A Venegazzù, nel Montello trevigiano, a circa 50 chilometri da Venezia, la storia di Loredan Gasparini attraversa secoli di viticoltura, famiglie nobili, intuizioni enologiche e un territorio che ha costruito la propria reputazione attorno ai rossi di carattere e all’Asolo Prosecco Superiore DOCG.
Il valore vinicolo di questa zona era riconosciuto già nel 1371. Ai tempi della Serenissima, i vini di Venegazzù venivano indicati dalla Repubblica di Venezia come meliora, superiori rispetto a quelli di altre aree. Un riconoscimento antico, poi sostenuto dalla famiglia Spineda, presente sul territorio per quasi cinquecento anni e decisiva nello sviluppo della viticoltura locale.
A ricordare quel lungo percorso c’è ancora oggi la villa di stile palladiano costruita a metà Settecento, divenuta anche immagine identitaria di alcune etichette di Loredan Gasparini. La fase moderna dell’azienda è legata però al Conte Piero Loredan, discendente del Doge di Venezia Leonardo Loredan, che comprese il potenziale di vitigni come Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec. Fu lui a portare dalla Francia le barbatelle che ancora oggi compongono il Vigneto delle Cento Piante, nucleo storico della produzione.
Da quella visione sono nati vini destinati a diventare punti di riferimento per appassionati e collezionisti. Dal 1972 l’azienda è guidata da Giancarlo Palla, che ha consolidato il ruolo dei grandi rossi di Venegazzù e accompagnato il riconoscimento della sottozona, oggi considerata un cru all’interno della denominazione Montello.
Il contributo della famiglia Palla è stato rilevante anche per l’Asolo Prosecco Superiore DOCG, prodotto già dalla metà degli anni Settanta. L’azienda conserva ancora la prima fascetta di Stato della denominazione, testimonianza del lavoro svolto per il suo riconoscimento.
Negli anni Novanta a Giancarlo si è affiancato Lorenzo Palla, dopo un percorso di conoscenza nelle principali aree enologiche del mondo. Il suo ingresso ha portato una nuova prospettiva, orientata a una viticoltura più attenta all’equilibrio della pianta, del suolo e dell’ambiente. Nel 2001 la famiglia ha scelto di investire anche nel Collio Goriziano, acquistando Ronco Blanchis, tenuta dedicata ai grandi bianchi. Loredan Gasparini e Ronco Blanchis aderiscono alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di cui condividono l’impostazione produttiva e il legame diretto con la terra.
L’anima di Loredan Gasparini resta però legata ai grandi rossi di Venegazzù, dove la cantina ha sede da sempre. Il territorio, riconosciuto come unico cru della denominazione Montello all’inizio di questo secolo e già elogiato da Luigi Veronelli, è segnato da suoli argillosi, scuri, ricchi di ferro e componenti minerali. Sono condizioni che permettono a Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec di esprimersi con profondità, struttura e capacità di invecchiamento.
La vigna storica, impiantata nel 1946 e conosciuta come Vigna delle 100 piante, è un piccolo archivio vivente di biodiversità. Ancora oggi dà le uve destinate al Capo di Stato, DOC Venegazzù Montello Superiore, il vino che Charles De Gaulle, durante un pranzo ufficiale all’Hotel Gritti di Venezia, confuse con un grande Bordeaux.
Il Capo di Stato porta un’etichetta d’autore firmata da Tono Zancanaro, realizzata in due versioni. Una raffigura una figura femminile, la Dea del Vino, ed è utilizzata solo in momenti speciali; l’altra ritrae un Bacco con le rose ed è la versione abituale. Ancora oggi, quando viene eletto un nuovo Presidente della Repubblica Francese, l’azienda gli invia un cofanetto con due bottiglie vestite dalle due etichette.
Primo vino del Montello a essere esportato e conosciuto nel mondo, il Capo di Stato è diventato un simbolo dell’enologia italiana. La sua forza sta nella capacità di unire corpo, freschezza e acidità, con una trama intensa e complessa, sostenuta da potenza, tensione ed eleganza.
Tra i progetti più recenti c’è Spineda, Merlot in purezza proveniente da un appezzamento che già nelle mappe napoleoniche risultava indicato come vigneto. Il nome rende omaggio alla famiglia Spineda, che dal Cinquecento contribuì allo sviluppo viticolo di Venegazzù. L’etichetta riproduce il mappale ottocentesco in cui compare il vigneto, allora parte della proprietà familiare.
La parcella, estesa per due ettari, produce soltanto un chilo d’uva per pianta, scelta che concentra il carattere del frutto in ogni grappolo. Spineda si apre al naso con discrezione, poi cresce in profondità, con tensione e potenza, senza perdere finezza.
Accanto a Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, un posto speciale spetta al Malbec, vitigno caro a Giancarlo Palla. Conosciuto con nomi diversi — Auxerrois a Cahors, in Francia, da dove proviene, ma anche Pressac o Cot nella Valle della Loira e Malbec nell’area di Bordeaux — è coltivato in azienda dagli anni Quaranta.
