Il futuro del Nizza DOCG non dipende soltanto dal lavoro svolto nei vigneti e in cantina, ma anche dalla capacità di raggiungere nuovi consumatori e trovare spazio nella ristorazione. È uno dei temi affrontati da Davide Canina, sommelier e produttore, durante la settima edizione de Il Nizza È, che dal 3 al 5 ottobre 2026 ha riunito a Nizza Monferrato produttori, operatori e appassionati per tre giornate dedicate alla denominazione.
La manifestazione, organizzata dall’Enoteca Regionale di Nizza Monferrato, ha proposto a Palazzo Crova oltre 120 etichette di Nizza DOCG, distribuite in sei banchi d’assaggio dedicati alle diverse aree produttive. Ospite dell’edizione 2026 il Collio, presente con 17 vini selezionati dal Consorzio Tutela Vini Collio.
Tra gli appuntamenti, la tavola rotonda del 3 ottobre, ospitata nell’ex Chiesa della Santissima Trinità, ha approfondito il cambiamento climatico e le sue conseguenze sulla viticoltura, sulle caratteristiche dei vini e sul mercato. Al confronto hanno partecipato rappresentanti dei consorzi, esperti del settore e produttori, tra cui Davide Canina, che ha portato l’attenzione soprattutto sulle fasi successive alla produzione.
Il Nizza DOCG, riconosciuto come denominazione autonoma nel 2014, nasce esclusivamente da uve Barbera coltivate in 18 comuni della provincia di Asti. La produzione è riservata ai vigneti collinari e prevede almeno 18 mesi di invecchiamento, di cui sei in legno, che salgono rispettivamente a 30 e 12 mesi per la versione Riserva.
Negli anni, il lavoro delle aziende ha permesso alla denominazione di affermarsi come una delle espressioni più importanti della Barbera piemontese. La qualità raggiunta, tuttavia, non garantisce automaticamente una presenza adeguata nelle carte dei vini o una conoscenza approfondita da parte del pubblico.
È proprio su questo passaggio che si è concentrata la riflessione di Canina. La valorizzazione di un vino non termina con l’imbottigliamento: prosegue attraverso la distribuzione, la selezione delle etichette da parte dei ristoratori e il rapporto tra il personale di sala e il cliente.
Una carta dei vini ben costruita può offrire maggiore visibilità a una denominazione, ma è altrettanto importante il ruolo di chi accompagna il cliente nella scelta. Conoscere le caratteristiche del Nizza, saperne spiegare le differenze tra produttori, annate e vigneti, proporlo nel contesto gastronomico più adatto sono aspetti che possono incidere concretamente sulla sua diffusione.
Davide Canina conosce bene queste dinamiche. Ingegnere di formazione, ha intrapreso il percorso professionale nel mondo del vino diventando sommelier e lavorando successivamente nella ristorazione di alto livello. Dal 2014 ha seguito le carte dei vini di diversi ristoranti stellati piemontesi, tra cui I Due Buoi ad Alessandria, Osteria Arborina a La Morra e Locanda del Sant’Uffizio a Cioccaro di Penango.
All’esperienza nella ristorazione ha affiancato quella produttiva. Nel 2019, insieme a Monica Pedrotto, ha avviato I Parcellari, progetto sviluppato con i Produttori di Govone e dedicato alla selezione di singoli appezzamenti vitati nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato. Il lavoro si concentra sulle caratteristiche dei vigneti e sulle differenze che possono emergere anche all’interno della stessa area produttiva.
Questo percorso professionale gli permette di affrontare il rapporto tra produttori e ristorazione conoscendo le esigenze di entrambi. Chi produce deve confrontarsi con costi, vendemmie e scelte di affinamento; chi lavora in sala deve invece considerare il prezzo della bottiglia, le preferenze dei clienti, gli abbinamenti e la composizione della carta.
Il cambiamento dei consumi e il ruolo dei ristoranti
Un altro punto affrontato durante l’incontro riguarda l’evoluzione del consumo di vino, spesso interpretata attraverso il progressivo allontanamento delle generazioni più giovani.
Il calo dei consumi non può essere spiegato semplicemente con una perdita di interesse. Stanno cambiando le abitudini, i luoghi frequentati e le modalità con cui le persone scelgono di bere vino. Il ristorante rimane importante, ma non rappresenta più l’unico ambiente nel quale un produttore può entrare in contatto con il proprio pubblico.
A modificarsi sono anche le aspettative dei consumatori. La scelta di una bottiglia può dipendere dal prezzo, dall’occasione, dalla curiosità verso un territorio o dalla disponibilità a provare qualcosa di diverso dalle etichette già conosciute. Nella ristorazione, il sommelier può svolgere una funzione importante, soprattutto quando riesce a proporre vini meno conosciuti senza limitarsi alle denominazioni più richieste. Presentare il Nizza attraverso il vitigno, le caratteristiche dei vigneti e le differenti interpretazioni dei produttori può aiutare il cliente a comprenderne meglio il valore.



