HomeNotizieVino, sostantivo (al) femminile: dalla Slow Wine Fair 2026 il confronto sulla...

Vino, sostantivo (al) femminile: dalla Slow Wine Fair 2026 il confronto sulla questione di genere

A BolognaFiere, la Slow Wine Fair porta al centro del dibattito il ruolo delle donne nel mondo del vino e in agricoltura, tra dati, testimonianze e proposte concrete per superare disuguaglianze ancora radicate.

L’incontro “L’uva è donna“, ospitato in Arena Reale Mutua, si inserisce nel percorso avviato da Slow Food Italia sulle questioni di genere. La manifestazione – con 1100 cantine aderenti al manifesto del vino buono, pulito e giusto e la direzione artistica di Slow Food – diventa così anche spazio di riflessione su un settore in cui il contributo femminile è determinante ma spesso poco riconosciuto.

Il lavoro delle donne continua a essere pagato meno. Almeno 1.800 euro lordi annui in meno rispetto agli uomini, secondo lo studio dell’Osservatorio Placido Rizzotto dal titolo (Dis)uguali. Le donne valgono meno. Nei campi si sommano trattamenti economici iniqui e sfruttamento sessuale; tra le mura domestiche, il lavoro agricolo femminile viene spesso considerato un aiuto informale all’economia familiare, oltre al carico quotidiano di cura.

Eppure il comparto vitivinicolo mostra segnali di cambiamento. Il 28% delle cantine italiane è guidato da donne (dati Cribis/Crif). In vigna e in cantina la loro presenza si attesta al 14%, mentre lungo la filiera, avvicinandosi al consumatore, le percentuali crescono: l’80% degli addetti a marketing e comunicazione è donna, così come il 51% nel commerciale e il 76% nell’accoglienza enoturistica (Nomisma 2022).

«Tuttora il femminile vive costretto in stereotipi e cliché che rendono certamente impervi i percorsi, e quando le donne raggiungono traguardi, lo fanno “nonostante”» ha affermato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, introducendo la conferenza alla quale ha partecipato Laura Donadoni, giornalista e scrittrice, autrice di Intrepide. Storie di donne, vino e libertà e di Basta una goccia. Storie di gastronome ribelli, per Slow Food Editore.
«Come giornalista, scrittrice e sommelier ho assistito a molte forme di discriminazione nel mondo del vino. Tantissime donne hanno iniziato a scrivermi sui social, raccontandomi situazioni pesanti: contesti in cui non venivano ascoltate, venivano sminuite o addirittura ricattate. Da lì la mia vita è cambiata radicalmente. Ho sentito l’urgenza di impegnarmi per contribuire a costruire un mondo del vino più equo, non solo raccontando queste storie ma creando strumenti concreti di cambiamento. All’interno del progetto europeo Dafne abbiamo presentato “Grapes of Change”: vogliamo far crescere il grappolo del cambiamento. L’obiettivo è promuovere empowerment e creare un osservatorio che raccolga dati sull’inclusività delle donne nel settore. Coinvolgeremo partner di otto Paesi e oltre 150 aziende, con interviste e analisi per comprendere lo stato reale delle cose e offrire poi strumenti formativi alle imprese. Con i risultati potremo dialogare con le istituzioni europee per innescare un cambiamento strutturale».

Un cambiamento che passa anche dalle storie personali. Franca Miretti, contitolare della Cantina del Pino a Barbaresco, ha raccontato il proprio percorso:
«Nasce nel 1997 da mio marito Renato e da mio padre. Io facevo l’architetto, poi ho conosciuto Renato e ho scelto di lasciare la mia professione per affiancarlo: abbiamo condiviso sei anni di grande intesa, personale e professionale. Quando è venuto a mancare, mi sono ritrovata con una bambina di un anno e la responsabilità dell’azienda. Sono stati momenti complessi, di dolore ma anche di scelte decisive. Oggi mia figlia ha sette anni ed è, simbolicamente e concretamente, la mia socia: sente un’appartenenza fortissima verso questa realtà. Negli anni mi sono avvicinata sempre di più alla vinificazione. All’inizio mi domandavo spesso: “Come avrebbe fatto lui?”. Avevo timori e insicurezze, ma lavorando e imparando ogni giorno ho trovato la mia strada e una nuova solidità. Nel 2020, in pieno Covid, il mercato stava cambiando e non è stato semplice. In quel periodo mi sono aggrappata al Consorzio e a Slow Wine, che mi hanno dato un sostegno fondamentale per andare avanti».

