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The Others Art Fair torna a Torino: 53 espositori, installazioni e videoarte al Parcheggio Lancia, 29 ottobre – 1° novembre 2026

Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, The Others Art Fair torna a Torino per la sua quindicesima edizione, portando negli spazi del Parcheggio Lancia, in piazzale Chiribiri, 53 espositori tra gallerie, realtà indipendenti, associazioni non profit, artist-run space, home gallery e progetti editoriali. Quattro giorni dedicati all’arte contemporanea, con proposte provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero, dalla Spagna al Portogallo, dalla Germania alla Slovacchia, fino al Perù.

La fiera si inserisce nel calendario della Torino Art Week e sceglie ancora una volta una sede diversa dai consueti spazi espositivi. Quest’anno sarà il piano terra del Parcheggio Lancia, nel quartiere Borgo San Paolo, ad accogliere le opere, i progetti speciali e gli appuntamenti del programma culturale. La struttura, con la sua architettura industriale e la caratteristica rampa elicoidale, diventerà per quattro giorni un luogo dedicato alla ricerca artistica.

La scelta della sede è legata anche al tema individuato dal direttore artistico Lorenzo Bruni: Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio. Un riferimento alla funzione originaria del parcheggio, dove le persone si fermano soltanto per un periodo limitato, ma anche al tempo necessario per osservare un’opera, comprenderne i materiali e interrogarsi su ciò che rappresenta.

Dal 2011 The Others dedica particolare attenzione agli artisti emergenti e alle realtà che lavorano al di fuori dei circuiti espositivi più consolidati. La selezione 2026 mantiene questa impostazione, affiancando gallerie già conosciute a spazi più recenti, collettivi e progetti che utilizzano pittura, fotografia, scultura, tessile, collage e installazioni.

La direzione curatoriale è affidata a un Board internazionale composto da Lorenzo Bruni, direttore artistico della manifestazione e coordinatore del gruppo, dalla curatrice e storica dell’arte slovacca Lýdia Pribišová, da Elisabetta Roncati, conosciuta sui social come @artnomademilan e responsabile del Public Programme, e dal curatore e artista cubano Leonardo Salgado.

Accanto agli spazi espositivi, il calendario comprenderà performance, talk e interventi appositamente selezionati, con particolare attenzione alla sperimentazione e alle nuove generazioni.

Dalla materia alla memoria, le ricerche delle gallerie

Tra i progetti annunciati emerge un interesse per i materiali, per le modificazioni del paesaggio e per il rapporto tra esperienza individuale e vicende collettive. Molte opere si sviluppano attraverso tecniche miste, accostando procedimenti manuali, fotografia, elementi naturali e interventi pittorici.

La Galleria Forni di Bologna presenta L’OrMa, nome d’arte di Lorenzo Mariani, e Giovanni Mercatelli. Il primo lavora sulla scultura utilizzando carta, ceramica ed elementi naturali, introducendo movimento, luce e suono in composizioni che superano l’idea tradizionale di oggetto statico. Mercatelli, invece, combina pittura, fotografia e collage, costruendo immagini nelle quali ricordi e frammenti del presente vengono rielaborati attraverso sovrapposizioni visive.

Dal Perù arriva Bloc Art Perù, con sei artisti impegnati in una ricerca che attraversa memoria, identità e cambiamenti sociali. Cristias Rosas, Luna Dannon, Steven Fridman e Daniela Marin, insieme a Verónica Penagos e Luciana Espinar, che presentano una collaborazione, utilizzano fotografia, pittura, scultura e disegno per affrontare questioni legate alla corporeità, alle eredità culturali e alle esperienze personali.

La Colombo’s Gallery di Milano riunisce invece quattro artisti. 108 e Bertrand Loubé lavorano sull’astrazione, alternando forme organiche e geometrie; Max Rohr presenta dipinti a olio incentrati sulla figura, mentre Iryna Maksymova impiega tessuti e carta per sviluppare composizioni nelle quali il corpo umano assume un ruolo centrale.

