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Greve in Chianti, dalla piazza del mercatale alle cantine sotterranee e alle mura di Montefioralle

Greve in Chianti è uno di quei luoghi nei quali la storia del vino non resta confinata nelle aziende agricole. Entra nella forma della piazza, nelle botteghe, nei sotterranei del centro e nelle strade che salgono verso Montefioralle. Durante il nostro percorso nel Chianti ci siamo fermati qui, partendo da Piazza Matteotti per poi scendere nelle Cantine Mirabilis, entrare nell’Antica Macelleria Falorni e raggiungere infine il piccolo abitato medievale che domina Greve dall’alto.

La prima tappa non poteva che essere Piazza Matteotti, riconoscibile per la forma triangolare e per le logge ad arco che seguono buona parte del perimetro. La sua struttura racconta ancora l’origine commerciale di Greve: il paese crebbe infatti attorno a un mercatale favorito dalla posizione lungo le vie di collegamento con Firenze e il Valdarno. L’attività mercantile è documentata da secoli e ancora oggi il sabato la piazza torna a ospitare il mercato.

Sotto i portici si susseguono enoteche, botteghe alimentari, ristoranti e negozi. Al centro si trova la statua dedicata a Giovanni da Verrazzano, mentre su uno dei lati si affaccia la Chiesa di Santa Croce. Più che un semplice spazio monumentale, la piazza conserva quindi la funzione attorno alla quale Greve si è sviluppata: un luogo di commercio e passaggio, oggi inevitabilmente legato anche all’enogastronomia.

Sotto Greve, la storia delle Cantine Mirabilis

A pochi passi dalla piazza siamo entrati nelle Cantine Mirabilis, e qui il percorso cambia completamente. Dal paese all’aperto si passa a una successione di ambienti sotterranei, corridoi, volte in mattoni e piccole stanze che appartengono alla storia vinicola di Greve molto prima della nascita dell’attuale enoteca.

Le cantine furono costruite nel 1893 da Ernesto Leproni. Nel 1906 vennero utilizzate dall’Unione Produttori Vino Chianti; nel 1913 passarono al Conte Emanuele Mirafiori d’Alba e successivamente, nel 1932, ai Fratelli Gancia di Canelli. Dopo altri passaggi di proprietà e un periodo di abbandono iniziato nel 1975, nel 1999 i locali furono acquistati dalla famiglia Bencistà Falorni, che li trasformò nell’enoteca attuale.

Conoscere questa successione rende gli spazi più interessanti: non sono sotterranei ricostruiti per evocare una cantina storica, ma locali nati e utilizzati realmente per il vino. Alcune delle piccole stanze servivano un tempo come tini per la raccolta delle uve e la struttura conserva ancora ampie volte in mattoni.

Oggi Cantine Mirabilis raccoglie più di mille etichette e mette a disposizione oltre cento vini in degustazione attraverso i sistemi Enomatic. La selezione parte naturalmente dalla Toscana e dal Chianti Classico, ma comprende anche altre aree italiane, bollicine, vini da dessert e differenti tipologie.

È proprio il sistema di degustazione a rendere la visita particolarmente libera. Si può scegliere autonomamente cosa provare, passando da un Chianti Classico a una Riserva, da una Gran Selezione ad altri vini toscani o italiani, senza essere necessariamente vincolati a un percorso prestabilito.

Per chi vuole orientarsi tra stili e denominazioni è un modo diretto per mettere più calici a confronto. E la dimensione degli spazi permette di farlo senza perdere il carattere della vecchia cantina nella quale ci si trova.

Falorni, una macelleria che attraversa due secoli

Tornati in Piazza Matteotti, basta spostarsi di pochi passi per incontrare un altro nome strettamente legato a Greve: Antica Macelleria Falorni.

La storia della famiglia nel mestiere della carne comincia nel 1806, quando Lorenzo di Angelo Falorni trasformò l’osteria di famiglia in una macelleria. La bottega che ancora oggi si affaccia sulla piazza arrivò qualche decennio dopo: nel 1844 il nipote Giuseppe di Michele Falorni si trasferì a Greve e aprì l’attività negli stessi locali nei quali si trova tuttora.

Entrando, la dimensione storica non ha bisogno di molte spiegazioni. Prosciutti e salumi appesi, banchi, scaffali e arredi costruiscono un ambiente che è diventato parte dell’immagine stessa del paese. Finocchiona, salami e prosciutti raccontano un’attività familiare che ha attraversato generazioni e che si è sviluppata insieme alla vocazione gastronomica di Greve.

Non è necessario fermarsi soltanto per acquistare. Vale la pena entrare anche per osservare come una bottega nata nell’Ottocento continui a occupare il proprio spazio originario in una piazza che, a sua volta, è nata dal commercio.

Da Greve a Montefioralle

Lasciato il centro, siamo saliti verso Montefioralle, che si trova poco sopra Greve.

Se Greve ruota attorno alla piazza, alle botteghe e ai passaggi, Montefioralle è raccolto intorno alla struttura dell’antico insediamento fortificato. Il paese, inserito tra I Borghi più belli d’Italia, si è sviluppato ad anello attorno al cassero secondo una pianta ellittica; la cinta muraria è ancora in parte conservata e comprende resti delle antiche torri, successivamente inglobate nelle abitazioni.

Il percorso segue il perimetro dell’antico castello tra strade lastricate, archi, muri in pietra e case disposte molto vicine tra loro. Le dimensioni sono ridotte e proprio per questo non serve costruire un itinerario complicato: si può seguire la strada che gira attorno alla parte più alta, deviare nei piccoli passaggi laterali e fermarsi nei punti da cui lo sguardo scende sulle colline.

Il nome originario era Monteficalle, probabilmente legato ai fichi che crescevano nei campi attorno al castello. Le fonti turistiche regionali ricordano inoltre la tradizione che lega il paese alla famiglia di Amerigo Vespucci, anche se è più prudente considerarla una memoria locale piuttosto che trasformarla in una certezza biografica.

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