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Cirelli, 15 anni di vini in anfora tra Trebbiano, Cerasuolo, Montepulciano e Pecorino

Ad Atri, sulle colline teramane, Cirelli lavora con l’anfora dal 2011. Quindici anni durante i quali quello che era nato come un esperimento è diventato una parte stabile della produzione, applicata a Trebbiano, Cerasuolo, Montepulciano e Pecorino e sviluppata attraverso vinificazioni e tempi di affinamento differenti.

La cantina, fondata da Francesco Cirelli nel 2003, si trova in una proprietà agricola di 22 ettari tra vigneti, uliveti, coltivazioni e allevamenti, a pochi chilometri dall’Adriatico. Intorno, il paesaggio è quello dei calanchi di Atri, con terreni nei quali l’argilla ha un ruolo importante e una campagna ancora organizzata secondo una logica agricola diversificata. L’azienda è certificata biologica e fin dall’inizio ha affiancato alla vite altre colture, lavorando sulla rotazione dei terreni e sul mantenimento della biodiversità.

È in questo contesto che nel 2011 arrivano le prime anfore.

«È stata una scelta pionieristica per l’Abruzzo, nata non dalla volontà di seguire una tendenza, ma dalla ricerca di uno strumento capace di accompagnare le uve nel processo di vinificazione lasciando emergere il più possibile il carattere del territorio» racconta il fondatore dell’azienda Francesco Cirelli.

All’epoca il ritorno alla terracotta era ancora poco diffuso nelle cantine italiane e lo era ancora meno in Abruzzo. Cirelli parte con poche anfore e con tre vini: Trebbiano, Montepulciano e Cerasuolo. I risultati delle prime prove convincono l’azienda a proseguire, aumentando nel tempo il numero dei contenitori e lo spazio destinato a questo tipo di vinificazione.

Le anfore utilizzate oggi vengono realizzate a mano da un artigiano di Impruneta, territorio toscano legato da secoli alla lavorazione della terracotta. Hanno una capacità di circa 800 litri e sono dotate di una chiusura in acciaio inox studiata per limitare il contatto con l’ossigeno. La terracotta consente comunque una lenta ossigenazione, senza trasferire al vino le componenti aromatiche che possono derivare dal legno.

È questo il motivo per cui, a Cirelli, l’anfora non viene considerata una firma da riconoscere necessariamente nel bicchiere. Serve piuttosto a seguire fermentazione e affinamento lasciando maggiore spazio all’uva, all’annata e alle caratteristiche del vigneto.

Il metodo cambia anche in base al vino. Nel Trebbiano d’Abruzzo DOC Anfora, per esempio, le uve vengono diraspate e sottoposte a una macerazione di circa 24 ore prima della separazione delle bucce; la fermentazione spontanea prosegue poi in terracotta grazie ai lieviti indigeni. Per il Cerasuolo d’Abruzzo DOC Anfora il contatto con le bucce è invece molto più breve, circa sei ore. Anche il Pecorino passa attraverso una macerazione iniziale di 24 ore e rimane successivamente in anfora per l’affinamento.

Oggi la cantina conta 25 anfore e la produzione in terracotta è raccolta nella Linea Anfora, composta da Trebbiano d’Abruzzo DOC, Cerasuolo d’Abruzzo DOC, Montepulciano d’Abruzzo DOC e Abruzzo Pecorino DOC. Quattro vini che partono da varietà molto diverse tra loro, ma vengono affrontati utilizzando lo stesso contenitore come punto di partenza della vinificazione.

A questi si aggiunge un progetto dedicato agli affinamenti più lunghi. Il primo è il Trebbiano d’Abruzzo DOC Amphora 2022, nato da un’annata che ha consentito alla cantina di prolungare molto più del consueto la permanenza del vino in terracotta. Le uve sono state raccolte a mano alla fine di settembre 2022 e provengono da un vigneto destinato specificamente a questa etichetta. Dopo una macerazione di 24 ore e la fermentazione spontanea, il vino è rimasto sulle fecce fini in anfora per 40 mesi. È stato imbottigliato nel gennaio 2026 in appena 2.000 bottiglie.

Una cantina dentro un’azienda agricola

La scelta dell’anfora è solo una parte del lavoro avviato da Francesco Cirelli ad Atri. Fin dalla fondazione, l’azienda è stata pensata come una realtà agricola e non esclusivamente vitivinicola: nei 22 ettari convivono vigne, olivi, fichi, seminativi e animali.

Rotazione delle colture, riposo dei terreni e pascolo vengono utilizzati per mantenere la fertilità dei suoli e limitare un’agricoltura basata esclusivamente sulla monocultura. È su questo impianto che si inserisce la produzione dei vini biologici.

L’anfora, dunque, non nasce separatamente da ciò che succede nei campi. La scelta di un contenitore che non apporta aromi viene collegata proprio alla volontà di intervenire il meno possibile su uve provenienti da un sistema agricolo seguito fin dalla vigna.

«Per Cirelli oggi l’anfora non rappresenta un fine né un elemento identitario isolato, bensì un tassello di un mosaico più ampio, alla cui base ci sono agricoltura, biodiversità, suolo e territorio» – afferma Luigi Ulisse, CEO del gruppo vitivinicolo di cui Cirelli è parte dal maggio 2025 – «Il suo utilizzo nasce dalla volontà di accompagnare il vino senza sovrapporsi al carattere dell’uva e anche in futuro continuerà a essere uno strumento di ricerca e di interpretazione, un linguaggio contemporaneo attraverso cui l’azienda racconta l’Abruzzo e la propria idea di vino artigianale».

Il riferimento è al passaggio avvenuto nel maggio 2025, quando Tenuta Ulisse ha acquisito Cirelli. L’operazione ha inserito l’azienda di Atri in un gruppo più strutturato, mantenendone però l’autonomia produttiva e l’impostazione agricola. Al momento dell’acquisizione era stato indicato proprio il carattere complementare delle due realtà: da una parte la presenza commerciale e distributiva di Tenuta Ulisse, dall’altra il lavoro biologico e artigianale costruito da Cirelli.

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