Alle OGR di Torino, la decima edizione di Grandi Langhe e il Piemonte del Vino 2026 ha riunito oltre 6.500 professionisti del settore, confermando il ruolo delle denominazioni piemontesi nello scenario internazionale. In questo contesto abbiamo incontrato Mario Bevione di Poderi Colla, azienda che attraversa più di un secolo di storia vitivinicola nelle Langhe.
La storia della famiglia Colla inizia alla fine dell’Ottocento. Pietro Colla avvia il proprio percorso nel 1909 presso Gancia, a Canelli, dove entra in contatto con le tecniche del metodo champenois. Il figlio Beppe Colla, diplomato enologo nel 1949, diventa una figura di riferimento per Alba e per il vino piemontese: per quarant’anni guida la Prunotto e introduce scelte allora pionieristiche, come la vinificazione separata dei cru e l’indicazione specifica in etichetta.
Nel 1994 nasce Poderi Colla, fondata da Beppe Colla insieme al fratello Tino Colla e alla figlia Federica Colla; successivamente entra in azienda anche Pietro Colla, figlio di Tino. La proprietà si estende su quattro tenute per circa 30 ettari, distribuiti tra aree di riferimento per Barolo e Barbaresco. A Bussia si trova la storica Dardi Le Rose; a Barbaresco la Tenuta Roncaglie. Completano l’assetto il Bricco del Drago e la Tenuta Bricco Bompè, dove si svolgono le attività di vinificazione e affinamento.
La produzione comprende Barolo, Barbaresco, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Pinot Nero, con un’attenzione costante alle parcelle e alle annate. L’obiettivo è mantenere leggibili le differenze tra zone e microclimi, evitando uniformità stilistiche e preservando l’identità di ciascun vino.
A Grandi Langhe 2026, l’incontro con Mario Bevione ha riportato l’attenzione su una famiglia che ha attraversato generazioni e passaggi chiave dell’enologia piemontese, portando avanti un progetto basato sulla continuità produttiva e su una visione coerente del territorio delle Langhe.