Un altro nucleo della fiera riguarda l’ambiente e il rapporto tra arte e ricerca scientifica. La Galleria FABER di Roma porta il lavoro di Roberto Ghezzi, artista che da anni studia i processi naturali e le modificazioni della materia. Il suo Greenland Project, sviluppato tra il 2022 e il 2023, prende in esame lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e il ruolo della Chlamydomonas nivalis, un’alga capace di influire sui fenomeni di fusione delle superfici innevate. Il progetto sarà affiancato dalle fotografie realizzate in Nepal per The Mountain’s Eyes nel 2024 e dalle Naturografie, opere ottenute attraverso processi nei quali gli agenti naturali intervengono direttamente sulla formazione dell’immagine.

L’Arteria Art Gallery di Barcellona propone tre artisti che utilizzano la pittura per affrontare questioni ambientali e sociali. Samantha Torrisi si concentra sulla crisi ecologica, Carlos Enfedaque sulle rappresentazioni e sulla visibilità queer, mentre Pilarcho Art affronta la persistenza delle strutture patriarcali. Tre ricerche distinte che attribuiscono alla figurazione una funzione critica, portando sulla superficie pittorica temi legati alla società contemporanea.

Con LUMBRE, galleria di Madrid, l’attenzione si sposta sulla percezione dello spazio. Maru Cantos costruisce composizioni di forme e colori la cui lettura dipende anche dalla posizione dell’osservatore. Marta Gálvez-Cañero Arrazola utilizza il collage per ricomporre immagini e frammenti, modificandone le relazioni originarie, mentre Susana Delgado fotografa paesaggi nei quali l’intervento umano e il trascorrere del tempo hanno lasciato tracce visibili.

La galleria slovacca ŠOPA presenta Ráchel Jutka, che combina pittura, fotografia e tessile. Le sue opere nascono dall’elaborazione di frammenti visivi e gesti pittorici, con superfici stratificate nelle quali l’immagine si modifica attraverso l’accumulo dei materiali.

Dal Portogallo, la galleria Carrasco di Lisbona porta tre artiste che intervengono su supporti differenti. Carmen Castañeda esplora le possibilità del ricamo, modificando densità, colori, dimensioni e tecniche esecutive. Luísa Ramires lavora con la fotografia digitale e la stampa su tela, mentre Paloma López sperimenta l’uso del cemento, al quale aggiunge pittura, adesivi e cuciture. Il risultato è una serie di superfici che assumono caratteristiche proprie sia dell’immagine sia dell’oggetto.

Anche la Galleria Fidanda, attiva in Toscana, presenta due ricerche che affrontano il tempo e i cambiamenti della materia. Asya Dell’Omodarme impiega elementi naturali e artificiali, immagini scientifiche e materiali eterogenei per osservare le trasformazioni degli organismi viventi. Andrea Luschi parte invece da episodi quotidiani, ricordi e situazioni familiari, che rielabora in pittura attraverso composizioni volutamente instabili, nelle quali la memoria non viene restituita come una rappresentazione fedele del passato.

La riflessione sulla sosta proposta dalla direzione artistica trova un’interpretazione specifica nello stand di A.MORE Gallery di Milano, con quattro artisti e tre differenti approcci al tempo dell’immagine. Aldo Salucci lavora sull’istante e sulla percezione del movimento; Thorbjørn Bechmann e Neill Wright affrontano le incertezze dello sguardo e della percezione; Vittorio Valiante utilizza invece la pittura per soffermarsi su dettagli e immagini che richiedono un’osservazione prolungata.

Da Torino, Black Effect Gallery presenta Bless Hirwa, artista originario del Ruanda, e il nigeriano Oluwatobiloba Fasalejo. Nei lavori di Hirwa, le figure semi-astratte emergono da superfici stratificate, attraverso le quali vengono rappresentate relazioni ed esperienze di vicinanza. Fasalejo predilige ambienti interni e scene raccolte, con figure umane spesso isolate in spazi silenziosi. La galleria porterà inoltre una selezione di opere di Samira Miché.

La presenza di queste ricerche offre una lettura articolata della proposta espositiva, nella quale la pittura continua a occupare uno spazio importante, accanto alla crescente attenzione verso materiali non convenzionali, tecniche artigianali e procedimenti che coinvolgono direttamente i fenomeni naturali.

