Nel Castello di Barolo è stata presentata “Wineries of Italy – Piedmont. A Guide for Wine Travelers” la nuova guida in lingua inglese con cui Go Wine racconta il Piemonte attraverso le sue cantine, i vini, i paesaggi e la cultura dell’accoglienza.
La pubblicazione arriva nell’anno del venticinquesimo anniversario dell’associazione e amplia il progetto editoriale di “Cantine d’Italia” la guida che Go Wine dedica ogni anno a chi sceglie di conoscere i territori vitivinicoli partendo dai luoghi di produzione. Questa volta lo sguardo è rivolto in modo specifico ai viaggiatori stranieri che visitano il Piemonte, sempre più attratti non soltanto dalle grandi denominazioni, ma anche dalla possibilità di incontrare i produttori, entrare nelle cantine e costruire itinerari tra borghi, vigne e tavole del territorio.
Il volume conserva l’impostazione editoriale di “Cantine d’Italia” ma la sviluppa in una pubblicazione interamente dedicata alla regione. La cantina diventa il punto di partenza per leggere un territorio complesso, attraversato da identità diverse e da una storia vitivinicola che ha contribuito alla reputazione del vino italiano nel mondo.
La presentazione si è svolta nel Tempio dell’Enoturista, all’interno del Castello di Barolo, davanti a una platea di produttori, rappresentanti delle istituzioni e soci di Go Wine. A moderare l’incontro è stato Gioacchino Bonsignore, curatore di Tg5-Gusto, che ha guidato il confronto sullo sviluppo del turismo del vino e sulle competenze necessarie per accogliere un pubblico sempre più internazionale.
Sono intervenuti anche i giornalisti Alessandra Dal Monte, di Corriere della Sera Cook, e Roberto Fiori, de La Stampa. Al centro del dibattito, il ruolo dell’enoturismo nella promozione del Piemonte e l’importanza della formazione del personale che accompagna i visitatori durante degustazioni e visite aziendali.
A portare il punto di vista dell’alta ristorazione è stato Massimo Raugi, head sommelier e restaurant director di Villa Crespi, il ristorante tre stelle Michelin di Antonino Cannavacciuolo sul Lago d’Orta. Il suo intervento si è concentrato sul rapporto tra il vino italiano e il pubblico straniero, sempre più preparato, curioso e interessato a conoscere ciò che si trova dietro ogni bottiglia.
Al termine della conferenza, il cortile del castello ha ospitato una degustazione di circa cento vini provenienti da aziende presenti nella guida. Un passaggio dalla teoria all’assaggio che ha permesso di mettere a confronto territori, vitigni e stili produttivi rappresentativi della regione.
Duecento cantine e dodici territori da attraversare
“Wineries of Italy – Piedmont” raccoglie circa duecento cantine piemontesi, scelte non soltanto per la qualità della produzione, ma anche per la capacità di ricevere il visitatore e trasformare la visita in uno strumento di conoscenza.
Le aziende sono organizzate in dodici aree territoriali, pensate per facilitare la costruzione degli itinerari: Alto Piemonte, Barbaresco, Barolo, Canavese, Gavi, Langa, Monferrato, Moscato, Riviera del Monferrato, Roero, Derthona Timorasso e Verso le Alpi, sezione riservata alle realtà attive nelle valli occidentali della regione.
La suddivisione restituisce l’immagine di un Piemonte vitivinicolo molto più articolato rispetto ai suoi nomi più conosciuti. Accanto alle colline delle Langhe e alle terre del Barolo e del Barbaresco, trovano spazio le vigne dell’Alto Piemonte, le colline del Monferrato, il Roero, il territorio di Gavi, le aree del Canavese e le produzioni che si avvicinano all’arco alpino.
Ogni cantina dispone di una pagina dedicata, con informazioni sulla storia aziendale, sul contesto geografico, sulla produzione e sulle persone da contattare. Sono indicati anche i giorni e gli orari di apertura, le modalità di visita, i servizi disponibili, i percorsi di degustazione e le indicazioni utili per raggiungere l’azienda.
