Nel parco dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano una superficie di circa 900 metri quadrati, con 390 barbatelle e sistemi digitali di monitoraggio, entra a far parte dei percorsi destinati ai pazienti: si chiama Rivìtere ed è la prima vigna terapeutica realizzata all’interno di un ospedale pubblico italiano.
Non è un’area verde pensata soltanto per rendere più gradevole l’ambiente ospedaliero. Lo spazio, inaugurato l’8 settembre, è stato progettato per ospitare attività riabilitative rivolte in particolare a persone con disabilità neurologiche, patologie oncologiche e malattie croniche. La cura delle piante, il movimento tra i filari, la manualità e le relazioni con altre persone diventano così strumenti da inserire, quando le condizioni cliniche lo consentono, nel programma terapeutico seguito dai professionisti sanitari.
Il progetto è stato ideato da Citiculture e sviluppato insieme all’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga e all’Associazione San Luigi Gonzaga Onlus, con il sostegno di Reale Foundation, Fondazione CRT, Consulta di Torino e Clems Sinistri. All’inaugurazione ha partecipato anche il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone.
L’idea alla base di Rivìtere è estendere la riabilitazione oltre palestre, ambulatori e spazi clinici tradizionali, portando alcune attività in un ambiente che richiede azioni concrete e vicine alla quotidianità. Per un paziente può significare spostarsi lungo un percorso, raggiungere una pianta, utilizzare le mani per una semplice operazione, mantenere l’equilibrio, orientarsi nello spazio o collaborare con altre persone.
Sono attività apparentemente ordinarie, ma che in determinati percorsi riabilitativi possono diventare esercizi per lavorare su coordinazione, forza, autonomia, attenzione e capacità relazionali.
La presenza di ambienti naturali nei programmi di cura è da tempo oggetto di studi internazionali. Le attività svolte all’aperto possono contribuire al recupero funzionale e al benessere psicologico e, soprattutto nei percorsi prolungati, favorire una partecipazione più attiva del paziente. Nel progetto di Orbassano questo principio viene applicato a una coltivazione profondamente legata al territorio piemontese.
«Innovare in sanità significa anche immaginare nuovi modi di prendersi cura delle persone. Rivìtere porta dentro l’ospedale un ambiente nel quale gesti semplici e quotidiani – muoversi, prendersi cura di qualcosa, stare con gli altri – diventano parte del percorso di cura. È un’innovazione che mette al centro la persona e la qualità della sua vita, con l’obiettivo di accompagnarla verso una quotidianità più autonoma e ricca e lo fa, in questo caso, attraverso la vigna, una delle eccellenze agricole del nostro territorio di cui è simbolo e patrimonio prezioso» dichiarano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il vice presidente Maurizio Marrone e l’assessore alla Sanità, Federico Riboldi.
Sei settori di vigna e uno spazio sensoriale
Rivìtere è articolata in sei aree di vigna hi-tech, alle quali si aggiunge una zona sensoriale con varietà aromatiche e vegetazione selezionata in funzione delle attività terapeutiche. L’organizzazione degli spazi è stata studiata per consentire l’accesso a persone con differenti livelli di autonomia e per facilitare il lavoro di pazienti, operatori, caregiver e familiari.
La vigna assume così una funzione precisa all’interno del parco ospedaliero. Il paziente non svolge semplicemente un esercizio assegnato, ma si confronta con un’attività riconoscibile e con uno spazio mutevole, legato alle stagioni e ai cicli della pianta.
Potatura, osservazione, piccoli interventi manuali e spostamenti possono essere modulati sulla base delle capacità e degli obiettivi stabiliti dall’équipe sanitaria. Anche il semplice raggiungimento di una determinata zona o la gestione di un compito possono diventare parte del lavoro su equilibrio, coordinazione, orientamento e autonomia.
L’intervento si inserisce inoltre in un percorso che il San Luigi Gonzaga aveva già avviato nel maggio 2026 con l’apertura del nuovo Giardino Riabilitativo, evoluzione della precedente “palestra a cielo aperto”. Quello spazio è stato concepito come ambiente clinico esterno nel quale lavorare sul recupero motorio, sulla coordinazione e sulla capacità di affrontare situazioni maggiormente assimilabili a quelle che il paziente incontrerà una volta rientrato nella vita quotidiana.
