Al Salone del Vino Torino 2026, chiuso il 2 marzo con oltre 19 mila visitatori, più di 500 cantine e un fitto calendario di incontri e degustazioni, il racconto del Piemonte vitivinicolo ha preso forma attraverso esperienze diverse per dimensione, approccio e visione.
Tra queste, Agricola Dellavalle ha portato un progetto costruito nel tempo, legato a una produzione familiare e a una precisa scelta di campo: lavorare sui vitigni del territorio senza rinunciare alla ricerca.
L’azienda ha sede a Camino, nel Basso Monferrato, e nasce nel 2006 su iniziativa di Daniele Dellavalle, agronomo, che ha avviato un percorso produttivo orientato sia alle varietà piemontesi più diffuse sia al recupero di uve meno presenti nel panorama attuale.
Nel corso degli anni si è affiancata la seconda generazione, con Alessandro Dellavalle, oggi impegnato nelle attività in vigneto e in cantina. L’azienda mantiene una dimensione contenuta, con circa sei ettari distribuiti sulle colline di Camino, elemento che consente una gestione diretta e attenta di ogni fase produttiva.
Accanto alla Barbera e ad altri vitigni locali, il lavoro si concentra su una varietà in particolare: il Baratuciat, uva a bacca bianca originaria della Val di Susa, rimasta a lungo ai margini e riportata negli ultimi anni all’attenzione grazie all’impegno di alcuni produttori.
Agricola Dellavalle ha scelto di sviluppare questo vitigno in più direzioni, lavorandolo come vino fermo, metodo classico e passito. Un approccio che mette in evidenza la capacità dell’uva di adattarsi ai suoli del Monferrato e di offrire risultati diversi a seconda delle tecniche di vinificazione.
Il Baratuciat si distingue per struttura, acidità e un profilo aromatico che evolve nel tempo, caratteristiche che lo rendono una delle varietà più interessanti tra quelle recuperate negli ultimi anni.
Nel contesto del Salone, la presenza di Agricola Dellavalle si inserisce in un quadro più ampio, in cui accanto alle denominazioni consolidate trovano spazio esperienze legate alla sperimentazione e alla valorizzazione di vitigni meno diffusi. Un percorso che amplia il racconto del vino piemontese e ne restituisce la complessità attraverso storie produttive diverse.



