Sono 2.059 le cantine recensite e 7.809 i vini selezionati nella guida Slow Wine 2027, presentata sabato 17 ottobre al Superstudio Maxi di Milano. La diciassettesima edizione della pubblicazione di Slow Food Editore arriva in un periodo complesso per il settore vitivinicolo, segnato dalla diminuzione dei consumi, dall’aumento dei costi, dalle eccedenze produttive e da condizioni climatiche che rendono sempre più difficile la gestione dei vigneti. Non mancano, tuttavia, segnali incoraggianti: entrano nella guida 168 aziende, con una presenza significativa di giovani produttori e una crescita particolarmente evidente nel Mezzogiorno.
Alla presentazione hanno partecipato vignaioli e rappresentanti del settore, prima della grande degustazione pomeridiana che ha riunito 450 aziende provenienti da tutta Italia e oltre mille vini ai banchi d’assaggio, con la collaborazione dei sommelier della Fisar.
Dietro la pubblicazione c’è il lavoro di 253 collaboratori e degustatori, distribuiti in tutte le regioni italiane, che ogni anno visitano le cantine, percorrono i vigneti e incontrano i produttori. Il metodo permette di valutare non soltanto i vini, ma anche le pratiche agricole, le condizioni di lavoro, la sostenibilità delle aziende e il rapporto con il territorio.
A spiegare il significato dei numeri è stato Giancarlo Gariglio, curatore della guida: «Il dato che ci interessa di più è il ricambio. Abbiamo 168 ingressi a fronte di 132 uscite: quindi 36 cantine recensite in più, in un anno nel quale le difficoltà si fanno sentire.»
Le nuove presenze comprendono sia aziende di recente costituzione sia produttori con una storia più lunga, individuati durante le visite dei collaboratori. La crescita della Sicilia e di altre regioni meridionali indica, secondo Gariglio, quanto sia ancora ampio il lavoro di ricerca necessario per conoscere realtà meno presenti nei circuiti più affermati.
I numeri della guida e le difficoltà della viticoltura
Tra le 2.059 cantine recensite, 1.204 praticano agricoltura biologica o biodinamica certificata oppure sono in conversione. Un altro dato riguarda il peso del vetro: 3.005 vini vengono commercializzati in bottiglie da non più di 450 grammi, una scelta che permette di ridurre il materiale impiegato e può contribuire a contenere l’impatto del trasporto.
Sono 247 le Chiocciole, assegnate alle aziende che meglio rispondono ai criteri di qualità, sostenibilità e attenzione alle persone promossi da Slow Food. Le 173 Bottiglie distinguono le cantine i cui vini hanno raggiunto risultati particolarmente elevati nelle degustazioni, mentre le 56 Monete premiano il rapporto tra qualità e prezzo.
La selezione comprende inoltre 779 Top Wine, suddivisi in 267 vini riconosciuti per l’eccellenza organolettica e 512 Vini Slow. Tra questi figurano 231 Best Buy, etichette che si distinguono anche per la convenienza economica.
La guida dedica spazio anche all’esperienza di chi visita le aziende. Sono segnalate 466 cantine che offrono ospitalità, 272 nelle quali è possibile fermarsi a mangiare e 1.031 che riservano ai lettori uno sconto del 10% sull’acquisto dei vini. Si aggiungono 250 Locali del Bere Slow, indirizzi selezionati per la loro proposta enologica.
La parte più delicata dell’analisi riguarda però la situazione economica dei vignaioli. Durante gli incontri con i produttori è emersa una preoccupazione crescente per il divario tra i costi necessari a mantenere i vigneti e il valore riconosciuto alle uve e ai vini. Secondo Gariglio, continuare a privilegiare i volumi produttivi rischia di aggravare le difficoltà delle aree meno competitive sotto il profilo dei costi. I primi vigneti ad essere abbandonati possono essere proprio quelli di collina e di montagna, dove le lavorazioni richiedono più tempo e spesso non possono essere meccanizzate. La loro perdita avrebbe conseguenze che vanno oltre l’economia agricola, interessando la manutenzione del territorio, il paesaggio e le comunità locali. Il curatore ha richiamato anche la necessità di controlli più efficaci sulle produzioni, di uno schedario viticolo attendibile e di interventi sulle rese che non penalizzino ulteriormente le zone più difficili da coltivare.
