo equilibrio tra controllo produttivo, presenza estera e valorizzazione del territorio si gioca una delle partite principali per il futuro della Valpolicella.
Il percorso di Venezia Superiore prosegue al Teson Piccolo della Pescheria di Rialto, con una degustazione dedicata a 30 etichette di Valpolicella Doc e Valpolicella Doc Superiore di 19 aziende del territorio, servite a una temperatura di 6/8 gradi. Un passaggio pensato per riportare nel calice il senso del lavoro raccontato dal Report: una denominazione che attraversa una fase complessa, ma continua a puntare su qualità, identità produttiva e riconoscibilità internazionale.
Fonti del Valpolicella Annual Report 2026: Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Regione Veneto, Avepa, Siquria Spa, Arpav.




