Il Premio al Giovane Vignaiolo di Slow Wine 2027 è stato assegnato a Nikolas Juretic, classe 1990, produttore di Cormons, nel Collio goriziano. Il riconoscimento è stato consegnato sabato 17 ottobre a Milano, durante la presentazione della diciassettesima edizione della guida di Slow Food Editore. A convincere i curatori sono stati il suo lavoro sulle vecchie vigne di famiglia, l’attenzione dedicata alla gestione delle piante e l’impegno nell’associazione transfrontaliera Senza Meja, che riunisce giovani produttori italiani e sloveni.
Nella motivazione, la guida lo premia «per la capacità di osservare prima di agire e ascoltare prima di decidere. Per una viticoltura fatta di conoscenza, sensibilità e attenzione quasi individuale alla vite, capace di tradursi in vini mai scontati e profondamente legati ai luoghi da cui provengono. E per aver affiancato al lavoro personale una visione collettiva, contribuendo con Senza Meja a riunire una nuova generazione di vignaioli friulani e sloveni».
Il premio personale non è l’unico risultato ottenuto nell’edizione 2027. La cantina Nikolas Juretic riceve anche la Bottiglia, riconoscimento riservato alle aziende che hanno raggiunto un livello qualitativo particolarmente elevato nelle degustazioni. Il Mont 2024, una delle etichette più rappresentative della produzione, è stato inoltre selezionato tra i Top Wine e premiato come Vino Slow, per le sue qualità organolettiche e il rapporto con il territorio di provenienza.
Dall’Australia alle vigne di Cormons
Il percorso di Nikolas Juretic non è iniziato direttamente nell’azienda di famiglia. Dopo il liceo artistico, a diciannove anni ha cominciato a viaggiare e a lavorare in diverse realtà vitivinicole, prima in Italia e poi all’estero, interessandosi soprattutto al lavoro agricolo e alle tecniche di coltivazione.
Tra le esperienze più importanti ci sono gli anni 2012 e 2013 trascorsi in Australia, presso Quealy Winemakers, nella Mornington Peninsula. Proprio lì, dall’altra parte del mondo, si è trovato a lavorare alla produzione di un Friulano macerato sulle bucce. Un incontro con un vitigno che conosceva fin dall’infanzia, ma affrontato attraverso una vinificazione che avrebbe contribuito alla sua decisione di produrre vino con le uve di famiglia.
Rientrato in Italia, è entrato nel gruppo Simonit&Sirch, specializzato nella formazione e nella consulenza sulla potatura della vite. Per oltre dieci anni ha lavorato in vigneti situati in Europa e nelle Americhe, approfondendo in particolare la potatura ramificata, un metodo che cerca di rispettare la struttura della pianta, limitando i tagli invasivi e favorendo la continuità dei flussi linfatici. Un’esperienza che oggi si ritrova nella gestione dei suoi vigneti, dove molte decisioni vengono prese osservando le condizioni delle singole piante. L’età delle viti richiede infatti interventi attenti, soprattutto quando si lavora con ceppi che hanno superato il mezzo secolo.
Nel 2018 Juretic ha iniziato a vinificare le uve delle vigne di famiglia a Cormons. Fino a quel momento il padre si era occupato della coltivazione, vendendo l’uva ad altre aziende. La decisione di produrre e imbottigliare direttamente ha segnato l’inizio di un’attività autonoma, cresciuta gradualmente senza ampliare eccessivamente la superficie coltivata.
Dal 2020 lavora insieme alla compagna Lena-Maria Julier, conosciuta come Lelle, enologa tedesca cresciuta in una famiglia di vignaioli. Dal 2025 Nikolas si dedica interamente all’azienda, che oggi conta circa tre ettari di vigneto e una produzione annuale di 15.000 bottiglie, il 70% delle quali destinato ai mercati esteri.
