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FUN-GÒ, lo shiitake di Moncalieri finisce in lattina: dal Piemonte una soda ai funghi

Un fungo coltivato a Moncalieri entra in lattina e prova a ritagliarsi uno spazio nel mercato delle bevande analcoliche: si chiama FUN-GÒ, nasce in Piemonte dall’incontro tra Fluffy Revolution, TIBI e R.A.M. Radici e porta lo shiitake fuori dai territori nei quali siamo abituati a incontrarlo, dalla cucina asiatica ai menu della ristorazione contemporanea.

La ricetta combina shiitake, zenzero e limone su una base fermentata, completata da un infuso di rosmarino piemontese. Ne esce una bevanda analcolica e frizzante che i suoi ideatori definiscono “mushroom soda”: una categoria ancora pressoché sconosciuta al pubblico italiano, costruita intorno a un ingrediente che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare associato a una bibita da servire fredda.

Il progetto presenta FUN-GÒ come la prima mushroom soda prodotta in Italia. Al di là del primato rivendicato dal marchio, è soprattutto la scelta dello shiitake a rendere insolita l’operazione. Il fungo, da tempo familiare nelle cucine dell’Asia orientale e ormai diffuso anche nella ristorazione europea, negli ultimi anni ha guadagnato spazio nelle coltivazioni italiane e in una serie di prodotti che vanno oltre il suo impiego classico ai fornelli.

Questa volta non viene utilizzato per costruire un piatto, un brodo o una salsa, ma entra nella formulazione di una bibita. E lo fa attraverso una filiera che si sviluppa nel Torinese: lo shiitake arriva dalla fungaia di R.A.M. Radici a Moncalieri, mentre produzione e sviluppo della ricetta sono affidati a TIBI, laboratorio di Roletto specializzato nelle bevande fermentate.

A mettere insieme i diversi elementi è Fluffy Revolution, progetto digitale che ha costruito in meno di due anni una community da oltre 700 mila follower complessivi tra TikTok, Instagram e YouTube, parlando di alimentazione, ambiente, cultura plant-based e stili di vita attraverso illustrazioni, personaggi animati e un registro volutamente ironico.

Con FUN-GÒ, quel linguaggio lascia per la prima volta lo schermo e prende la forma di un prodotto da bere.

Dalla community alla lattina

Il passaggio non è secondario. Negli ultimi anni creator e community digitali hanno progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, trasformandosi in editori, marchi e, sempre più spesso, produttori. Fluffy Revolution segue questa strada, ma ha scelto di farlo partendo da una filiera produttiva locale e da un ingrediente abbastanza anomalo da diventare esso stesso parte del racconto.

Il risultato è una bibita che cerca volutamente di prendere le distanze dall’immaginario più serioso che accompagna spesso i prodotti legati al benessere, agli ingredienti vegetali o alla fermentazione. Anche il nome gioca sull’equivoco: FUN-GÒ richiama il fungo ma conserva il tono leggero attorno al quale è cresciuta la community.

«Non volevamo creare semplicemente una nuova bibita», racconta il team di Fluffy Revolution. «L’idea era raccontare un modo diverso di guardare agli ingredienti, dimostrando che anche un fungo può diventare protagonista di un prodotto pop, capace di incuriosire e sorprendere.»

Il progetto parte dunque da una domanda semplice: fino a che punto è possibile spostare un ingrediente dal suo utilizzo abituale senza renderlo irriconoscibile? Nel caso dello shiitake, la risposta passa da una formula nella quale il fungo non deve imporsi con un gusto dominante, ma inserirsi accanto alle note più immediate di zenzero, limone e rosmarino.

È anche per questo che la comunicazione di FUN-GÒ evita di costruire intorno alla bevanda promesse miracolistiche. La scelta è particolarmente rilevante in una fase in cui il mercato internazionale ha moltiplicato bevande presentate come “functional”, spesso accompagnate da ingredienti vegetali, estratti, funghi o sostanze associate al mondo del wellness.

Fluffy Revolution utilizza la definizione di “smart drink, ma la porta sul terreno del gusto e dell’identità del prodotto più che su quello delle promesse salutistiche.

«Avevamo un sogno nel cassetto: realizzare un prodotto nostro, ma vero, non l’ennesima operazione di marketing. Fungaia, TIBI e R.A.M. si sono rivelati i partner perfetti. Il risultato è una bibita con i funghi — sì, avete letto bene — ma senza promesse da guru e senza fuffa: shiitake coltivato a pochi minuti da Torino, ingredienti dichiarati in modo trasparente e un gusto fresco ed estivo. Zero bull-shiitake.»

La battuta finale sintetizza bene il registro scelto dal marchio: parlare a un pubblico abituato ai codici dei social senza trasformare un ingrediente ancora insolito in qualcosa di esoterico.

Una filiera costruita nel Torinese

Dietro la grafica delle lattine c’è però una produzione che resta concentrata in pochi chilometri.

