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Casa Vicina torna a Ivrea: cinque generazioni di cucina piemontese al 3T Boutique Hotel

A Ivrea, l’incontro tra Casa Vicina e il 3T Boutique Hotel riporta nel Canavese una storia familiare iniziata nel 1902 e apre una nuova fase, nella quale ristorazione e accoglienza convivono sotto lo stesso tetto.

La Festa d’Estate del 18 giugno ha segnato l’avvio ufficiale del progetto, già operativo da gennaio 2026 negli spazi dell’hotel di via Sant’Ulderico 7. Più che un semplice trasferimento, quello della famiglia Vicina è un ritorno nei luoghi in cui tutto ebbe origine, dopo un percorso che da Borgofranco d’Ivrea ha raggiunto Torino, passando per le cucine di Eataly Lingotto e Green Pea.

La vicenda comincia oltre un secolo fa con Pietro Vicina Mazzaretto, fondatore di una locanda dotata di cambio per i cavalli. Da quella prima attività sono nate cinque generazioni di osti, cuochi e professionisti della sala, capaci di adattare l’impresa familiare ai mutamenti della ristorazione senza recidere il legame con la cucina piemontese.

Dopo Pietro, sono arrivate le cucine di Amelia e Bruna, quindi il lavoro portato avanti da Stefano Vicina, Claudio Vicina e Anna Mastroianni. Oggi il testimone passa anche alla quinta generazione, presente nelle diverse aree del progetto: Laura si occupa della sala e della comunicazione, Stefano D’Elia segue la proposta enologica, Silvia lavora in pasticceria e Alessandro Passini è impegnato in cucina.

Il nuovo indirizzo riunisce competenze che, negli anni, hanno definito l’identità di Casa Vicina: il lavoro sui piatti, la conoscenza del vino, la cura del servizio e una concezione dell’ospitalità che non termina al tavolo. Con la gestione del 3T Boutique Hotel, la famiglia amplia infatti il proprio raggio d’azione, accompagnando l’ospite dalla colazione alla cena e dal soggiorno al momento dell’aperitivo.

La cucina resta fedele al repertorio piemontese, affrontato con tecnica e misura contemporanea. Le ricette non vengono trattate come elementi immobili di un passato da conservare, ma come un patrimonio vivo, tramandato attraverso gesti, preparazioni e memorie familiari.

Il piatto simbolo è la Bagna caoda da bere, una delle creazioni che meglio raccontano il modo in cui Casa Vicina affronta le radici gastronomiche regionali. Accanto trovano posto gli agnolotti pizzicati a mano, il tonno di coniglio e i dolci di casa, preparazioni che rimandano alla tavola piemontese e al lavoro di più generazioni.

Il ritorno a Ivrea consente a questa cucina di riavvicinarsi al territorio da cui proviene, inserendosi però in una struttura con un’identità diversa rispetto ai precedenti indirizzi torinesi. Il ristorante trova spazio al primo piano del 3T Boutique Hotel, mentre il bistrot accoglie il pubblico a pranzo. Completano l’offerta il lounge bar, il servizio della colazione e il dehor bioclimatico, accessibili anche a chi non soggiorna in hotel.

Il 3T Boutique Hotel è una struttura quattro stelle nel centro della città, con affacci sul Castello di Ivrea e sul Mombarone. Il progetto architettonico presta attenzione al design e alla sostenibilità, elementi che accompagnano una formula di ospitalità pensata per tenere insieme soggiorno, ristorazione e vita urbana.

La scelta di assumere la gestione dell’intera struttura modifica anche il ruolo della famiglia Vicina. Non più soltanto ristoratori all’interno di uno spazio altrui, ma responsabili di un percorso che comprende camere, tavola, bar e servizi. La cucina rimane il centro del progetto, ma diventa parte di una relazione più ampia con chi arriva in città, con il territorio e con gli ospiti abituali.

La Festa d’Estate ha reso visibile questo passaggio, riunendo persone, piatti e spazi intorno a una storia che riparte dal luogo in cui era cominciata. Dopo le esperienze torinesi, Casa Vicina torna così nel Canavese senza guardare soltanto al passato: porta con sé il lavoro maturato negli anni e lo applica a una forma di accoglienza più completa.

Per la famiglia Vicina, Ivrea non rappresenta dunque soltanto un nuovo indirizzo. È il punto da cui riprendere il racconto di cinque generazioni, questa volta facendo convivere la camera e la tavola, il ristorante e il bistrot, la memoria familiare e le esigenze dell’ospitalità contemporanea.

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