I Giardini dei Musei Reali di Torino hanno accolto sabato 5 settembre la quinta edizione di Vendemmia Reale, appuntamento inserito nella Torino Wine Week e nel calendario diffuso del Salone del Vino Torino 2026. Oltre trenta realtà vitivinicole e più di 150 etichette hanno composto una panoramica che dall’arco alpino arrivava fino all’Etna, alternando banchi dei produttori, masterclass e incontri diretti con chi il vino lo segue dalla vigna alla bottiglia.
Il percorso è iniziato con la masterclass del Consorzio Tutela Valcalepio, dedicata al Valcalepio Rosso DOC, denominazione della provincia di Bergamo sviluppata nella fascia pedemontana compresa tra l’Adda e l’Oglio.
Alla base c’è l’incontro tra Merlot e Cabernet Sauvignon, osservato attraverso sei vini capaci di restituire annate e interpretazioni differenti. Nel calice si sono succeduti Locatelli Caffi 2024, Rosso del Lupo di Tosca 2024, Cantina Bergamasca 2022, Dionisio de Il Cipresso 2022, Bonaldi Cascina del Bosco 2022 e VR20 di Castello di Grumello 2020. Il confronto ha permesso di leggere l’evoluzione del taglio nelle diverse annate e il modo in cui ciascun produttore interpreta una denominazione ancora poco conosciuta dal grande pubblico rispetto ad altre aree lombarde.
Dalla Lombardia il percorso si è spostato verso l’Abruzzo, al banco di Cantina Tollo. Accanto a un Pecorino, particolare interesse ha suscitato Maiolica 2024, vino ottenuto dall’omonimo antico vitigno abruzzese e affinato con un passaggio in anfora. La Maiolica appartiene a quel patrimonio di varietà meno diffuse che negli ultimi anni diverse aziende stanno tornando a studiare e vinificare. Nel contesto di una manifestazione con decine di produttori, incontrare un’uva poco consueta ha offerto uno degli spunti più interessanti della serata, andando oltre le denominazioni e i vitigni maggiormente riconoscibili.
Il passaggio successivo ha portato in Sicilia, sulle pendici dell’Etna, attraverso i vini presentati da Salvatore Calì. Il primo calice è stato Fanciulla 2022, da Carricante, seguito da un bianco macerato ottenuto da più varietà e da un rosso costruito su Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Tre interpretazioni differenti per avvicinarsi a una viticoltura condizionata in maniera decisiva dall’altitudine, dal terreno vulcanico e dalle forti escursioni termiche. Anche in questo caso il valore dell’incontro stava soprattutto nella possibilità di passare dal vino al luogo da cui proviene, ascoltandone il racconto direttamente al banco.
Il ritorno in Piemonte ha aperto una sequenza altrettanto varia. Da Cascina Gilli sono arrivati Albugnano 549 2023 e una Freisa 2018, due vini che riportano l’attenzione su denominazioni e vitigni storici della provincia di Asti e dell’area collinare a nord-est di Torino.
Con Gianni Gagliardo l’assaggio si è spostato sul Nebbiolo attraverso Da Batiè 2023, mentre Cascina Melognis, realtà di Revello ai piedi del Monviso, ha proposto un Pinot Nero 2024. Da Flavio Baudana, infine, il calice scelto è stato uno Chardonnay 2025.
Il passaggio tra questi produttori ha mostrato bene uno degli aspetti più interessanti di Vendemmia Reale: la possibilità di muoversi senza un itinerario obbligato, affiancando territori molto noti ad aree meno raccontate e alternando vitigni autoctoni a varietà internazionali. A fare la differenza è stato anche il luogo. Con il calare della sera, i Giardini dei Musei Reali hanno assunto un ritmo diverso da quello di una tradizionale manifestazione enologica al chiuso. I banchi distribuiti negli spazi verdi, le luci e la musica hanno accompagnato un pubblico numeroso senza rendere difficili gli spostamenti o il dialogo con i produttori.