Altrettanto urgente è il tema della ricerca agronomica. Grandinate, gelate, peronospora, siccità, scottature e piogge torrenziali possono compromettere una vendemmia quando l’azienda ha già sostenuto gran parte delle spese. Per questo, nella valutazione di Slow Wine, diventa fondamentale investire nella conoscenza dei suoli, nella gestione dell’acqua e nell’adattamento delle piante alle nuove condizioni climatiche, rendendo i risultati delle sperimentazioni accessibili anche alle aziende più piccole.
I sette Premi Speciali di Slow Wine 2027
Durante la presentazione a Milano sono stati consegnati sette riconoscimenti a vignaioli e aziende che si sono distinti per il percorso professionale, le pratiche agricole, l’ospitalità e l’impegno sociale.
| Premio speciale | Vincitore | Regione |
|---|---|---|
| Premio alla Carriera | Teobaldo Rivella | Piemonte |
| Premio alla Novità dell’anno | Nicola Siriaco | Puglia |
| Premio per l’Accoglienza in cantina | Ca’ Rugate | Veneto |
| Premio al Giovane Vignaiolo | Nikolas Juretic | Friuli-Venezia Giulia |
| Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà | Clarabella | Lombardia |
| Premio per la Viticoltura Sostenibile | Thomas Niedermayr | Alto Adige |
| Premio per la Vitalità del Suolo | Arianna Occhipinti | Sicilia |
Premio alla Carriera: Teobaldo Rivella, Piemonte
Il riconoscimento, sostenuto da Winterhalter, è stato assegnato a Teobaldo Rivella, vignaiolo piemontese che ha attraversato oltre sessant’anni di vendemmie mantenendo una dimensione aziendale contenuta e un’impostazione produttiva personale.
Con due ettari di vigneto, coltivati insieme alla moglie, Rivella ha scelto di non aumentare le dimensioni dell’attività, dedicandosi alla cura delle vigne e a una produzione lontana dalle tendenze che si sono succedute nel tempo.
«Devo dire che ho fatto più di sessanta vendemmie e il tempo è volato. Ho avuto la fortuna di seguire una passione che curavo fin da bambino. Quando ho potuto avere due ettari di terreno un sogno si è realizzato.»
Premio alla Novità dell’anno: Nicola Siriaco, Puglia
Sostenuto da Bormioli Luigi, il premio è andato a Nicola Siriaco, che dopo un’esperienza formativa in Borgogna è tornato nell’azienda agricola di famiglia, avviando un lavoro di valorizzazione delle singole parcelle.
Tra i risultati di questa impostazione figura La Gariga, un Negroamaro caratterizzato da freschezza e agilità, lontano dalle interpretazioni più concentrate e strutturate spesso associate alla varietà.
Il riconoscimento premia la capacità di rinnovare la produzione vitivinicola pugliese partendo dalle caratteristiche delle uve e dei terreni locali, senza riprodurre semplicemente modelli conosciuti altrove.
Premio per l’Accoglienza in cantina: Ca’ Rugate, Veneto
Il premio, sostenuto da Reale Mutua, è stato attribuito a Ca’ Rugate, azienda veneta che ha sviluppato un articolato programma di ospitalità.
Oltre alla cantina, i visitatori possono conoscere un museo del vino, una fattoria didattica e una fattoria sociale. L’azienda è aperta sette giorni su sette e accoglie circa 24 mila persone all’anno.
Come spiegato da Michele Tessari, le attività vengono adattate a pubblici con esigenze differenti, dai visitatori interessati alla storia del vino alle persone coinvolte nei percorsi educativi e sociali.
Premio al Giovane Vignaiolo: Nikolas Juretic, Friuli-Venezia Giulia
Il premio sostenuto da Guala Closures è stato assegnato a Nikolas Juretic, che ha maturato parte della propria esperienza professionale con Simonit&Sirch, gruppo specializzato nella formazione sulla potatura della vite.
Il suo lavoro si concentra sull’osservazione delle singole parcelle e sulla produzione di vini capaci di valorizzarne le differenze.
Juretic è inoltre tra i protagonisti di Senza Meja, iniziativa che riunisce giovani vignaioli friulani e sloveni, favorendo lo scambio di esperienze tra produttori dei territori di confine.
Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà: Clarabella, Lombardia
Il riconoscimento è stato attribuito a Clarabella, cooperativa lombarda che utilizza l’attività agricola anche come strumento di inclusione lavorativa per persone con fragilità psichiatrica.