La produzione dei rossi comprende anche altre etichette, tra cui il Venegazzù, uno dei primi esempi di taglio bordolese prodotti in Italia, arrivato sul mercato già negli anni Cinquanta.
L’azienda si trova inoltre nell’area dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG, denominazione alla quale Giancarlo Palla ha dato un contributo diretto. Il suo interesse per le bollicine risale al 1975, con l’impianto delle prime viti di Glera nella Tenuta di Giavera, acquistata l’anno precedente.
La passione di Giancarlo per lo Champagne lo portò anche a essere il primo importatore in Italia della Maison Drappier. Convinto che il Montello avesse le caratteristiche adatte per grandi spumanti, si recò alla Scuola Enologica di Épernay per chiedere il nome di uno chef de cave a cui affidarsi per una consulenza. La prima bottiglia di Metodo Classico dell’azienda porta il millesimo 1976.
Lo stesso impegno accompagnò il percorso verso il riconoscimento dell’Asolo Prosecco. A Giancarlo Palla fu assegnata la fascetta di Stato numero 1, la prima emessa per la denominazione.
Tra le etichette più particolari c’è la Cuvée Indigena, nata nel 2011. È un Asolo Prosecco Superiore DOCG che cambia volto a seconda dell’annata. Vinificata e spumantizzata con fermentazione spontanea, che può durare fino a otto mesi, evolve in modo naturale: alcuni anni si presenta come Extra Brut, altri come Extra Dry. Tutti gli Asolo Prosecco Superiore DOCG dell’azienda sono prodotti con lieviti indigeni ricavati dal ceppo Loredan Gasparini.
Il Montello è storicamente legato alla vite. Nel 1590 lo storico Bonifacio, nella sua Historia Trevigiana, scriveva: “Ha il contado di Trevigi boschi utili per molte legne e per la caccia… I terreni producono (…) vini buonissimi ed il migliore è quello della riviera del Montello”.
La qualità dei vini nasce da terreni argillosi ricchi di ferro, responsabile del colore rosso del suolo, e da componenti minerali importanti per la vite. Venegazzù è l’unico cru della denominazione e l’unico territorio che può essere indicato in etichetta. Il microclima è segnato dalle escursioni termiche legate alla posizione ai piedi della collina, mentre la formazione geologica distingue l’area da quelle circostanti. Questi elementi hanno portato, all’inizio degli anni Duemila, al riconoscimento di Venegazzù come unica sottozona della denominazione, attraverso la modifica del disciplinare.
Della qualità di questi vigneti era convinto anche Luigi Veronelli, che negli anni Settanta amava “camminare le vigne di Venegazzù”.
Alla tenuta storica si affianca quella collinare di Giavera del Montello, acquistata negli anni Settanta. Situata tra i 150 e i 290 metri sul livello del mare, sulle pendici del Montello, gode di un clima sempre ventilato, utile a prevenire le gelate e a prolungare il ciclo vegetativo della vite rispetto ad altre zone. La maturazione lenta delle uve favorisce l’espressione aromatica e, allo stesso tempo, preserva l’acidità. I suoli sono acidi, ricchi di calcio, ferro e magnesio.
Oggi l’azienda conta 60 ettari complessivi, divisi in parti uguali tra Venegazzù e Giavera.
La gestione dei vigneti è impostata sul rispetto della pianta. Già negli anni Novanta, con la consulenza dei “preparatori d’uva” Simonit e Sirch, furono introdotte una gestione accurata del legno e potature meno invasive. Con l’arrivo dell’agronomo Matteo Morona, nel 2013, il percorso verso una viticoltura naturale ha trovato una forma più compiuta.
La concimazione è esclusivamente organica e viene effettuata ogni cinque anni. Ogni anno si eseguono analisi dei suoli per individuare le essenze erbacee più adatte a reintegrare gli elementi carenti. Nella gestione delle malattie si portano avanti studi sugli insetti utili, allevati e introdotti nei vigneti per contrastare gli attacchi dei patogeni. La lotta alla cocciniglia, per esempio, viene condotta attraverso Cryptolaemus montrouzieri, mentre la presenza di Chrysoperla carnea conferma la salubrità dell’ambiente.
La cantina ha sede in un antico casale a pochi passi da Villa Spineda, esempio di villa palladiana legato alla storia del territorio. La visita parte dal vigneto e prosegue nella bottaia, dove riposano i grandi rossi. Al piano superiore, la sala degustazione adotta un linguaggio contemporaneo, pensato per accogliere gli ospiti tra luce, spazio e assaggi guidati.
Dal 2021 l’azienda dispone anche di un Wine Club, che permette di accedere a esperienze riservate tra il territorio e Venezia.
Dopo la visita in cantina, il Montello offre itinerari naturalistici e storici. L’area, candidata a diventare Riserva della Biosfera per la varietà di piante e animali selvatici, fu anche teatro della Grande Guerra. A quel periodo è dedicato un percorso turistico tra musei e monumenti all’aperto. Proprio qui il “Piave mormorò”, fermando le truppe austriache e contribuendo all’esito del conflitto.





