Ad Albugnano, nell’Astigiano, Cà Mariuccia apre una nuova fase del proprio percorso con l’inaugurazione della cantina degustativa e una riorganizzazione dell’offerta gastronomica affidata allo chef Stefano Malvardi.
Il 10 aprile segna l’avvio ufficiale della nuova cantina, uno spazio pensato non solo per la degustazione ma come luogo di confronto sul vino e sulla sua relazione con il cibo. Al centro del progetto c’è l’Albugnano DOC, interpretazione di Nebbiolo legata a un territorio ancora poco raccontato, di cui Cà Mariuccia è parte attiva sin dal 2017 attraverso il progetto Albugnano 549.
La cantina si struttura attorno a un grande tavolo pupitre da 22 posti, pensato per degustazioni guidate e serate tematiche, dove i vini aziendali dialogano con etichette selezionate. Non solo vino: lo spazio ospita anche l’affinamento di formaggi e salumi provenienti da una rete di piccoli produttori, che entrano a far parte dell’esperienza di degustazione e della vendita diretta.
Il progetto si amplia con la creazione di un club dedicato al Nebbiolo, rivolto ad appassionati e produttori, con incontri e momenti di approfondimento. L’obiettivo è sostenere denominazioni di piccola scala e mantenere viva la diversità enologica, in un contesto spesso dominato da produzioni più estese.
Parallelamente, la ristorazione evolve con l’arrivo dello chef Stefano Malvardi, alla guida della cucina da inizio 2026. Il suo percorso attraversa esperienze in Francia e in Italia, tra cui il ristorante stellato Spazio 7 a Torino e la guida de La Valle a Trofarello, prima dell’approdo ad Albugnano.
La sua cucina si costruisce su una linea precisa: stagionalità rigorosa, eliminazione di ingredienti non coerenti con il territorio, utilizzo di pesci d’acqua dolce e valorizzazione delle produzioni locali. L’obiettivo è creare piatti leggibili, dove la tecnica resta al servizio della materia prima.



A questo si affianca un modello produttivo integrato: l’azienda punta a coprire gran parte del fabbisogno del ristorante attraverso orti, serre e allevamenti interni, in un sistema che riduce le distanze tra produzione e cucina. Anche la scelta dei tagli di carne segue questa logica, privilegiando un utilizzo completo dell’animale e contrastando gli sprechi.
Il risultato prende forma nella proposta di “trattoria contemporanea“, con un menù che mette al centro la componente vegetale e le materie prime di una rete contadina selezionata, italiana ed europea. Qui il riferimento al territorio non è ridotto alla prossimità geografica, ma si estende al valore del lavoro agricolo e alla sostenibilità delle filiere.
La stagione primavera-estate 2026 introduce un calendario articolato: il menù alla carta è disponibile dal mercoledì al sabato a pranzo, mentre la domenica è dedicata al brunch agricolo con tavolate condivise. Nei mesi più caldi, la proposta si sposta anche all’aperto con le cene alla brace, accompagnate da una selezione musicale.
La produzione vinicola riflette lo stesso approccio. Tra le etichette, l’Albugnano DOC Superiore “Il Tato”, affinato 18 mesi in barrique, si distingue per struttura e note di frutta sotto spirito e tabacco; la Barbera d’Asti DOCG Superiore “La Nina” propone un profilo più rotondo e vellutato; la Freisa d’Asti DOC Superiore “La Giulia” si sviluppa su una trama più robusta e adatta all’invecchiamento.
Accanto ai rossi, trovano spazio anche produzioni come il Sauvignon “Il Petit”, lavorato sulle fecce nobili per 18 mesi, e lo spumante rosato metodo classico “La Luna”, affinato 36 mesi sui lieviti. Una gamma che restituisce la varietà del progetto e il legame con le colline dell’Astigiano.
L’attività agricola resta il fondamento di tutto. Nato nel 2016, Cà Mariuccia si sviluppa come progetto di agricoltura rigenerativa ed etica, con l’obiettivo di sostenere le aree rurali e le piccole produzioni. La cucina, in questo contesto, diventa uno strumento per dare valore al lavoro agricolo e alla biodiversità.
Su questa linea si inseriscono anche i nuovi progetti di distribuzione e partecipazione, come le cassette agricole e gli orti condivisi, pensati per creare un rapporto diretto tra chi produce e chi consuma, estendendo il modello anche al contesto urbano.
Con la nuova cantina e la guida di Stefano Malvardi, Cà Mariuccia definisce così una proposta che tiene insieme vino, cucina e agricoltura, mantenendo una direzione chiara: partire dalla terra e costruire, intorno a essa, un sistema coerente.