Quando forniti direttamente dai produttori, la guida riporta anche i costi delle visite, distinguendo tra una proposta di base e un percorso più completo. L’intento è permettere al viaggiatore di organizzare il soggiorno con maggiore consapevolezza, scegliendo in anticipo esperienze, tempi e formule più adatte ai propri interessi.
Il racconto non si limita ai dati pratici. Per ogni azienda vengono descritti il carattere del luogo, il rapporto con il paesaggio e gli elementi che possono rendere significativa la visita. Una sezione è dedicata ai vini, con l’indicazione dell’etichetta di riferimento e delle altre bottiglie utili per comprendere l’identità produttiva della cantina.
La valutazione è espressa in stelle, su una scala da uno a cinque, e prende in esame tre aspetti: il sito, l’accoglienza e i vini. In questo modo la guida non costruisce una semplice classifica enologica, ma considera l’intera esperienza offerta al viaggiatore, dal valore della produzione alla qualità della visita.
Dalla degustazione al soggiorno
Il viaggio proposto da Go Wine non termina davanti alle porte delle cantine. L’ultima parte del volume raccoglie indirizzi selezionati per dormire, mangiare e conoscere più da vicino il territorio: alberghi, strutture ricettive, ristoranti, osterie, enoteche e locali dedicati al gusto.
L’obiettivo è fornire uno strumento pratico per costruire un itinerario completo. Il lettore può scegliere un produttore, programmare una degustazione, visitare un paese, prenotare un pranzo o una cena e individuare una struttura in cui fermarsi prima di proseguire verso una nuova area vitivinicola.
La guida è pensata per essere consultata sia prima della partenza, durante la fase di organizzazione, sia una volta arrivati in Piemonte. Non propone soltanto etichette da assaggiare, ma luoghi da raggiungere, persone da incontrare e percorsi da seguire secondo il ritmo del viaggio.
È proprio questo taglio a distinguere “Wineries of Italy – Piedmont” dalle pubblicazioni concentrate prevalentemente sui punteggi o sulle recensioni dei vini. Il volume considera la cantina come uno spazio di relazione: luogo di lavoro e produzione, ma anche punto di accesso alla cultura, alla storia e alla geografia di una comunità.
Il destinatario è un pubblico internazionale composto da wine lover, operatori, appassionati e viaggiatori interessati a conoscere il vino italiano nei territori in cui nasce. La scelta della lingua inglese risponde alla crescita dei flussi stranieri e alla necessità di offrire informazioni chiare a chi desidera esplorare la regione senza limitarsi alle destinazioni più note.
Il Piemonte occupa da tempo una posizione centrale nell’immaginario enologico mondiale. Le grandi denominazioni, i vitigni autoctoni, la varietà dei paesaggi e la presenza di aziende storiche hanno costruito una reputazione solida. Negli ultimi anni, però, a questa identità produttiva si è affiancata una maggiore attenzione verso l’ospitalità, la qualità delle visite e la capacità di raccontare il vino a pubblici diversi.
La nuova guida di Go Wine fotografa proprio questa evoluzione. Le cantine non sono presentate soltanto come luoghi in cui acquistare o degustare bottiglie, ma come porte d’ingresso a un territorio. Ogni visita può diventare il primo capitolo di un itinerario che prosegue tra colline, città, ristoranti, dimore e paesi.
Con “Wineries of Italy – Piedmont. A Guide for Wine Travelers” Go Wine traduce venticinque anni di esperienza in una pubblicazione rivolta oltre i confini nazionali. Un progetto che affida alle cantine il compito di raccontare il Piemonte a chi arriva da lontano, offrendo strumenti concreti per orientarsi in una delle regioni vitivinicole più conosciute e complesse d’Italia.



