Un ampliamento quasi interamente sotterraneo, nuovi spazi per lavorare separatamente le uve e un impianto fotovoltaico capace di coprire gran parte dei consumi aziendali. Cantina Tramin completa la trasformazione della propria sede di Termeno con il più importante investimento realizzato nei 128 anni di storia della cooperativa altoatesina.
La nuova struttura produttiva, inaugurata il 31 luglio, nasce per intervenire su uno dei passaggi più delicati del lavoro in cantina: quello che accompagna le uve dal momento della raccolta alla vinificazione. L’obiettivo è aumentare precisione, flessibilità e sicurezza, offrendo agli enologi strumenti più adatti a gestire separatamente parcelle, varietà e tempi di maturazione.
Il progetto non punta quindi soltanto ad ampliare gli spazi disponibili. La riorganizzazione dell’area produttiva modifica il modo stesso in cui la cantina può affrontare la vendemmia, soprattutto nelle giornate in cui le condizioni meteorologiche impongono di raccogliere contemporaneamente uve provenienti da più zone.
Due piani interrati ospitano gran parte del nuovo edificio. La scelta di costruire sotto il livello del terreno, utilizzando una superficie già impermeabilizzata, ha permesso di contenere il consumo di suolo e di ridurre la presenza visiva dei nuovi volumi. Gli ambienti sotterranei sono stati ricoperti di terra e piantumati con viti, così da ricondurre l’intervento all’andamento dei vigneti circostanti.
All’interno, il percorso delle uve è stato studiato per sfruttare il più possibile la forza di gravità. Una soluzione che consente di limitare i passaggi meccanici e di accompagnare la materia prima nelle diverse fasi con maggiore delicatezza. Tre nuove presse permettono inoltre di gestire più conferimenti nello stesso momento e di lavorare piccoli quantitativi in maniera distinta.
La possibilità di separare le uve assume un peso particolare in un territorio caratterizzato da parcelle differenti per esposizione, altitudine e composizione dei terreni. La nuova organizzazione consente alla cantina di seguire con maggiore attenzione le caratteristiche di ciascun vigneto, evitando che la necessità di gestire grandi volumi finisca per uniformare materie prime con identità diverse.
“Il progetto di ampliamento e riassetto dell’area produttiva avrà un riflesso tangibile e positivo sulla qualità dei nostri vini – afferma Willi Stürz, enologo e direttore tecnico di Cantina Tramin –. La struttura, infatti, apre a nuove possibilità di lavorazioni separate delle uve e in piccoli lotti. In questo modo, valorizzeremo ancor di più il carattere dei singoli terroir e parcelle, raccontando con maggiore precisione il potenziale e l’identità di ogni annata”.
A firmare l’intervento è stato Werner Tscholl, già autore della sede realizzata nel 2010. Quell’edificio, riconoscibile per le forme ispirate ai tralci e per le superfici verdi che si proiettano verso l’esterno, è diventato negli anni uno dei segni architettonici più noti di Termeno.
Con il nuovo ampliamento, Tscholl porta a compimento il disegno originario e ne estende il linguaggio alla parte destinata alla produzione. La facciata in vetro profilato riprende diverse tonalità di verde e alleggerisce la percezione dell’edificio, schermando allo stesso tempo gli spazi di lavoro. Il richiamo alla vite non viene affidato a una citazione decorativa, ma entra nella forma, nei colori e nel rapporto tra pieni e trasparenze.
L’architettura mantiene così una doppia funzione. Da una parte protegge e organizza le attività necessarie alla vinificazione; dall’altra evita che il nuovo volume industriale si imponga sul paesaggio agricolo. Le parti interrate e le superfici coltivate contribuiscono a rendere meno evidente il confine tra edificio e vigneto.
La continuità con il progetto del 2010 non riguarda soltanto l’estetica. La sede di Cantina Tramin è stata pensata fin dall’inizio come espressione del rapporto tra la cooperativa e il territorio in cui opera. L’ampliamento aggiorna questa idea alle esigenze produttive contemporanee, mettendo al centro la gestione delle uve e la capacità di interpretare in modo distinto le diverse parcelle.
L’intervento comprende anche il potenziamento dell’impianto fotovoltaico. La produzione di energia solare può ora soddisfare circa due terzi del fabbisogno complessivo della cantina, riducendo il ricorso a fonti esterne proprio mentre l’aumento degli spazi e delle attrezzature rende più articolata l’attività produttiva.
La struttura consentirà di affrontare le prossime vendemmie con maggiore libertà decisionale, intervenendo sui singoli lotti senza dover sacrificare precisione o rapidità. È in questa possibilità, più che nelle dimensioni dell’investimento, che si misura il valore del progetto: offrire alla cantina gli strumenti per leggere con maggiore accuratezza ogni vigneto e trasferirne le caratteristiche nel vino.




