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A Treviso apre Cantina Futurista: il vino nasce davanti ai tavoli tra cucina e mixology

A Treviso, nell’area della Fonderia, prende forma un progetto che porta la produzione del vino all’interno di uno spazio aperto al pubblico, affiancandola a ristorazione e mixology.

Il 15 aprile i fratelli Alberto Fagotto ed Enrico Fagotto inaugurano Cantina Futurista (via Fonderia 41), un’iniziativa che trasforma un ex spazio industriale di 750 metri quadrati in una urban winery con ristorante e cocktail bar. Un’idea costruita a partire dai percorsi professionali dei due fondatori: Alberto, bartender con esperienze tra Italia e Londra, ed Enrico, enologo con attività in diverse regioni italiane e negli Stati Uniti.

L’intervento si inserisce in un contesto che ha già attraversato diverse trasformazioni. Nell’Ottocento la Fonderia rappresentava uno dei poli produttivi più rilevanti della città; dopo una lunga fase di abbandono, dagli anni Novanta l’area ha cambiato volto, diventando un punto di riferimento per locali e attività legate al tempo libero. Oggi convive una stratificazione fatta di uffici, residenze e spazi che conservano l’impronta dell’archeologia industriale.

In questo scenario si inserisce Cantina Futurista, che sviluppa il proprio progetto su 600 metri quadrati al piano terra e 150 di soppalco. Il locale è pensato per un pubblico adulto e attento, con un’impostazione che integra produzione e servizio. La vinificazione inizierà ufficialmente con la prossima vendemmia, ma la proposta è già attiva con una ventina di etichette disponibili.

Nel corso dell’ultimo anno lo spazio è stato completamente riorganizzato: è stato realizzato uno shop dedicato alla vendita dei vini, una stanza di stoccaggio a temperatura controllata costante di 15 gradi, sono stati ridefiniti gli interni e sistemato il plateatico affacciato sulla Piavesella, destinato alla stagione estiva. La cantina è visibile dai tavoli del ristorante, distribuiti su due livelli, mentre al centro dell’ambiente si trova una grande vasca per la vinificazione che ospita un olivo secolare.

Sarà Enrico Fagotto a seguire la produzione interna: “Gestiremo a partire da settembre la vinificazione in città per trasformarla in etichette proprietarie utilizzando anfore e barrique“, spiega il titolare. “La produzione iniziale conta già 20 vini e una linea di bottiglie di Metodo Classico, con invecchiamento minimo di tre anni. La proposta sarà ciclica e dinamica, basata sulla selezione delle migliori uve acquistate ogni anno da conferitori di fiducia”.

Parallelamente, Alberto Fagotto cura la parte legata alla ristorazione e al cocktail bar. Il progetto include anche una linea di birre e otto distillati – Gin, Bitter, Aperitivo, Amaro, Vodka, Rum Blanca e, a breve, Vermouth – sviluppati come private label a partire da ricette originali. A completare l’offerta, la collaborazione con Rossi e Rossi (Wilson e Morgan) per la selezione di due whisky e un rum di fascia premium.

Il vino è l’anima pulsante di questo progetto, il punto da cui tutto ha origine”, conclude Alberto Fagotto. “Con Cantina Futurista abbiamo voluto portare il cuore della produzione vinicola direttamente nel tessuto urbano di Treviso. Ma se la vinificazione a vista è la nostra dichiarazione d’amore per l’enologia, la cucina e la distillazione artigianale ne sono il completamento necessario. Abbiamo immaginato uno spazio dove l’eccellenza del calice dialoghi costantemente con una ristorazione d’alta gamma e una mixology d’avanguardia. Non volevamo creare solo un locale, ma un’esperienza sensoriale totale. È la nostra visione del futuro delle cantine: un luogo dove l’autenticità del saper fare incontra il gusto contemporaneo”.

La proposta gastronomica si muove lungo una linea precisa, che rilegge la cucina veneta attraverso tecniche e accostamenti attuali, mantenendo una forte attenzione alla materia prima e alla costruzione dei piatt

La carta dei vini riflette l’impostazione artigianale del progetto, con attenzione alle fermentazioni spontanee e alle macerazioni. Tra le bollicine trovano spazio i vini “col fondo”, come il Caneva da uve Glera e il Duro da uve Durella, accanto a etichette Metodo Classico come il Riesling Italico “Hahahahah” e il Pinot Nero “Pino”, affinato per 36 mesi.

Nei bianchi si alternano blend di Bronner e Chardonnay a varietà autoctone come la Boschera, lavorata tra acciaio e barrique. Ampio spazio anche ai macerati: il Sovinier Gris resta sulle bucce per 40 giorni, mentre il Famoso fermenta con lieviti indigeni e macera per 45 giorni.

La selezione dei rossi comprende vini più immediati, come il Pinot Nero “Ombra Rosso” vinificato in acciaio, e etichette con maggiore struttura, tra cui il Sangiovese romagnolo “Amen” e il blend “Moro” a base di Merlot, Cabernet e Marzemino. Chiude la proposta il “1/2 Pieno”, un Sangiovese passito lavorato con metodo solera.

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