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Mario Deltetto e il vino di Sampeyre: la viticoltura PIWI diventa realtà in alta Valle Varaita

A Sampeyre, in alta Valle Varaita, la viticoltura torna a essere considerata una possibilità concreta per il futuro della montagna. A riportare l’attenzione sulle vigne del territorio è stato Mario Deltetto di Alba Accademia Alberghiera, intervenuto durante il convegno “Nuove prospettive per la vinificazione. Tra viticoltura eroica e dealcolazione“.

L’incontro si è svolto sabato 13 giugno 2026 al Centro culturale Il Monastero, in località Villaretto, e ha riunito esperti e operatori intorno ad alcuni dei temi che stanno modificando il settore vinicolo: nuove tecniche di produzione, vini dealcolati e parzialmente dealcolati, cambiamento climatico, varietà resistenti e recupero delle coltivazioni nelle aree più difficili.

Nel dibattito, l’esperienza di Sampeyre ha permesso di spostare l’attenzione dalla teoria al lavoro già avviato sul territorio. Nelle borgate Roccia e Foresto sono state infatti impiantate vigne resistenti, con l’obiettivo di verificare direttamente le possibilità della coltivazione in un ambiente montano segnato da altitudine, pendenze e condizioni climatiche impegnative.

È su questi terreni che il tema dei PIWI assume un significato preciso. Le varietà resistenti sono studiate per rispondere meglio ad alcune delle principali malattie fungine della vite, tra cui peronospora, oidio e botrite. Una maggiore capacità di difesa può consentire di ridurre il numero dei trattamenti, con conseguenze rilevanti sia sul lavoro in vigna sia sull’impatto ambientale della coltivazione.

In pianura, ogni intervento agronomico può essere organizzato con mezzi e tempi relativamente accessibili. In montagna, invece, le distanze, la conformazione dei terreni e la difficoltà di utilizzare macchinari rendono più complessa anche un’operazione ordinaria. Ridurre i passaggi necessari non significa quindi soltanto contenere l’impiego di prodotti, ma alleggerire una gestione che richiede tempo, risorse e una presenza costante.

Il punto di vista portato da Mario Deltetto parte proprio da questa realtà. La viticoltura resistente non viene presentata come una soluzione astratta o valida ovunque allo stesso modo, ma come uno strumento da osservare sul campo, valutandone il comportamento in rapporto al clima, al suolo e alle caratteristiche dell’alta Valle Varaita.

Le vigne di Roccia e Foresto diventano così un laboratorio a cielo aperto. La loro funzione non è soltanto verificare la capacità delle piante di affrontare le malattie fungine, ma comprendere se la vite possa tornare a occupare spazi agricoli oggi marginali e contribuire alla manutenzione del paesaggio.

A Sampeyre, infatti, coltivare significa anche presidiare il territorio. Il ritorno dei vigneti può aiutare a mantenere lavorati i versanti, contrastare l’abbandono dei terreni e recuperare una relazione agricola con luoghi che rischiano di perdere progressivamente la propria funzione produttiva.

La questione non riguarda soltanto la quantità o la qualità del vino ottenuto. Prima ancora del prodotto finale, conta la possibilità di restituire continuità alle attività agricole e di creare nuove ragioni per vivere, lavorare e investire nelle borgate di montagna.

Il convegno ha collocato questa esperienza all’interno di un confronto più ampio sul futuro del settore. Accanto ai vitigni resistenti, si è discusso di viticoltura eroica, cambiamento climatico e dealcolazione, temi differenti ma legati dalla necessità di rispondere a condizioni produttive e abitudini di consumo in rapido mutamento.

La montagna è uno dei luoghi in cui questi cambiamenti appaiono con maggiore evidenza. Temperature, disponibilità d’acqua, diffusione delle malattie e durata delle stagioni incidono direttamente sul lavoro nei campi. Per questo le sperimentazioni locali acquistano valore: permettono di raccogliere dati, osservare la risposta delle piante e capire quali modelli possano funzionare senza imporre soluzioni costruite per altri territori.

Nel suo intervento, Deltetto ha portato il punto di vista di chi vive questa esperienza direttamente, dalla coltivazione alla produzione. Un contributo inserito in un confronto che ha accostato PIWI, viticoltura eroica, dealcolazione e nuove prospettive per il settore vinicolo.

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