La vigna rappresenta dunque un ulteriore passaggio di questa impostazione, nella quale gli spazi aperti dell’ospedale non sono considerati aree accessorie, ma luoghi utilizzabili all’interno di specifici programmi terapeutici.
«Con la vigna terapeutica proseguiamo un percorso preciso, che abbiamo avviato con il Giardino Riabilitativo: utilizzare anche gli spazi esterni dell’ospedale come luoghi nei quali continuare concretamente la cura» dichiara Davide Minniti, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga. «L’ospedale non coincide soltanto con i reparti, gli ambulatori e le palestre riabilitative. Per alcuni pazienti tornare a muoversi in un ambiente reale, svolgere un’attività concreta e recuperare progressivamente autonomia e relazioni rappresenta una parte importante del percorso terapeutico. La vigna aggiunge, a costo zero per l’azienda grazie alla generosità degli sponsor, una nuova possibilità a questo modello e rafforza la scelta dell’Azienda di coniugare efficacia clinica, umanizzazione dell’assistenza e qualità dell’esperienza di cura».
390 barbatelle e sensori per misurare anche gli effetti del progetto
La parte agricola occupa circa 900 metri quadrati e comprende 390 barbatelle PIWI, varietà selezionate anche per la loro resistenza alle principali malattie fungine della vite. Sono state utilizzate uve Sauvignon Rytos e Cabernet Volos, fornite dai Vivai Rauscedo.
Accanto alla componente terapeutica, il progetto introduce anche una dimensione tecnologica. Nella vigna sono installati sensori IoT, sviluppati con la collaborazione della startup PlantZCare, destinati al monitoraggio delle condizioni ambientali.
I dati confluiranno in una dashboard digitale. L’intenzione è utilizzare le informazioni raccolte non soltanto per seguire l’andamento dello spazio agricolo, ma anche per costruire nel tempo una base di dati utile a valutare gli effetti delle attività svolte in ambiente naturale.
È uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa: trasformare un’esperienza riabilitativa in un progetto osservabile e misurabile, così da comprendere quali attività possano produrre risultati e per quali categorie di pazienti.
La vigna è stata pensata anche come luogo di incontro. Nei percorsi legati alle malattie neurologiche, oncologiche o croniche, la condizione del paziente coinvolge spesso direttamente familiari e caregiver, con conseguenze sulla vita sociale e relazionale dell’intero nucleo. Disporre di un’area condivisa permette quindi di affiancare al lavoro strettamente riabilitativo momenti meno separati dalla vita ordinaria.
«Il San Luigi ci offre l’opportunità di portare il modello Citiculture in un contesto in cui il valore della persona è centrale. La vite è, da sempre, un simbolo di rinascita e resilienza e la nuova vigna terapeutica nasce proprio per mettere la natura al servizio del benessere, creando uno spazio che accompagna i percorsi di cura e favorisce incontro, inclusione e qualità della vita. È il risultato di una collaborazione tra competenze e realtà diverse che hanno scelto di condividere una visione comune: costruire luoghi capaci di generare valore per le persone e per la comunità» dichiara Luca Balbiano, Founder e CEO di Citiculture.
Per Citiculture, Rivìtere segna anche il passaggio della viticoltura urbana in un ambito finora inesplorato dal progetto. La startup aveva già lavorato in contesti cittadini e universitari, tra cui Campus Grapes al Politecnico di Torino, utilizzando la coltivazione della vite come elemento di rigenerazione ambientale e sociale. Con l’intervento al San Luigi, il modello entra invece direttamente in un percorso sanitario.
Il risultato è un terreno sperimentale nel senso più concreto del termine: filari, sensori, attività manuali e protocolli clinici convivono nello stesso spazio. La produzione dell’uva non è il fine principale. Ciò che conta è ciò che avviene attorno alle piante: un gesto recuperato, qualche metro percorso in maggiore autonomia, una capacità allenata, una relazione ristabilita.
È su questi risultati, più che sulla vendemmia, che verrà misurato il lavoro di Rivìtere.





