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Cubique, a Torino la cucina di Consonni e Spanu trova misura tra tecnica e memoria

A Torino, nel quartiere San Salvario, Cubique è uno di quei ristoranti che raccontano una storia professionale prima ancora di arrivare al piatto. Aperto in via Saluzzo 86/b, il locale nasce dall’incontro tra Pierluigi Consonni e Alan Spanu, due cuochi di generazioni diverse accomunati da un lungo percorso nelle cucine del Vintage 1997.

Consonni ne è stato alla guida per vent’anni, mentre Spanu ha lavorato al suo fianco per nove anni come sous chef. Da quel passaggio condiviso è nato un progetto più personale, costruito sull’idea di riportare la cucina a una relazione diretta con il cliente, con il territorio e con la materia prima.

La proposta di Cubique si muove tra piatti riconoscibili, riferimenti biografici e qualche apertura internazionale. Non cerca effetti facili, ma un equilibrio tra memoria, tecnica e piacere della tavola. Pasta, pane e pasticceria sono lavorati in casa, dettaglio che restituisce una visione artigianale e coerente del ristorante.

A pranzo il locale propone un menu business, pensato per chi cerca piatti semplici, servizio rapido e un buon rapporto qualità-prezzo. La sera, invece, la carta diventa più articolata e lascia maggiore spazio al percorso gastronomico, con preparazioni che mettono in evidenza il mestiere dei due chef.

L’inizio è affidato a un calice di benvenuto e a una focaccia con pancetta, seguiti dal vitello tonnato del Cubique, servito senza maionese. Una scelta che alleggerisce un grande classico piemontese e ne restituisce una lettura più essenziale, giocata sull’equilibrio tra carne e salsa.

Tra gli assaggi, gli agnolotti massesi profumati al timo, con mortadella e ragù di carne, portano nel piatto le origini toscane di Consonni dentro una forma familiare alla cucina piemontese. È un piatto che lavora sulla memoria personale senza allontanarsi dal contesto torinese, mantenendo un profilo netto e riconoscibile.

La zuppa nella cipolla, con groviera svizzera e cialda croccante, guarda invece alle esperienze francesi di Spanu. Parte da un ingrediente semplice, quasi domestico, e lo trasforma in una preparazione più stratificata, dove dolcezza, sapidità e consistenza trovano un buon punto di incontro.

Con il Fassone alla Wellington, servito con il suo fondo e carciofo alla brusca, il percorso entra in un registro più tecnico. La carne resta al centro, ma l’esecuzione richiede precisione: cottura, sfoglia, fondo e accompagnamento devono procedere insieme, senza sovrastarsi.

La chiusura resta legata al Piemonte. Lo zabaione di Moscato con gelato alla crema richiama una classicità rassicurante, mentre il Bicerin nella sfera, con gelato al caffè, ganache al fondente e panna, rilegge uno dei simboli torinesi in chiave più contemporanea.

Al Cubique, Consonni e Spanu portano avanti una cucina che tiene insieme esperienza, origini e curiosità. Il risultato è un ristorante solido, con una mano riconoscibile e il desiderio di misurarsi con il presente senza perdere il legame con il mestiere.

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