Alla decima edizione di Grandi Langhe e Piemonte del Vino 2026, ospitata alle OGR di Torino, oltre 6.500 operatori tra buyer, importatori e stampa specializzata si sono ritrovati per una panoramica sulle principali denominazioni piemontesi. In questo contesto abbiamo incontrato Massimo Clerico, vignaiolo di Lessona, nell’Alto Piemonte.
L’azienda ha sede a Lessona, in provincia di Biella, e lavora esclusivamente uve provenienti dai propri vigneti. La presenza della famiglia sul territorio risale a generazioni precedenti, ma è con Massimo Clerico che prende forma un progetto concentrato sulla valorizzazione della denominazione Lessona e dei suoi suoli sabbiosi di origine marina, particolarmente riconoscibili nel panorama vitivinicolo piemontese.
I vigneti si estendono sulle colline del comune, suddivisi in parcelle selezionate e seguite direttamente in ogni fase del lavoro in campo. La dimensione aziendale resta contenuta e permette una gestione artigianale, con grande attenzione alla cura delle vigne e alla scelta delle uve destinate alla vinificazione.
La produzione ruota attorno al Lessona DOC, basato principalmente su Nebbiolo. Accanto alla versione classica trova spazio anche il Lessona Riserva, proveniente da vigne storiche come la Vigna Gaja, una delle parcelle di riferimento dell’azienda. In cantina l’impostazione privilegia fermentazioni spontanee e affinamenti in legno grande, con l’obiettivo di mantenere riconoscibile l’identità del territorio.
Nel calice il Lessona si distingue per struttura, tensione e una marcata componente minerale legata ai terreni sabbiosi. Elementi che lo differenziano dai Nebbioli delle Langhe e contribuiscono a delineare il profilo dei vini dell’Alto Piemonte.
L’incontro con Massimo Clerico a Grandi Langhe 2026 riporta l’attenzione su Lessona, denominazione storica che negli ultimi anni sta vivendo una nuova fase di interesse grazie al lavoro di produttori che investono sulle proprie vigne e su una lettura sempre più precisa del territorio.


