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A Terracina apre BSN, la brasserie di Simone Nardoni tra cucina a vista, brace e 500 etichette

A Terracina, lungo Viale della Vittoria, lo chef Simone Nardoni apre BSN – Brasserie Simone Nardoni, un nuovo ristorante pensato per rendere l’alta cucina più diretta, libera e vicina al pubblico. Il progetto nasce dall’intenzione di superare le rigidità del fine dining senza rinunciare alla qualità delle materie prime, alla precisione tecnica e alla cura del servizio.

Dopo l’esperienza di Essenza, il ristorante di Terracina premiato con la stella Michelin nel 2021, Nardoni sceglie dunque un registro diverso. La nuova brasserie non vuole replicare formule già sperimentate, ma costruire un rapporto più spontaneo con gli ospiti, attraverso una proposta che cambia seguendo il mercato, le stagioni e l’ispirazione quotidiana dello chef.

Gli spazi traducono questa visione in un ambiente contemporaneo, progettato dai fondatori insieme a Nardoni e realizzato dall’architetto Roberto D’Amico. Cemento, legno di castagno e olivo danno carattere agli interni, mantenendo una sensazione di equilibrio e accoglienza.

A definire il locale sono soprattutto le otto grandi vetrate che ne avvolgono il perimetro. Durante il giorno lasciano entrare la luce naturale; nei mesi estivi possono essere aperte, collegando la sala al dehors e trasformando i circa 250 metri quadrati del ristorante in un ampio spazio continuo.

La cucina occupa una posizione centrale, tanto dal punto di vista architettonico quanto nella relazione con il pubblico. Si sviluppa per 37 metri ed è visibile da ogni lato della sala, senza separazioni nette tra il lavoro della brigata e il tavolo.

Un banco con cinque sedute permette agli ospiti di mangiare davanti ai cuochi e seguire direttamente la preparazione delle portate. Non si tratta soltanto di mostrare gesti e tecniche, ma di ridurre la distanza che spesso separa la sala dalla cucina, rendendo il servizio più aperto e comprensibile.

Durante l’estate, BSN sarà aperto soltanto la sera e articolerà la propria proposta in due momenti: l’aperitivo e la cena. Due modi differenti di vivere lo stesso locale, senza imporre percorsi rigidi o formule prestabilite.

Una cucina che cambia con il mercato

La carta non segue la struttura immobile dei menu tradizionali. I piatti possono variare in base alla disponibilità delle materie prime e alle idee che prendono forma nel lavoro quotidiano della brigata. La cucina resta leggibile e precisa, senza costruzioni superflue, con il gusto e la qualità del prodotto come riferimenti principali.

Un ruolo importante è affidato al forno Josper, utilizzato per cotture brevi e intense, soprattutto sulla carne. Nascono così preparazioni come il maialino arrostito e glassato con salsa barbecue al tamarindo e il petto d’anatra arrostito, completato dal fondo bruno.

La scelta degli ingredienti non risponde a una lettura rigida del chilometro zero. Nardoni preferisce valutare ogni prodotto per qualità, stagionalità e relazione con il contesto naturale in cui viene impiegato. “La mia predilezione è sempre stata per la ricerca del miglior prodotto possibile, a prescindere dal concetto di chilometro zero. La mia ricerca stagionale procede come una lente di ingrandimento: seleziono un raggio di territorio che può espandersi o restringersi a seconda delle necessità e della disponibilità dei prodotti. Ciò che conta è la coerenza con l’ecosistema che ci circonda, non tanto la provenienza geografica“.

Accanto alla cucina, la cantina propone più di 500 etichette, selezionate per accompagnare piatti, momenti e preferenze differenti. Non soltanto bottiglie destinate ai percorsi più strutturati, quindi, ma una scelta costruita per consentire anche un approccio più informale al vino.

La proposta beverage comprende inoltre la mixology, con cocktail classici eseguiti con precisione e adattati alle richieste dell’ospite. Anche in questo caso l’obiettivo non è stupire attraverso tecnicismi o combinazioni forzate, ma offrire drink riconoscibili, equilibrati e coerenti con l’identità della brasserie.

La stessa impostazione guida il servizio. BSN punta ad alleggerire i codici più formali della ristorazione, mantenendo attenzione e competenza ma rinunciando a rituali che rischiano di creare distanza. Il personale è chiamato a costruire un dialogo naturale con pubblici diversi per età, abitudini e aspettative.

Il percorso di Simone Nardoni

Nato nel 1987, Simone Nardoni è cresciuto tra Pontinia e Fiuggi. Dopo i primi passi nel mondo della ristorazione, nel 2003 è tornato a Formia per frequentare la scuola alberghiera e dare una direzione più precisa al proprio percorso professionale.

L’incontro determinante arriva nel 2005, quando conosce Gianluigi Alla, che lo chef definisce “il mio maestro“: “La sua cucina fu per me una navicella spaziale: audace, innovativa, completamente fuori dagli schemi“.

Da quell’esperienza nasce il desiderio di ampliare il proprio bagaglio tecnico. Nardoni si trasferisce per uno stage nei Paesi Baschi, dove approfondisce, tra gli altri metodi, la cottura a bassa temperatura, destinata a diventare uno degli strumenti del suo linguaggio gastronomico.

Nel 2011 apre il primo ristorante a Pontinia. La svolta arriva nel 2019 con l’inaugurazione di Essenza a Terracina, progetto che nel novembre 2021 ottiene la stella Michelin e porta il lavoro dello chef all’attenzione della critica nazionale.

La sua cucina, inizialmente più legata ai repertori del territorio, si è progressivamente fatta essenziale, contemporanea e concentrata sulla nitidezza degli ingredienti. Tecnica e ricerca restano presenti, ma non devono mai allontanare il piatto dalla sua comprensione.

Tra i riferimenti di Nardoni occupa un posto centrale la cucina francese. “Per me rappresenta la spina dorsale della gastronomia mondiale“, racconta. “È un patrimonio di sapori e profumi codificati che ha influenzato profondamente molte cucine moderne. Una guida imprescindibile, che ha contribuito a costruire il nostro sapere culinario“.

Con BSN, inaugurato nel giugno 2026, lo chef apre un nuovo capitolo del proprio percorso. Non una versione semplificata di Essenza, ma un progetto autonomo, costruito su libertà, condivisione e contatto diretto con il pubblico. Una brasserie contemporanea in cui la tecnica rimane solida, mentre il modo di stare a tavola diventa più rilassato.

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