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Barolo en primeur 2026, la Vigna Gustava racconta il Nebbiolo tra parcelle, annata e solidarietà

Ai piedi del Castello di Grinzane Cavour, il Nebbiolo della Vigna Gustava viene raccolto nello stesso giorno ma, una volta in cantina, segue percorsi separati. È da questa scelta che nasce uno degli aspetti più interessanti di Barolo en primeur: osservare quanto possano cambiare struttura, profumi, tannini e prospettive di evoluzione all’interno dello stesso vigneto, semplicemente spostandosi da una parcella all’altra.

Il progetto, nato nel 2021 dalla collaborazione tra Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione CRC Donare ETS e Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, arriva nel 2026 alla sesta edizione. Le barrique prodotte con le uve della Vigna Gustava vengono vinificate separatamente sotto la guida di Donato Lanati e del laboratorio Enosis Meraviglia, quindi destinate all’asta benefica ospitata nello storico castello, con collegamenti con Londra e New York. Ogni lotto sostiene una diversa attività sociale o benefica.

Prima dell’asta, però, c’è il vigneto. Ed è proprio da qui che bisogna partire per capire l’annata 2025.

La Vigna Gustava e le differenze dentro la stessa collina

Acquisita dalla Fondazione CRC nel 2019, la Vigna Gustava si estende di fronte al Castello di Grinzane Cavour su un pendio con un’inclinazione media compresa tra il 35 e il 40 per cento. Il terreno appartiene alla formazione delle Marne di Sant’Agata Fossili, tipica di questa parte delle Langhe, costituita soprattutto da strati marnosi, con una componente sabbiosa più contenuta e una presenza significativa di limo e argilla.

Si tratta di suoli risalenti al Tortoniano, tra 11,6 e 7,2 milioni di anni fa. Le analisi pedologiche hanno individuato sei aree differenti all’interno del vigneto, con variazioni nella composizione chimica e nella profondità del substrato marnoso, che può trovarsi tra i 70-80 e i 100-110 centimetri. Carbonati, magnesio, potassio, calcio, limo e argilla cambiano da una zona all’altra.

Per il Nebbiolo, capace di sviluppare radici molto profonde, queste differenze hanno conseguenze concrete. Altitudine, esposizione, età delle viti e caratteristiche del terreno contribuiscono così a definire il carattere dei singoli lotti.

La parcellizzazione della Vigna Gustava nasce proprio per leggere queste variazioni. Le uve vengono separate e microvinificate, permettendo di confrontare vini nati a poca distanza tra loro e raccolti nello stesso momento.

Il 2025 torna a un andamento più regolare

Secondo il quadro tecnico presentato in occasione della degustazione del 26 giugno 2026, l’annata 2025 si è distinta per un andamento più equilibrato rispetto alle stagioni immediatamente precedenti. Non ha avuto il caldo intenso e la siccità del 2022, né le piogge prolungate a ridosso della raccolta che avevano segnato il 2024.

Il ciclo vegetativo ha alternato periodi caldi e precipitazioni senza eventi particolarmente bruschi. Il Nebbiolo è stato vendemmiato il 29 settembre, una data vicina ai riferimenti tradizionali del vitigno, e tutte le parcelle sono state raccolte nello stesso giorno.

In cantina, il team di Donato Lanati ha lavorato con microvinificazioni manuali. I vini sono rimasti circa dieci giorni a contatto con le bucce; nei primi due o tre giorni il mosto non è stato toccato, poi sono stati effettuati pochi rimontaggi e due délestage. Terminata la fermentazione malolattica, il vino è stato trasferito nelle barrique, con interventi ridotti, in attesa dell’imbottigliamento previsto dopo tre anni di affinamento.

È in questa fase che le differenze tra le parcelle cominciano a diventare evidenti.

Antonio Galloni: quindici barrique, caratteri molto diversi

A degustare e descrivere i campioni dell’annata 2025 è stato Antonio Galloni, critico enologico e CEO di Vinous. Più che una classifica, il suo assaggio restituisce una geografia del vigneto.

Le prime quattro barrique provengono dalle vecchie vigne storiche. La numero 1 è potente, profonda, segnata da frutti scuri e da una trama tannica ancora viva. La 2 conserva struttura ma si presenta più morbida, con note di arancia sanguinella e pepe bianco. La 3 porta in primo piano il carattere floreale del Nebbiolo, tra piccoli frutti rossi, agrumi, rosa e lavanda. La 4, invece, è più indietro nell’evoluzione, con tannini ancora rigidi e un profilo che si muove verso spezie, tabacco e cedro.

