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Sagrantino, dalle foglie della vite nuove prospettive per la salute cardiovascolare: lo studio dell’Università di Siena del 2026

Il Sagrantino, vitigno simbolo di Montefalco, potrebbe avere qualcosa da offrire anche al di fuori della produzione vinicola. Una ricerca coordinata dall’Università di Siena ha infatti individuato nelle sue foglie sostanze capaci di favorire il rilassamento dei vasi sanguigni, aprendo nuove possibilità di studio nel campo della salute cardiovascolare e della valorizzazione dei sottoprodotti della viticoltura.

I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Journal of Ethnopharmacology, riguardano gli estratti vegetali e le micro e nanovescicole extracellulari ricavati dalle foglie di Vitis vinifera, varietà Sagrantino, raccolte nel territorio umbro di Montefalco. Si tratta di una ricerca preclinica, condotta in laboratorio, che non dimostra ancora benefici diretti sull’organismo umano, ma permette di comprendere meglio il comportamento di alcune componenti naturali presenti nella pianta.

Lo studio, sviluppato nell’ambito della tesi di dottorato di Alice Panti, è stato coordinato dalla professoressa Simona Saponara, del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena, insieme al Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dello stesso ateneo. Hanno partecipato anche l’Università della Calabria, l’Università di Salerno ed ExoLab Italia, azienda biotecnologica specializzata nello studio delle nanovescicole di origine vegetale.

L’interesse dei ricercatori si è concentrato su una parte della vite generalmente poco considerata rispetto all’uva. Le foglie contengono infatti numerosi composti bioattivi, tra cui i polifenoli, sostanze già ampiamente studiate per le loro proprietà biologiche. Nel caso del Sagrantino, particolarmente ricco di questi composti, il gruppo di ricerca ha voluto verificare quale effetto potessero esercitare sul sistema vascolare.

Per farlo sono stati analizzati due materiali distinti. Da una parte gli estratti ottenuti dalle foglie mediante diverse tecniche, comprese quelle assistite da ultrasuoni; dall’altra le micro e nanovescicole extracellulari, piccolissime strutture di origine biologica che trasportano molecole come polifenoli, zuccheri, acidi grassi e amminoacidi.

I test sono stati effettuati ex vivo, utilizzando segmenti isolati di aorta di ratto. I ricercatori hanno osservato che gli estratti delle foglie erano in grado di favorire il rilassamento dei vasi sanguigni, con effetti differenti in relazione alla concentrazione e al metodo di estrazione. In particolare, gli estratti idroalcolici ottenuti con l’impiego degli ultrasuoni hanno mostrato l’attività più marcata.

Un elemento importante riguarda il ruolo dell’endotelio, il sottile strato di cellule che riveste internamente i vasi sanguigni e contribuisce a regolarne il funzionamento. Quando questo tessuto veniva rimosso dai campioni utilizzati negli esperimenti, l’effetto rilassante degli estratti si riduceva notevolmente e, in alcune condizioni, lasciava spazio a una risposta di contrazione.

Anche le nanovescicole hanno mostrato un’attività vasorilassante. Le analisi hanno inoltre evidenziato la loro capacità di interferire con specifici canali del calcio, denominati CaV1.2, presenti nelle cellule della muscolatura vascolare. Questi canali partecipano ai meccanismi che regolano la contrazione dei vasi e rappresentano quindi un elemento di particolare interesse per gli studi sulla fisiologia cardiovascolare.

La ricerca fornisce nuove informazioni sui possibili meccanismi d’azione delle sostanze presenti nelle foglie del Sagrantino. Non significa, tuttavia, che queste possano già essere utilizzate per prevenire o trattare patologie cardiovascolari. Saranno necessari ulteriori approfondimenti per verificarne la sicurezza, individuare eventuali dosaggi appropriati e stabilire se gli effetti osservati in laboratorio possano trovare applicazione nell’uomo.

Le prospettive riguardano soprattutto il settore nutraceutico, che studia ingredienti e preparazioni di origine alimentare potenzialmente utili al benessere dell’organismo. L’individuazione di molecole attive potrebbe inoltre interessare la ricerca biotecnologica e lo sviluppo di nuovi processi di estrazione.

C’è poi un secondo aspetto, legato alla gestione dei vigneti. Ogni anno le operazioni agricole producono una notevole quantità di materiale vegetale, spesso destinato a impieghi di scarso valore economico. Le foglie potrebbero invece diventare una materia prima da recuperare e trasformare, affiancando alla produzione del vino una possibile filiera dedicata all’estrazione di composti bioattivi.

Una prospettiva coerente con i principi dell’economia circolare, che punta a ridurre gli sprechi e a utilizzare in modo più completo le risorse disponibili. L’interesse non si limita alla nutraceutica: ulteriori applicazioni potrebbero riguardare anche la cosmetica e altri settori della ricerca sui materiali di origine vegetale.

A sottolineare il valore dello studio per il territorio è Paolo Bartoloni, presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco. «Il Sagrantino è un patrimonio del nostro territorio, il cui valore va ben oltre la qualità e l’identità dei suoi vini. Precedenti studi scientifici avevano già evidenziato la particolare ricchezza di questo vitigno in polifenoli, composti naturali studiati per i loro potenziali benefici sulla salute. Questa nuova ricerca universitaria, che mette in luce le potenzialità delle foglie della vite per il benessere, in particolare per la salute cardiovascolare, è per noi motivo di grande orgoglio. È un’ulteriore dimostrazione di quanto valore possa generare il nostro territorio, anche attraverso risorse finora poco esplorate, aprendo nuove opportunità per una filiera sempre più attenta alla sostenibilità e alla valorizzazione di ogni sua componente».

Il lavoro dell’Università di Siena aggiunge dunque un nuovo capitolo agli studi dedicati al Sagrantino di Montefalco, finora conosciuto soprattutto per le caratteristiche delle sue uve e dei vini che ne derivano. La possibilità di recuperare dalle foglie sostanze biologicamente attive offre un ulteriore motivo per approfondire la conoscenza del vitigno, con risultati scientifici già documentati e applicazioni pratiche ancora da sviluppare.

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