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AIS Torino a Rocchetta Tanaro: la storia di Braida tra Barbera, cantina e Wine Resort, 20 giugno 2026

Dalla Monella, Barbera vivace e frizzante, al Bricco dell’Uccellone, uno dei vini che hanno cambiato la storia dell’enologia piemontese. A Rocchetta Tanaro, nell’Astigiano, la famiglia Bologna ha costruito attorno alla Barbera un percorso che attraversa oltre sessant’anni di vendemmie, sperimentazioni e scelte produttive. Sabato 20 giugno 2026, AIS Torino ha dedicato una giornata alla scoperta di Braida di Giacomo Bologna, visitando il Wine Resort, la cantina storica e approfondendo attraverso la degustazione le diverse espressioni del vitigno.

Ad accogliere il gruppo è stata Raffaella Bologna, insieme al team dell’azienda, che ha accompagnato i partecipanti durante l’intera giornata, tra racconti di famiglia, approfondimenti sulla produzione e assaggi.

La visita è iniziata sulla collina dell’Asinara, dove sorge il Braida Wine Resort, ricavato dal recupero dell’antica Cascina San Bernardo. L’edificio, affacciato sulle colline del Monferrato e sui vigneti che circondano la proprietà, è stato trasformato in una struttura dedicata all’ospitalità enoturistica, con sette camere e spazi per degustazioni e soggiorni.

L’aperitivo all’aperto ha permesso di conoscere questo progetto, nato dalla volontà della famiglia Bologna di affiancare all’attività vitivinicola anche l’accoglienza. Qui gli ospiti possono soggiornare tra le vigne, conoscere i vini e raggiungere in pochi minuti la cantina storica nel centro di Rocchetta Tanaro.

Proprio intorno al resort si trovano i vigneti da cui nasce Curej, Barbera d’Asti DOCG che prende il nome dal soprannome delle famiglie che abitavano questa zona. La prima vendemmia risale al 2019. La collina dell’Asinara, caratterizzata da una buona altitudine e da una ventilazione costante, è stata scelta per produrre una Barbera dal carattere più fresco e immediato rispetto alle etichette storiche destinate a lunghi affinamenti.

La vicenda di Braida comincia però molto prima. Per ripercorrerla, il gruppo di AIS Torino si è trasferito nella cantina di via Roma, dove sono custodite le origini dell’azienda.

Giacomo Bologna e la Barbera che ha cambiato il Monferrato

Il nome Braida deriva dal soprannome di Giuseppe Bologna, padre di Giacomo, che lo aveva ricevuto sui campi di pallone elastico, il popolare balon piemontese. Insieme al soprannome, Giuseppe trasmise al figlio anche una vigna di Barbera, dalla quale sarebbe nata un’avventura destinata a lasciare un segno nella viticoltura italiana.

Nel 1961 Giacomo Bologna imbottigliò la prima annata de La Monella, Barbera del Monferrato frizzante che ancora oggi conserva il carattere vivace delle sue origini. Fu il primo passo di un lavoro che negli anni successivi avrebbe modificato profondamente la reputazione di un vitigno a lungo considerato soprattutto adatto ai vini di consumo quotidiano.

La svolta arrivò con la vendemmia 1982, quando nacque il Bricco dell’Uccellone. Giacomo Bologna decise di puntare sulla selezione delle migliori uve, sulla riduzione delle rese in vigneto e sull’affinamento in barrique di rovere francese, una scelta allora poco diffusa per la Barbera.

Il risultato dimostrò che l’acidità naturale del vitigno, sostenuta da una maggiore concentrazione e da un affinamento accurato, poteva dare origine a vini strutturati, complessi e capaci di evolvere nel tempo. Il Bricco dell’Uccellone contribuì così ad aprire nuove prospettive per la Barbera d’Asti, diventando uno dei riferimenti della produzione piemontese. Anche il nome del vino conserva un episodio della vita di paese. L’Uccellone era il soprannome attribuito a una donna che abitava nei pressi del vigneto, riconoscibile per il naso pronunciato e per l’abitudine di vestirsi di nero.

A questa etichetta si aggiunsero il Bricco della Bigotta, nato nel 1985, e Ai Suma, prodotto per la prima volta nel 1989 da una vendemmia tardiva di Barbera, una decisione che Giacomo prese contro il parere di molti. L’espressione piemontese Ai Suma, ovvero “ci siamo”, fu pronunciata dallo stesso produttore dopo aver assaggiato il vino.

Oggi il progetto di famiglia prosegue con i figli Raffaella e Giuseppe Bologna, mentre anche la quarta generazione ha iniziato a partecipare alla vita dell’azienda.

Durante la visita, i soci di AIS Torino hanno attraversato gli ambienti di vinificazione, la bottaia e la barricaia, approfondendo le scelte che distinguono i vini della casa. Il confronto ha riguardato in particolare l’impiego dell’acciaio e del legno, i tempi di maturazione e il ruolo delle diverse tipologie di contenitori nell’evoluzione della Barbera.

Il pranzo con i vini Braida, dalla Monella ad Ai Suma

A completare la giornata è stato il pranzo curato dal ristorante Il Cascinalenuovo, con un menu di piatti piemontesi accompagnati da una selezione di vini della cantina.

Il percorso si è aperto con La Monella 2025, Montebruna 2022 e Il Bacialé 2019. Tre etichette dalle caratteristiche differenti: la prima è una Barbera del Monferrato frizzante, la seconda una Barbera d’Asti DOCG, mentre Il Bacialé è un Monferrato Rosso DOC che, nell’annata 2019, affianca alla Barbera altre varietà, tra cui Pinot Nero, Merlot e Cabernet.

Uno degli abbinamenti centrali del pranzo è stato quello tra gli agnolotti del plin e il Bricco dell’Uccellone 2022, una delle annate più recenti del vino che ha segnato la storia di Braida.

Con i formaggi piemontesi è arrivato Ai Suma 2021, Barbera d’Asti da vendemmia tardiva, nata da una lavorazione che concentra maggiormente le caratteristiche dell’uva e richiede tempi di affinamento prolungati.

Per il dessert è stato servito il Brachetto d’Acqui 2025, vino aromatico ottenuto dall’omonimo vitigno, la cui presenza nella produzione della famiglia Bologna risale agli anni Sessanta.

In chiusura, la grappa invecchiata di Bricco dell’Uccellone 2020, ottenuta dalle vinacce di uno dei vini più rappresentativi della cantina.

La degustazione ha permesso ai partecipanti di AIS Torino di confrontare annate e tipologie diverse, osservando come la Barbera possa esprimersi attraverso vinificazioni, tempi di affinamento e scelte produttive molto differenti. Dalla collina dell’Asinara alla cantina di via Roma, la visita ha ripercorso anche la storia della famiglia Bologna. Il Wine Resort e i vigneti di Curej raccontano gli investimenti più recenti, mentre le botti della cantina storica e le etichette nate da Giacomo Bologna conservano la memoria di una stagione decisiva per la Barbera piemontese.

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