Tre ettari di vecchie vigne sulla ponca del Collio
Le parcelle si trovano nelle località di Montona, Pradis e Bosc di Sot, oltre che a San Floriano del Collio. Tutte le vigne hanno più di cinquant’anni e crescono sulla ponca, il terreno tipico del Collio formato dall’alternanza di marne e arenarie di origine sedimentaria.
Gli impianti hanno una densità compresa tra 2.500 e 3.500 ceppi per ettaro, inferiore a quella di molti vigneti moderni. Diverse parcelle confinano direttamente con il bosco e sono coltivate secondo pratiche biologiche adottate dalla famiglia da circa venticinque anni. L’azienda è certificata biologica e segue anche i principi della permacultura, con particolare attenzione alla gestione del suolo e agli equilibri naturali del vigneto.
Una caratteristica importante della produzione riguarda gli impianti promiscui, nei quali convivono varietà differenti. Tra i bianchi si trovano Friulano, Malvasia Istriana, Ribolla Gialla, Pinot Grigio e Picolit; tra i rossi, Schioppettino, Merlot e Carmenere.
In queste parcelle le uve vengono raccolte e vinificate insieme, senza separare necessariamente i vitigni. Il risultato è un vino legato alla composizione della singola vigna, con varietà che partecipano alla stessa fermentazione e che possono avere maturazioni leggermente differenti.
Anche le lavorazioni in cantina seguono un’impostazione poco interventista. Juretic e Lelle utilizzano fermentazioni spontanee, macerazioni sulle bucce e lunghi affinamenti sulle fecce in contenitori di legno e cemento. I vini vengono infine imbottigliati senza filtrazione.
La produzione comprende quattro etichette, tre bianchi e un rosso, ottenute dalle diverse parcelle aziendali. Il vino più conosciuto è Mont, che nasce da una vigna piantata nel 1968 sul Monte Quarin, da sempre appartenuta alla famiglia.
Il Friulano costituisce la parte principale dell’uvaggio, affiancato da piccole quantità di Picolit e Malvasia Istriana. Ne deriva un bianco nel quale acidità e sapidità accompagnano una struttura ben definita, caratteristiche che hanno contribuito al riconoscimento del Mont 2024 da parte di Slow Wine.
Il passato artistico di Nikolas trova spazio anche nella presentazione dei vini: è lui stesso a dipingere le etichette delle bottiglie, mantenendo un legame personale tra il lavoro in vigna e l’immagine della produzione.
Senza Meja, i giovani vignaioli tra Italia e Slovenia
Accanto alla propria attività, Nikolas Juretic porta avanti un impegno che coinvolge altri produttori del territorio. È infatti presidente di Senza Meja, associazione nata nella primavera del 2025 che riunisce 25 giovani vignaioli attivi tra Collio, Brda, Carso e Colli Orientali del Friuli.
Il nome richiama il confine tra Italia e Slovenia, una divisione politica che attraversa territori vitivinicoli vicini per caratteristiche geologiche, varietà coltivate e storia agricola.
L’associazione è nata dalla volontà di costruire rapporti più stretti tra produttori che operano sui due versanti del confine e che condividono alcune scelte agronomiche ed enologiche. I soci praticano agricoltura biologica o biodinamica e adottano fermentazioni spontanee, pur mantenendo ciascuno il proprio modo di lavorare.
Tra le attività figurano degustazioni, incontri tecnici, momenti di formazione e iniziative rivolte al pubblico. A Gorizia, Senza Meja ha dato vita anche a un’enoteca temporanea, utilizzata per far conoscere i vini dei soci e favorire l’incontro diretto con i produttori.
L’esperienza associativa assume un significato particolare in un’area dove il confine di Stato ha segnato a lungo la vita delle comunità, senza interrompere la continuità geografica e agricola delle colline.
Per Slow Wine, questo lavoro collettivo rappresenta uno degli aspetti più significativi del percorso di Juretic. Il premio riconosce così tanto l’attenzione riservata alle vecchie vigne del Collio quanto la volontà di collaborare con altri vignaioli su questioni che riguardano l’intero territorio.




