A Sampeyre, il confronto sul futuro della vinificazione ha messo al centro la dealcolazione, le nuove richieste del mercato e i cambiamenti che interessano il settore vitivinicolo. Sabato 13 giugno, al Centro culturale Il Monastero di località Villaretto, si è svolto il convegno “Nuove prospettive per la vinificazione. Tra viticoltura eroica e dealcolazione”.
L’incontro ha affrontato alcuni dei temi con cui produttori, tecnici e territori sono chiamati a confrontarsi: le nuove tecniche di vinificazione, i vini dealcolati e parzialmente dealcolati, i vitigni resistenti, il cambiamento climatico e il ruolo delle aree alpine.
Tra i protagonisti della giornata, Daniela Tornato di Vignaioli Piemontesi e Federico Piano del CREA-VE di Asti, intervenuti sulla dealcolazione da due punti di vista differenti ma strettamente collegati. Da una parte le norme, le etichette e la comunicazione del prodotto; dall’altra gli aspetti tecnici e gli effetti della riduzione dell’alcol sull’equilibrio del vino.
Daniela Tornato ha analizzato il quadro normativo, soffermandosi sulle conseguenze per le aziende e sulle modalità con cui i vini dealcolati e parzialmente dealcolati devono essere presentati al consumatore. Il tema non riguarda infatti soltanto una procedura di cantina, ma coinvolge anche l’etichettatura e il linguaggio utilizzato per descrivere il prodotto.
Per gli associati di Vignaioli Piemontesi, la dealcolazione può rappresentare una possibile alternativa con cui confrontarsi alla luce dell’evoluzione dei consumi e delle richieste del mercato. I prodotti a basso o nullo contenuto alcolico aprono nuovi scenari, ma impongono alle imprese di conoscere con precisione le regole e le caratteristiche delle diverse categorie.
L’intervento di Federico Piano ha approfondito invece la dimensione enologica. Ridurre o eliminare l’alcol non significa semplicemente sottrarre una componente dal vino. L’alcol partecipa al suo equilibrio generale e incide sulla struttura, sulla percezione degli aromi, sul volume e sulle sensazioni gustative.
La dealcolazione richiede quindi competenze specifiche e strumenti adeguati, insieme a una valutazione accurata del risultato finale. Ogni intervento modifica l’assetto del prodotto e deve essere gestito considerando il rapporto tra le sue diverse componenti.
Il confronto tra i due relatori ha permesso di collegare gli aspetti tecnici a quelli normativi e commerciali. I vini low alcohol e no alcohol intercettano nuovi consumi, ma pongono al settore anche interrogativi legati alla qualità, alla comunicazione e alla percezione da parte del pubblico.
La giornata di Sampeyre ha inserito la dealcolazione all’interno di un ragionamento più ampio sul futuro della vitivinicoltura. Il settore deve infatti misurarsi contemporaneamente con l’evoluzione delle tecniche produttive, il cambiamento climatico, la sperimentazione sui vitigni resistenti e le esigenze dei territori alpini.
In questo scenario, la viticoltura eroica e le aree di montagna assumono un ruolo rilevante. Le particolari condizioni ambientali e produttive richiedono attenzione, ricerca e capacità di adattamento, soprattutto di fronte ai mutamenti climatici e alle trasformazioni che interessano il mercato del vino.
Gli interventi di Daniela Tornato e Federico Piano hanno mostrato come la dealcolazione non possa essere affrontata da una sola prospettiva. Norme, tecniche di cantina, richieste del mercato e qualità del prodotto sono parti dello stesso percorso e richiedono un confronto costante tra imprese, ricerca e operatori del settore.



