Dopo quindici anni, Palazzo Forti, storica sede della Galleria d’Arte Moderna di Verona, torna ad accogliere il pubblico. La riapertura è stata inaugurata con la mostra The Then About As Until (9–26 ottobre), inserita nel programma degli eventi collaterali di ArtVerona, e resa possibile dai lavori di riqualificazione promossi dal Comune di Verona, che hanno restituito alla città uno spazio culturale di grande rilievo.
La mostra, curata da Laura Lamonea in collaborazione con Video Sound Art Festival, dialoga con Ápeiron | Senza confini, anteprima di un nuovo format espositivo ideato dalla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti. Il progetto propone nuove letture della collezione civica d’arte contemporanea attraverso un allestimento aperto e sperimentale, capace di mettere in relazione le opere con i linguaggi dell’arte attuale.
«È bellissimo che con ArtVerona la città si riempia di arte e si possa espandere anche in luoghi come questo – ha detto Marta Ugolini, assessora alla Cultura del Comune di Verona –. I veronesi avevano voglia di tornare a vedere questo spazio bellissimo. E noi siamo qui, con il cuore pieno di gioia, ma anche di responsabilità. Sono felice di vedere qui tante persone che hanno amore per l’arte e per la cultura con le quali ci siamo confrontati in questi ultimi tre anni».
Per Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, «La riapertura di Palazzo Forti è un simbolo evidente del legame tra ArtVerona e la città. È il risultato di un lavoro di squadra tra Comune, Fondazione Cariverona e Veronafiere: insieme restituiamo alla città un bene identitario, trasformandolo in uno spazio vivo di arte e comunità. È un modello virtuoso di collaborazione pubblico-privato che genera valore culturale ed economico per il territorio».
Anche Bruno Giordano, presidente della Fondazione Cariverona, sottolinea la forza di questa sinergia: «Palazzo Forti riapre perché anche la cultura non può attendere. La Fondazione Cariverona ha lavorato con determinazione, in stretta collaborazione con il Comune di Verona e con Veronafiere, per favorire la riapertura rapida di questo spazio, un passaggio simbolico e concreto della nostra visione: valorizzare il patrimonio della città e creare le condizioni perché la cultura torni ad abitare i suoi luoghi naturali. La nostra missione non si esaurisce nella conservazione, ma nella rigenerazione culturale: creare opportunità, sostenere il talento, generare valore condiviso. È questo lo spirito con cui abbiamo creduto e investito in Palazzo Forti — un luogo che da oggi torna a vivere e a ispirare la città».
«Con Palazzo Forti che riapre al pubblico e accoglie la mostra The Then About As Until, ArtVerona porta il contemporaneo nei luoghi della storia cittadina – ha spiegato Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere –. È un esempio concreto della sinergia tra i brand fieristici e Verona, in un dialogo che unisce arte, impresa e turismo. Insieme ai nostri partner, costruiamo una fiera che non si chiude nei padiglioni ma si apre alla città e al mondo».
Per Laura Lamonea, direttrice artistica di ArtVerona, la mostra nasce da un’intuizione precisa: «Quando per la prima volta mi hanno parlato di Palazzo Forti ho pensato ad un progetto estremamente connesso al tema della fiera ma soprattutto a questi spazi. “Il circa di allora come un finché” è un gioco di parole che insiste su eredità filosofiche e sul concetto di come la parola condizioni il nostro modo di comprendere e di immaginare. La realtà è fatta di ciò che il linguaggio riesce a catturare, che si tratti della lingua, della politica o di qualsiasi altro settore».
The Then About As Until esplora il legame tra linguaggio e immagine partendo dalle ricerche verbovisuali degli anni Sessanta, quando artisti da tutto il mondo sperimentavano nuove forme visive di produzione linguistica. In mostra i lavori di David Claerbout, Helga Davis, Peter Downsbrough, Nicoletta Grillo e dei tre artisti del collettivo Auguste Orts (Herman Asselberghs, Anouk De Clercq, Manon de Boer). Installazioni, video e performance mettono in discussione le strutture linguistiche che influenzano la percezione del reale. La mostra è realizzata grazie al sostegno di Governo delle Fiandre, Rossetto e Moroso.
Ápeiron | Senza confini rappresenta l’anteprima di un percorso che coinvolge arti visive, performance, suono e installazione per affrontare temi urgenti come identità, rappresentazione, appartenenza, giustizia sociale, sostenibilità ambientale, memoria e storia. Per questa prima tappa, ospitata a Palazzo Forti, tre opere significative della collezione vengono riallestite in dialogo con la mostra principale: Il Canneto (1965) di Eugenio Degani, Untitled #139 (1984) di Cindy Sherman e Scomposizione IV (2000) di Italo Zuffi. Si tratta di lavori che superano i limiti tradizionali dell’opera d’arte, espandendosi nello spazio e nella percezione e offrendo una lettura attuale del presente.
Per informazioni: www.artverona.it




