Il 26 e 27 gennaio le OGR di Torino hanno ospitato Grandi Langhe e il Piemonte del Vino, appuntamento che ha riunito produttori e operatori in uno spazio industriale riconvertito, solido e proiettato in avanti, simbolo di un Piemonte vitivinicolo capace di guardare lontano. Tra territori, storie e stili diversi, la scelta è stata quella di dedicare entrambe le giornate alle bollicine, concentrandosi su Alta Langa ed Erbaluce. Una decisione istintiva che, a posteriori, si è rivelata felice: due espressioni diverse della spumantistica regionale, accomunate dalla capacità di rinnovarsi senza perdere il legame con le origini.
In una fase storica in cui il vino si confronta con nuovi pubblici, abitudini di consumo e contesti di fruizione, le bollicine piemontesi rappresentano un punto di incontro efficace tra classicità e presente. L’osservazione si è concentrata sul dialogo con il mercato professionale, sul tema del dosaggio, sui tempi di affinamento sui lieviti, sulla sostenibilità e, soprattutto, sulla capacità di preservare l’identità territoriale all’interno di un linguaggio enologico ormai condiviso a livello internazionale. Il confronto con i produttori ha restituito una linea chiara: precisione tecnica, espressività misurata e crescente consapevolezza del proprio posizionamento.
Tra i banchi dell’Alta Langa è emersa l’immagine di una denominazione ormai matura, capace di tenere insieme altitudine, rigore e una cifra stilistica riconoscibile. I profili olfattivi hanno spesso richiamato agrumi maturi, fiori bianchi e richiami di pasticceria leggera, con note ricorrenti di nocciola e pietra bagnata, espressione di suoli e altitudini vocate. Al palato la struttura si è mostrata autorevole ma equilibrata, con acidità ben definita, bollicina fine e un rapporto armonico tra sapidità e cremosità. I dosaggi, generalmente contenuti e orientati verso Brut e Pas Dosé, hanno valorizzato la tensione salina e una lettura più nitida del vino, sempre più ricercata oggi.
Il tempo sui lieviti, elemento distintivo dell’Alta Langa, si è tradotto in profondità e persistenza, non come esercizio tecnico fine a sé stesso ma come strumento per dare ampiezza e complessità al sorso. Interessanti anche le interpretazioni rosé, dove il Pinot Nero ha offerto struttura e slancio senza rinunciare all’eleganza.









Il passaggio all’Erbaluce, in particolare nelle versioni spumante, ha restituito una sensazione quasi alpina. L’acidità naturale del vitigno imprime una traiettoria più tesa, con profumi di erbe officinali, agrumi freschi, fiori di campo e una marcata impronta minerale. Il sorso è dinamico, lineare, con finali spesso salini e una spiccata vocazione gastronomica. In degustazione si sono incontrati sia Metodo Classico sia interpretazioni meno convenzionali: in entrambi i casi, l’identità varietale resta centrale. Due aspetti hanno colpito in modo particolare: una crescente attenzione alla maturazione delle basi, che rende i vini più armonici senza perdere freschezza, e la capacità di dialogare con la cucina contemporanea, dai crudi di lago ai fritti leggeri, grazie a un profilo diretto e pulito. Segnali di una tipologia pronta a ritagliarsi uno spazio riconoscibile nel panorama nazionale.





Ascoltare i produttori raccontare il lavoro quotidiano, i sacrifici e la pazienza necessaria per migliorare di anno in anno suscita sempre rispetto. Ci sono vini che convincono più di altri, ma il denominatore comune resta l’attenzione per il lavoro in vigna e in cantina. Nessuna classifica, dunque, ma un elenco delle cantine visitate come riconoscimento collettivo. Dal confronto è emersa una costante: la volontà di dichiarare le scelte tecniche in modo chiaro. Dosaggi calibrati, tempi di affinamento esplicitati, cura delle uve e del loro equilibrio. L’idea di “bere il territorio” prende forma concreta, dalla vigna alla bottiglia, con disciplina. Nell’Alta Langa domina il tema della precisione; nell’Erbaluce la priorità è mantenere energia e definizione, evitando eccessi aromatici. In entrambi i casi, la sostenibilità è presente nei racconti, con pratiche agronomiche più attente e interventi di cantina misurati.
Se Langhe e Roero restano punti di riferimento, Grandi Langhe 2026 ha aperto uno sguardo ampio sulle principali aree vitivinicole regionali: Alto Piemonte, Monferrato, Astigiano, il comparto degli spumanti e territori in crescita come Tortonese, Ovadese, Chierese e, soprattutto, il Canavese, terra dell’Erbaluce. È questa la forza dell’evento: una sorta di “en primeur” del Piemonte del vino, capace di mettere in relazione suoli, stili e sensibilità diverse in un racconto unitario.
L’edizione 2026 ha visto la partecipazione di 510 cantine, di cui 375 da Langhe e Roero e 135 dagli altri territori piemontesi, confermando la centralità della manifestazione per la promozione regionale e la sua capacità di attrarre operatori e stampa anche dall’estero. Nella sala stampa, oltre 700 etichette hanno offerto una panoramica ampia e aggiornata. Il format, riservato a operatori e professionisti, ha garantito una fruizione ordinata, con spazi ben organizzati e tempi adeguati per l’approfondimento.
Al termine delle due giornate alle OGR resta un’impressione chiara. L’Alta Langa mostra una visione ormai definita, fatta di finezza, profondità e coerenza stilistica. L’Erbaluce gioca una partita vivace sui registri della freschezza, della mineralità e di un’eleganza essenziale. Insieme raccontano un Piemonte capace di lavorare in modo corale e di leggere il futuro senza perdere identità. Brindare qui non è solo un gesto di piacere, ma un modo per entrare in sintonia con una cultura del vino che continua a crescere, migliorare e sorprendere.
À la prochaine!
CANTINE ALTA LANGA
- Azienda Agricola 499
- Cantina F.lli Abrigo
- Azienda Agricola TT
- Anna Maria Abbona
- Azienda Agricola Gallo
- Cantina Banfi
- Cantina Cocchi
- Cantina Bera
- Cantina Borgo Maragliano
- Cantina Bricco Maiolica
- Cantina Cantamessa
- Cantina Oriolo
- Cantina Galletto
- Casa E di Mirafiore
- Azienda Agricola Cortino
- Cantina Cuvage
- Cantina Deltetto
- Cantina Pressenda
- Cantina Dogliotti 1860
- Cantina Serafino
- Cantina Garbarino
- Cantina Il Cascinone
- Cantina La Fusina
- Azienda Agricola Marco Capra
- Cantina Rivetti
- Cantina Paolo Berruti
- Poderi Gagliasso
- Cantina Rapalino
- Cantina Saffirio
- Cantina Socrè
- Tenuta Il Falchetto
- Tenuta Langasco
- Cantina Terrabianca
- Cantina Vite Colte
CANTINE ERBALUCE
- Azienda Agricola Orsolani
- Cantina Bruno Giacometto
- Cantina Cellagrande
- Cantina Cieck
- Cantina Roberto Crosio
- Tenuta Roletto
- Cantina Luca Leggero




