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Il WiMu guarda al futuro: presentato a Barolo il restyling del Museo del Vino

A sedici anni dall’apertura, il WiMu – Museo del Vino di Barolo avvia una nuova fase della propria storia con un progetto di restyling destinato a coinvolgere, per tappe successive, l’intero percorso espositivo. Il primo intervento riguarderà la storica Classe I C Collegio Barolo, uno degli ambienti più riconoscibili del museo ospitato nel Castello comunale Falletti, con l’obiettivo di aggiornare linguaggi, tecnologie e modalità di visita senza alterare la visione originaria di François Confino.

Il progetto è stato presentato al Tempio dell’Enoturista, all’interno del castello, e nasce dalla collaborazione tra Comune di Barolo, Barolo & Castles Foundation e il gruppo di professionisti incaricati della progettazione. L’idea non è cambiare identità al WiMu, ma accompagnarne l’evoluzione in un contesto profondamente mutato rispetto al 2010, quando il museo contribuì a rinnovare il modo di raccontare il vino, le Langhe e il paesaggio culturale che le circonda.

In questi anni il pubblico è cambiato. Sono cresciuti i visitatori internazionali, si sono trasformate le abitudini di fruizione e il museo è diventato sempre più una porta d’accesso alla cultura del vino per famiglie, giovani, turisti e appassionati provenienti da Paesi diversi. Non arrivano soltanto esperti o addetti ai lavori: arrivano persone che cercano strumenti semplici, emozionanti e contemporanei per comprendere il vino come espressione di storia, paesaggio, lavoro e comunità.

Da qui nasce il percorso di rinnovamento. Non un museo nuovo, ma un WiMu aggiornato nella capacità di parlare al presente. Il restyling punta a rafforzare il ruolo internazionale dell’istituzione, restituendole quella forza pionieristica che aveva segnato la sua nascita. La tecnologia entrerà nel percorso come strumento narrativo, non come fine, con l’obiettivo di rendere più immediata e coinvolgente la relazione tra visitatore, vino e territorio.

Il lavoro non si fermerà a un singolo ambiente. È già stato elaborato uno studio di fattibilità complessivo che definisce l’intervento sull’intero museo e ne traccia lo sviluppo nei prossimi anni. La realizzazione procederà per lotti funzionali, così da consentire un aggiornamento progressivo del percorso in base alle risorse disponibili, mantenendo coerenza tra le diverse fasi.

Il primo lotto sarà finanziato con un contributo di 500 mila euro della Fondazione CRC, assegnato attraverso il bando Stars, e con 125 mila euro stanziati dal Comune di Barolo. Una somma che permetterà di intervenire sull’ambiente considerato oggi più bisognoso di aggiornamento dal punto di vista comunicativo ed esperienziale: la Classe I C Collegio Barolo, collocata nella parte conclusiva della visita.

La scelta di partire da questa sala non è casuale. La “classe scolastica” conserva ancora un forte valore narrativo, perché racconta il lavoro in vigna, la vita in cantina e la cultura del vino attraverso un linguaggio immediato e riconoscibile. Al tempo stesso è lo spazio che più risente dell’evoluzione dei linguaggi audiovisivi e delle nuove aspettative del pubblico. Il concept resterà invariato, ma cambieranno scenografie, strumenti multimediali e ritmo del racconto. Non verrà modificato il contenuto: sarà rinnovato il modo di renderlo accessibile.

La Classe I C Collegio Barolo ha anche un valore simbolico nel percorso del WiMu. Arriva al termine della visita e accompagna idealmente il pubblico verso l’esterno, verso le cantine, i vigneti e il paesaggio delle Langhe. È il punto in cui il racconto museale lascia spazio all’esperienza diretta del territorio. Per questo è stata individuata come primo tassello di un intervento più ampio.

Il principio che guida l’intero progetto è chiaro: evolvere senza snaturare. Il restyling non toccherà il percorso architettonico del Castello comunale Falletti e non sostituirà il pensiero curatoriale di François Confino. Al contrario, ne raccoglierà l’eredità, reinterpretandola attraverso strumenti capaci di dialogare con un pubblico diverso da quello di sedici anni fa. L’obiettivo resta quello che aveva reso il WiMu un’esperienza anticipatrice: non un museo per soli specialisti, ma un luogo capace di coinvolgere e formare alla cultura del vino.

Con circa 60 mila visitatori ogni anno, il WiMu è oggi uno dei principali attrattori culturali ed enoturistici del Piemonte e uno dei luoghi attraverso cui Barolo racconta la propria identità a un pubblico internazionale. Aggiornarlo significa rafforzare una delle leve più importanti della promozione culturale del territorio, in un panorama globale che negli ultimi anni ha visto nascere nuovi spazi dedicati al racconto del vino.

Il restyling, dunque, va oltre l’intervento museografico. È un investimento sul futuro delle Langhe, sulla capacità del territorio di continuare a parlare al mondo con strumenti all’altezza della propria reputazione. Un museo dedicato al vino, in un luogo come Barolo, non può limitarsi a conservare: deve interpretare, accompagnare, tradurre un patrimonio complesso per pubblici sempre più diversi.