Lo shiitake utilizzato per FUN-GÒ viene coltivato nella fungaia indoor di R.A.M. Radici, azienda agricola sociale con sede a Moncalieri. La stessa realtà fornisce il rosmarino impiegato nella ricetta. La coltivazione al chiuso permette di controllare le condizioni nelle quali crescono i funghi e rappresenta uno degli ambiti nei quali anche l’agricoltura piemontese sta sperimentando produzioni meno legate alle colture storicamente associate al territorio.

R.A.M. Radici inserisce la fungaia all’interno di un’attività più ampia che comprende agricoltura, vendita diretta, progetti didattici e iniziative sociali. In questo caso diventa il primo anello di una catena produttiva insolitamente facile da ricostruire: materia prima a Moncalieri, trasformazione a Roletto, progetto e comunicazione sviluppati in Piemonte.

La parte produttiva è nelle mani di TIBI, laboratorio nato nel settore delle bevande fermentate. Nello stabilimento di Roletto, in provincia di Torino, è stata messa a punto la formula ed è affidata l’intera lavorazione di FUN-GÒ. Il laboratorio lavora da anni sulla fermentazione applicata ai soft drink e porta quindi nel progetto una competenza che va oltre il semplice imbottigliamento. La ricetta doveva infatti risolvere un problema tutt’altro che scontato: far convivere lo shiitake con ingredienti più immediatamente associati a una bevanda fresca, evitando che la componente terrosa tipica del fungo prendesse il sopravvento.

Zenzero e limone danno la direzione più netta al sorso, mentre il rosmarino introduce una componente erbacea. Lo shiitake rimane sul fondo della costruzione aromatica, con l’obiettivo di essere riconoscibile senza trasformare la soda in una curiosità destinata esclusivamente a chi ama sperimentazioni estreme.

Per una bibita, categoria nella quale ingredienti e lavorazioni possono attraversare filiere molto lunghe, la possibilità di indicare con precisione il luogo di coltivazione del fungo e quello di produzione rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto.

Da Roma a Terra Madre, il debutto passa dagli eventi del beverage e del cibo

Dopo la fase di sviluppo piemontese, FUN-GÒ punta ora al pubblico nazionale con una serie di appuntamenti che mettono la bevanda davanti a interlocutori differenti: bartender, professionisti del beverage, produttori, operatori del settore alimentare e consumatori.

Il primo passaggio sarà Roma, il 14 e 15 settembre 2026, durante il Roma Bar Show al Roma Convention Center La Nuvola. La manifestazione riunisce aziende, bartender e operatori dell’hospitality e rappresenta quindi un banco di prova particolarmente coerente per una bibita che può essere bevuta da sola ma guarda anche al mondo della miscelazione analcolica.

Il settore del bar, del resto, sta dedicando sempre maggiore spazio alle alternative senza alcol e a bevande capaci di reggere la complessità aromatica richiesta dalla mixology senza ricorrere necessariamente ai distillati. Per FUN-GÒ, il confronto con questo ambiente servirà anche a capire quanto lo shiitake possa essere letto non soltanto come elemento curioso, ma come ingrediente utilizzabile dietro il bancone.

La tappa successiva riporterà il progetto a Torino il 24 settembre, giornata di apertura di Terra Madre Salone del Gusto 2026. La manifestazione di Slow Food, in programma fino al 27 settembre nel centro cittadino, quest’anno pone la biodiversità al centro del programma e riunisce produttori, comunità del cibo e realtà provenienti da numerosi Paesi.

Dopo Roma e Torino, il tour dovrebbe proseguire a Firenze con un appuntamento realizzato insieme a BioRitmo, progetto dedicato alla relazione tra musica, natura e persone. Data e sede devono ancora essere comunicate.

La scelta delle tre tappe racconta le diverse identità che FUN-GÒ prova a tenere insieme. A Roma entra nel circuito professionale del bere miscelato; a Torino torna nel territorio dal quale provengono le materie prime; a Firenze punterà sulla dimensione più culturale e comunitaria del progetto.

C’è poi il tema più ampio del mercato. Le bevande analcoliche stanno attraversando una fase nella quale la vecchia alternativa tra acqua, succhi e bibite tradizionali si è allargata a fermentati, botanical drink e prodotti pensati anche per l’aperitivo. In questo spazio entrano ingredienti che fino a poco tempo fa difficilmente sarebbero stati associati al bicchiere.

Lo shiitake è uno di questi. Il suo utilizzo in FUN-GÒ non basta naturalmente a stabilire se la mushroom soda diventerà una categoria capace di conquistare un pubblico ampio. Per ora resta un esperimento produttivo nato da tre realtà piemontesi con competenze molto diverse: una community digitale, un laboratorio di fermentazione e un’azienda agricola sociale.

Ed è forse proprio questa la parte più interessante della storia. Più che tentare di convincere il consumatore che un fungo debba necessariamente finire in una bibita, FUN-GÒ prova a verificare se una materia prima già entrata nelle abitudini gastronomiche possa trovare un’altra strada. Dalla fungaia di Moncalieri alla lattina, passando per un laboratorio di Roletto, lo shiitake cambia forma e destinazione. Il giudizio finale, inevitabilmente, passerà dal bicchiere.

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