Ci sono ristoranti che finiscono per entrare nella geografia personale di un viaggio. Per noi Il Mecenate, a Lucca, è uno di questi: un indirizzo che frequentiamo da anni e al quale torniamo durante le vacanze per una cucina lucchese concreta, legata alle stagioni e ai produttori del territorio.
Il 2026 segna per il ristorante un anniversario importante: trent’anni di attività, dalla prima apertura a Gattaiola, nel 1996, fino all’attuale sede di via del Fosso, nel centro storico di Lucca. Un percorso che ha trovato riconoscimento anche nella guida Osterie d’Italia 2026 di Slow Food, che ha confermato al locale la Chiocciola.
Conoscendone bene la cucina, anche questa volta siamo tornati su alcuni piatti che negli anni hanno contribuito a rendere Il Mecenate una delle nostre soste abituali.
Tra questi ci sono i tordelli casalinghi lucchesi, uno dei piatti simbolo della cucina locale. Pasta ripiena, condimento generoso e una preparazione che porta direttamente nella tradizione gastronomica della città. Accanto, la bistecca alla fiorentina proveniente dall’Azienda Agricola Il Castello di Colle di Compito, altro piatto che nelle visite precedenti ci aveva lasciato un ricordo particolarmente positivo.
Ed è proprio la familiarità con il ristorante a rendere inevitabile il confronto con il passato. Negli ultimi anni abbiamo avvertito una lieve perdita di precisione rispetto alle prime esperienze e, durante quest’ultima visita, la sensazione è stata più evidente.
Sia i tordelli sia la bistecca sono arrivati con una cottura leggermente oltre il punto che ci aspettavamo. Un dettaglio tutt’altro che marginale, soprattutto quando si parla di preparazioni che richiedono attenzione proprio nell’esecuzione finale.
Nel caso della bistecca, avevamo richiesto una cottura precisa e il risultato non la rispettava pienamente. La qualità della carne, tuttavia, è riuscita in buona parte a compensare l’errore: saporita, succosa e con una materia prima evidente fin dal primo assaggio.
Nonostante la cottura più avanzata del previsto, è stata comunque una delle migliori bistecche alla fiorentina mangiate durante questa vacanza. Un giudizio che dice molto sulla qualità del prodotto utilizzato e, allo stesso tempo, rende ancora più evidente quanto una maggiore attenzione ai tempi avrebbe potuto valorizzarlo ulteriormente.
Anche i tordelli conservavano il carattere rustico e familiare che ricordavamo, pur mostrando la stessa mancanza di precisione nella cottura. È proprio su questi particolari che, quando si torna più volte nello stesso ristorante, si misura inevitabilmente la continuità della cucina.
Per chiudere abbiamo scelto il latte alla portoghese, dolce della cucina toscana dalla consistenza morbida e compatta, preparato con latte, uova e zucchero e completato dal caramello. Ricorda il crème caramel, ma appartiene a quella tradizione domestica di dessert essenziali che continua a trovare spazio nelle trattorie e nelle osterie della regione.
Il Mecenate rimane per noi uno degli indirizzi legati a Lucca e alla sua cucina. Trent’anni di attività, il rapporto con i produttori locali e la riconoscibilità dei piatti raccontano un locale con un’identità precisa.
Proprio perché lo frequentiamo da tempo, però, il giudizio non può limitarsi al ricordo delle visite migliori. La materia prima continua ad avere qualità, alcuni sapori restano quelli che ci hanno fatto tornare negli anni, ma questa volta è mancata un po’ di quella cura nell’esecuzione che avevamo sempre associato al ristorante.
Alla prossima visita ci piacerebbe ritrovarla. Non per nostalgia, ma perché quando un indirizzo diventa una consuetudine, sono spesso i dettagli a decidere se il piacere di tornare resta identico a quello della prima volta.