Fare rete resta decisivo. Dall’Australia è arrivata l’esperienza di Amelia Birch, sommelier e imprenditrice, fondatrice di Famelia, wine bar e bottle shop a Sydney:
«Il mio locale vuole essere soprattutto una vetrina di vini prodotti da donne. Il numero di donne nell’industria del vino è ancora così ridotto che spesso non ci rendiamo conto che possono farlo, e anche benissimo. Quando scegliamo un vino, abbiamo una responsabilità: possiamo contribuire a dare visibilità e opportunità e sostenere chi protegge un territorio e le sue cultivar, chi produce nel rispetto dell’ambiente e delle persone, chi costruisce valore per la comunità oltre che per il mercato. Ogni bottiglia è una scelta, e ogni scelta può fare la differenza».

Il quadro tracciato dall’Osservatorio Placido Rizzotto resta però severo. «Lo studio racconta la condizione delle lavoratrici agricole in Italia: discriminate, sottopagate, sfruttate e spesso ricattate. Ma il problema non è solo economico. Molte sono confinate in ruoli marginali, costrette a conciliare lavoro e cura familiare, esposte a ricatti sessuali e violenze. Raccontare la condizione delle donne in agricoltura è un atto politico e sindacale. Dobbiamo valorizzarle, riconoscerne il ruolo fondamentale nelle campagne e garantire condizioni di lavoro giuste, dignitose e sicure. Solo partendo dalla conoscenza possiamo costruire una vera battaglia di giustizia sociale», ha spiegato Jean-René Bilongo, presidente dell’Osservatorio.

Le donne impiegate in agricoltura sono circa 300 mila, ma il numero reale potrebbe essere più alto considerando il lavoro irregolare. I dati Istat indicano una retribuzione media annua lorda tra i 5.400 e i 5.600 euro per le lavoratrici, contro i 7.200–7.300 euro dei colleghi uomini. Complessivamente, alle donne va appena un quarto della massa salariale del settore. Il Quaderno raccoglie dati e testimonianze che mostrano un sistema in cui il lavoro femminile resta spesso invisibile, esposto a rischi sanitari e a condizioni di marginalità. Il volume si apre con il ricordo di Paola Clemente, morta di fatica nel 2015 mentre lavorava come bracciante in un vigneto, tragedia che contribuì all’approvazione di una delle leggi più avanzate in Europa contro il caporalato.

In chiusura, Barbara Nappini ha ribadito: «serve un’adeguata e strutturale rappresentanza politica e sindacale di genere, serve che tutti noi capiamo che la diversità è ricchezza e che quando in una società manca una voce, non ci rimette solo la voce inascoltata, ma la società intera».

La manifestazione si svolge con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Comune di Bologna, della Camera di Commercio di Bologna e di Confcommercio Ascom Bologna, con il supporto di ICE, della Regione Emilia-Romagna e di FIPE, e la collaborazione di numerosi partner istituzionali e privati.

Bologna Wine Week 2025: dal 9 all’11 maggio il vino torna protagonista in città

Dal 9 all'11 maggio 2025, Bologna si prepara ad accogliere la terza edizione della Bologna Wine Week, che per tre giorni trasformerà il cuore...

Il Consorzio del Vermouth di Torino elegge Bruno Malavasi e il nuovo CdA, successione a Roberto Bava

Il 3 ottobre 2025, il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Vermouth di Torino, rinnovato lo scorso giugno a Pollenzo in occasione degli...

Aperitivo 1861 protagonista alle OGR Torino: il nuovo spritz di Gran Torino nel dehors di Snodo

Nel dehors di Snodo alle OGR Torino l’estate continua con l’Aperitivo 1861, l’ultima creazione firmata Gran Torino. Questo nuovo spritz, preparato esclusivamente con ingredienti...

Ricerca AFIDOP 2025: più trasparenza nei menù sui formaggi DOP e IGP

La presenza dei formaggi DOP e IGP nei menù online della ristorazione italiana aumenta e migliora nella qualità delle citazioni: nel 2025 i contenuti...

Ultimi Articoli