L’azienda affianca alla produzione vinicola percorsi finalizzati al recupero dell’autonomia e delle competenze professionali.
Alessandro Mogavero, responsabile della cascina e della produzione, ha sottolineato che le persone coinvolte vengono assunte come dipendenti, diventando parte integrante dell’organizzazione aziendale.
Un modello nel quale l’inserimento lavorativo non rappresenta un’attività accessoria, ma una componente fondamentale dell’impresa.
Premio per la Viticoltura Sostenibile: Thomas Niedermayr, Alto Adige
Sostenuto da Gruppo Saida, il riconoscimento è andato alla cantina Thomas Niedermayr, che da anni lavora con i PIWI, varietà di vite resistenti alle principali malattie fungine.
L’azienda ha scelto di sostituire parte dei vecchi vigneti con varietà come Solaris, Bronner e Souvignier Gris, riducendo in modo considerevole la necessità di trattamenti fitosanitari.
Marlene Ausserer, co-conduttrice della cantina, ha approfondito il lavoro sulla biodiversità e sulla fertilità dei suoli, con la presenza di erbe spontanee, alberi da frutto e animali.
La ricerca non riguarda soltanto la riduzione dell’impatto ambientale, ma anche la possibilità di ottenere vini di qualità e capaci di evolvere nel tempo.
Premio per la Vitalità del Suolo: Arianna Occhipinti, Sicilia
Il premio, sostenuto da eVISO, è stato assegnato ad Arianna Occhipinti, produttrice di Vittoria, in provincia di Ragusa.
Il riconoscimento riguarda il lavoro sulla fertilità e sulla biodiversità dei terreni, ma anche l’impegno nella tutela delle campagne circostanti, minacciate dall’abbandono, dai rifiuti e dai roghi.
Nella gestione dei vigneti, Occhipinti presta particolare attenzione alla sostanza organica e alla capacità del suolo di trattenere acqua, aspetti fondamentali in un territorio sempre più esposto alla siccità.
Il premio riconosce inoltre il suo impegno nella sensibilizzazione sui problemi ambientali del territorio, ricordando che la tutela dei vigneti non può essere separata da quella del paesaggio agricolo nel quale si trovano.
Slow Wine Fair 2027, appuntamento a Bologna dal 21 al 23 febbraio
La presentazione della guida è stata anche il punto di partenza per il confronto sulle prospettive della prossima Slow Wine Fair, in programma dal 21 al 23 febbraio 2027 a BolognaFiere.
Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, ha anticipato alcuni dei temi che saranno affrontati: la diminuzione dei consumi, le nuove esigenze del mercato, la formazione dei professionisti, le condizioni di lavoro e le difficoltà del settore della ristorazione. Tra gli argomenti figurano anche l’abbandono delle zone vitivinicole meno facilmente meccanizzabili, la necessità di contrastare pratiche produttive illegali e la ricerca di strumenti commerciali più efficaci per le aziende.
Rossano Bozzi, direttore della Business Unit Heritage di BolognaFiere, ha richiamato l’importanza del confronto tra produttori, distributori e operatori dell’Horeca, con l’obiettivo di favorire nuove opportunità commerciali e una maggiore presenza dei vini selezionati nei ristoranti e nelle enoteche.
La giornata milanese si è conclusa con la grande degustazione, resa possibile anche dal lavoro dei sommelier della Fisar, che collaborano con Slow Wine da dodici anni e utilizzano la guida nella formazione dei propri corsisti.
La diciassettesima edizione di Slow Wine restituisce così un settore attraversato da difficoltà che non riguardano soltanto le vendite. La sopravvivenza della viticoltura nelle aree più impegnative, la necessità di adeguare le pratiche agricole al clima e il ricambio generazionale pongono questioni destinate a influenzare la produzione nei prossimi anni.
Allo stesso tempo, i 168 ingressi nella guida mostrano che continuano a nascere progetti e che numerosi produttori, anche in territori meno conosciuti, stanno trovando spazio attraverso scelte agricole ed enologiche personali. Il risultato delle degustazioni è soltanto una parte di questo lavoro: il resto si trova nei vigneti, nelle cantine e nelle condizioni che permettono a chi produce vino di continuare a farlo.