Una novità della quindicesima edizione riguarda inoltre il maggiore spazio riservato all’editoria d’arte. Saranno presenti 89Books, 99 Objects – PetriPaselli, Il Filo di Partenope, Juliet Editrice, Kunstanstifter Verlag GmbH & Co. KG e Maschietto Editore, con libri d’artista, pubblicazioni indipendenti e progetti legati alla produzione culturale contemporanea. La sezione comprenderà anche proposte editoriali dedicate all’infanzia, ampliando il pubblico della manifestazione e introducendo modalità differenti per avvicinarsi alle immagini, alla lettura e alla creazione artistica.

Le open call: installazioni fuori scala e dieci progetti di videoarte

Una parte importante del programma 2026 nasce dalle due open call internazionali promosse da The Others, rivolte rispettivamente agli interventi di grande formato e alla ricerca video delle nuove generazioni.

Expanded Grounds – Opere fuori scala per uno spazio di sosta è dedicata a installazioni, sculture e lavori multidisciplinari pensati per occupare e modificare temporaneamente gli ambienti del Parcheggio Lancia. Le opere selezionate saranno parte dell’allestimento della fiera, utilizzando le caratteristiche architettoniche della sede come elemento del progetto.

Sono cinque le proposte vincitrici. Cocis Ferrari, presentato da BI-BOx, partecipa con Tana libera tutti; Aria Ixchel Zamora Morales, con Max-y Gallery, propone Non-Dualità; Andrea Cerruto, rappresentato da Lo Magno, porta Le Bateleur. Completano la selezione Marco Campori, conosciuto come El Gato Chimney, con Untitled per Colombo’s Gallery, e Federica Sutti, presentata da Art 4 Women, con Yes Man Office.

La scelta di dedicare una sezione a opere di grandi dimensioni è particolarmente legata alla sede di quest’anno. Il parcheggio offre infatti spazi che permettono di lavorare su proporzioni e modalità di allestimento differenti da quelle abitualmente disponibili negli stand fieristici.

La seconda open call, Digital-Craft Journey, riguarda invece la videoarte ed è rivolta a studenti e studentesse delle Accademie di Belle Arti e degli istituti AFAM. I dieci progetti selezionati provengono da scuole e università italiane e comprendono lavori che affrontano la memoria, il corpo, il tempo e l’esperienza dello spazio attraverso l’immagine in movimento.

Dall’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino arrivano Matteo Bonino con Cadavere squisito e Lorena Santamaria con Alcune cose durano tanto tempo. L’Accademia di Belle Arti di Bologna sarà rappresentata da Eleni Kougioumoutzaki con Periplanisi, Apotipomata, Fygi (Vagabondaggio, Impronte, Partenza), mentre dall’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia provengono Gioia D’Ostilio, autrice di Accumulo Ritardo, e Asimenia Galani, con Happy Days: inverse.

L’Accademia di Belle Arti di Roma partecipa con Simone Martinotta e il progetto Monade. Da Firenze arriva Sofia De Franceschi con (s)confinamento, mentre Massimiliano Mollame e Claudia Tossani, dell’Accademia di Belle Arti di Catania, firmano insieme Peso Specifico.

Completano la selezione Shuhan He, della NABA di Milano, con Elsewhere, e Veronica Buono, dell’Università Iuav di Venezia, con Il Velo.

Con questi dieci lavori, The Others riserva uno spazio specifico alla produzione degli studenti, inserendola nello stesso programma delle gallerie e dei progetti espositivi. Una scelta che permette ai giovani autori di presentare i propri lavori a collezionisti, curatori, professionisti del settore e visitatori della fiera.

Le due open call avranno caratteristiche molto differenti: Expanded Grounds interverrà sulla dimensione fisica della sede attraverso installazioni e opere di grande formato, mentre Digital-Craft Journey sarà dedicata alle possibilità espressive del video e dell’immagine in movimento.

A completare le quattro giornate saranno gli appuntamenti del Public Programme, coordinato da Elisabetta Roncati, con performance e incontri dedicati alle pratiche artistiche contemporanee.

The Others Art Fair sarà visitabile da giovedì 29 ottobre, dalle 16 alle 22, e da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre, dalle 11 alle 21, al Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, a Torino.

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