A sottolinearlo è Liliana Allena, presidente della Barolo & Castles Foundation: “Ogni anno il WiMu accoglie 60 mila persone provenienti da tutto il mondo, fungendo da volano per gli altri castelli di Serralunga d’Alba, Roddi e Magliano Alfieri, gestiti dalla Barolo&Castles Foundation, che ha appena celebrato i suoi primi 15 anni di attività. Questo ci affida una responsabilità importante: continuare a offrire un’esperienza capace di sorprendere, coinvolgere e trasmettere la cultura del vino anche a chi vi si avvicina per la prima volta. Il restyling nasce proprio da questa esigenza: rendere il Museo, che è oggi un prodotto maturo, ancora più accessibile, coinvolgente e internazionale, preservando quella dimensione emozionale che fin dall’inizio ne ha decretato l’unicità”.

Il progetto è letto dalla Regione Piemonte come un passaggio strategico per l’intero sistema culturale ed enoturistico regionale. Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, con Paolo Bongioanni, assessore al Turismo e all’Agricoltura, Marina Chiarelli, assessore alla Cultura, e Marco Gallo, assessore alla Montagna e alla Tartuficoltura, sottolineano: “Il WiMu occupa un posto particolare nella rete museale del Piemonte perché, se ogni bottiglia racconta una storia, il WiMu le racconta tutte. È il luogo dove il Barolo, fra i simboli mondiali dell’eccellenza agroalimentare piemontese e della sua identità, diventa la cartina geografica di un pezzo molto importante della cultura della nostra regione. Ma anche della storia e del lavoro di chi ha reso le Langhe uno dei paesaggi più conosciuti e apprezzati al mondo, e non soltanto per i suoi prodotti. Per questo il progetto di restyling è fondamentale. Perché unisce passato, presente e futuro. Perché il racconto del vino e dei suoi territori evolve, cambia e deve sapersi costantemente innovare per intercettare e interpretare le rapide trasformazioni dei mercati e del turismo nazionale e internazionale. Ogni anno questi luoghi attraggono un numero crescente di visitatori, anche per merito di questa nostra eccellenza. Un territorio che continua ad attrarre il mondo merita un museo moderno, capace di raccontarlo come sappiamo fare noi piemontesi: con la stessa qualità con cui continuiamo a farci conoscere”.

Per Fulvio Mazzocchi, sindaco di Barolo, il restyling rappresenta una scelta di continuità e responsabilità verso il territorio: “Questo progetto nasce da una scelta precisa: continuare a investire sul WiMu perché rappresenta uno dei patrimoni culturali più importanti del nostro territorio. Il Museo ha accompagnato la crescita internazionale di Barolo e delle Langhe e oggi vogliamo che continui a farlo con strumenti adeguati ai nuovi visitatori. Abbiamo costruito un percorso condiviso con istituzioni, fondazioni e professionisti nella convinzione che un museo di questo valore debba continuare a essere un patrimonio dell’intero territorio e un punto di riferimento per chi sceglie di conoscere la cultura del vino attraverso Barolo”.

Il sostegno economico della Fondazione CRC rientra in una visione più ampia di valorizzazione culturale. Lo spiega il presidente Mauro Gola: “Sostenere il restyling del WiMu significa investire in un’infrastruttura culturale strategica. Fondazione CRC ha scelto di accompagnare con il bando Stars un progetto capace di unire innovazione, accessibilità e valorizzazione del vino come prodotto portabandiera delle Langhe e di tutta la comunità provinciale”.

Sul piano progettuale, il coordinamento è affidato a Daniele Manzone di DM Consulting, che evidenzia la necessità di riportare il museo al centro del dibattito internazionale sul racconto del vino: “Quando il WiMu è nato era uno dei musei del vino più innovativi al mondo. Oggi il mondo è cambiato: sono cambiati i visitatori, i linguaggi della comunicazione e il modo stesso di vivere un museo. Per questo abbiamo progettato un restyling complessivo dell’intero percorso espositivo, che sarà realizzato progressivamente per lotti. Vogliamo continuare a emozionare, divertire ed educare, riportando il WiMu tra i grandi musei internazionali dedicati al vino”.

Il passaggio dalla progettazione alla fase operativa è sottolineato anche da Riccardo Cigolotti, International Business Development Director di Next Group: “È davvero un momento di grande entusiasmo, essere entrati nel vivo del progetto e nelle fasi operative dello sviluppo del nostro lavoro. La Barolo&Castles Foundation, la Giunta comunale e il gruppo di consulenti che segue il museo dalla sua nascita, sono interlocutori straordinari con cui lavorare e stiamo imparando molto sulla vocazione e sulle ambizioni del museo stesso e della comunità da cui è nato. Speriamo di essere riusciti a interpretare nel migliore dei modi tutte le suggestioni e le indicazioni e di avviare il prima possibile le procedure per trasformare quanto finora è solo pensato, in realtà”.

Il WiMu entra così in una stagione nuova, costruita non sulla rottura ma sulla continuità. Ripartire dalla classe scolastica significa tornare a una delle funzioni più profonde del museo: insegnare senza irrigidire, raccontare senza semplificare troppo, avvicinare il pubblico al vino come cultura viva. Da Barolo, il rinnovamento comincia da una stanza che guarda al futuro proprio perché conserva il senso della prima lezione.

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