Nella zona intermedia della vigna i contrasti diventano ancora più netti. La barrique 5 è tra quelle che Galloni considera più interessanti: snella, tesa, costruita sul frutto rosso e sulla persistenza. La 6 è quasi l’opposto, più ampia e scura, con ciliegia nera sotto spirito, mentolo, catrame e liquirizia. La 7 si mostra più aperta e centrata sul frutto, mentre la 8 conserva una componente tannica più rigida e avrà bisogno di maggiore tempo in legno.

Il versante esposto a sud mette in evidenza un’altra famiglia di vini. La 9 è più ricca e concentrata, mentre la 10 mostra una freschezza più nervosa, con arancia sanguinella, pepe bianco, gesso e menta. La 11 si distingue per equilibrio e misura, senza che nessuna componente prevalga sulle altre. La 12 torna invece su una maggiore profondità, con amarena, prugna, caffè, liquirizia, salvia e lavanda.

Nelle parti più basse del vigneto, i vini appaiono più accessibili. La 13 è quella che potrebbe essere pronta prima, grazie alla trama più aperta e ai tannini setosi. La 14 mantiene un profilo simile ma con maggiore concentrazione, mentre la 15 chiude la serie tornando su tensione, acidità e frutto rosso, senza puntare sulla massa.

Nel complesso, il 2025 non sembra cercare potenza a ogni costo. Il filo comune è piuttosto nella freschezza, nella precisione e nella possibilità di distinguere con chiarezza le diverse zone della collina.

Dalla vigna alla comunità

La finalità benefica accompagna Barolo en primeur fin dalla prima edizione. Ogni barrique viene associata a una causa sociale o filantropica e le bottiglie sono vestite ogni anno con etichette realizzate da un artista internazionale.

Con la sesta edizione di Barolo en primeur confermiamo la solidità di un progetto nato con l’ambizione di unire la cultura enologica alla filantropia” commenta Giuliano Viglione, presidente di Fondazione CRC Donare. “La proficua collaborazione che fin dall’inizio sostiene questa iniziativa ha permesso di costruire una piattaforma di solidarietà trasparente e credibile, riconosciuta dai collezionisti globali. Siamo orgogliosi di vedere come la Vigna Gustava continui a essere il fulcro di un’azione virtuosa, capace di radicare il dono nella nostra terra, generare valore reale per la comunità e sostenere cause sociali di grande rilievo, oltre che di laboratorio didattico dedicato agli studenti della Scuola Enologica di Alba

Il progetto guarda anche al momento complesso che sta attraversando il comparto vitivinicolo. Su questo insiste Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, che lega il risultato dell’annata alla capacità di leggere il cambiamento climatico e alla necessità di presentarsi sui mercati con una strategia condivisa.

In un momento storico in cui il mercato globale del vino richiede risposte chiare, l’annata 2025 dimostra che la vera resilienza non sta nel subire il cambiamento climatico, ma nel governarlo con la conoscenza e l’esperienza,” spiega Sergio Germano. “Il 2025 ci restituisce un Nebbiolo di straordinaria pulizia e freschezza, che esalta l’espressività che è la vera forza delle nostre denominazioni. Se dovessimo tracciare la rotta per il futuro, questa annata sarebbe il perfetto manifesto stilistico: un vino di impeccabile fatto di armonia, freschezza, tensione e nitidezza, che risponde a un pubblico che oggi cerca la verità del terroir. Di fronte alle complessità del comparto vitivinicolo attuale, la risposta delle Langhe deve essere questa: fare gioco di squadra e comunicare il vino come autentica espressione dove uomo, territorio e vitigno si fondono in un risultato eccellente: ripensare il vino come un come elemento di piacevolezza dei momenti della vita da apprezzare con disinvoltura e curiosità. Il progetto dell’asta en Primeur non è una scommessa isolata, ma una solida dichiarazione d’intenti per il futuro; un modello strategico e collettivo che ridefinisce il concetto di valore, dimostrando come il rigore tecnico possa anticipare le richieste dei grandi collezionisti mondiali, traducendo l’aderenza al territorio in un asset formidabile sia per il posizionamento del brand Barolo nel mondo, sia per il sostegno sociale“.

È qui che Barolo en primeur trova il suo punto di equilibrio. Da una parte c’è il lavoro minuzioso sulla Vigna Gustava, che permette di osservare il Nebbiolo parcella per parcella; dall’altra c’è un’asta che trasforma quelle differenze in valore economico destinato a progetti concreti.

La degustazione del 2025 mostra soprattutto una cosa: a Grinzane Cavour non basta parlare genericamente di Barolo. Dentro la stessa collina, a distanza di pochi metri, cambiano esposizione, terreno, profondità delle radici e risposta della vite. Le quindici barrique servono proprio a rendere visibili queste differenze prima che il vino arrivi in bottiglia.

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