HomeNotizieBrachetto d’Acqui, vendemmia 2026 in anticipo: vigneti sani e qualità promettente

Brachetto d’Acqui, vendemmia 2026 in anticipo: vigneti sani e qualità promettente

La vendemmia 2026 del Brachetto d’Acqui DOCG potrebbe iniziare entro la prima metà di agosto, con circa una settimana di anticipo rispetto allo scorso anno. Le prime valutazioni del Consorzio Tutela Vini d’Acqui descrivono vigneti in buone condizioni sanitarie, grappoli ben formati e una maturazione più rapida, mentre resta da capire quale impatto avrà il clima delle prossime settimane sui volumi produttivi.

L’annata è stata segnata da un andamento meteorologico irregolare. Il risveglio vegetativo è avvenuto prima del consueto, favorito dalle temperature elevate registrate già in aprile e dalle riserve idriche accumulate durante l’inverno. La vite ha così avviato rapidamente il proprio ciclo, mantenendo finora un potenziale qualitativo incoraggiante nonostante una lunga fase estiva con precipitazioni ridotte.

Secondo le rilevazioni dell’agronomo Daniele Eberle, le elevate somme termiche di aprile hanno accelerato la crescita della vegetazione. Il successivo mese di maggio, con temperature più vicine alla media e piogge abbondanti, ha contribuito a ristabilire un buon equilibrio tra sviluppo vegetativo e produzione.

Le precipitazioni non hanno provocato particolari problemi sul fronte sanitario. Gli episodi di peronospora sono rimasti circoscritti, mentre fioritura e allegagione si sono svolte in anticipo e con regolarità.

«Le piogge di maggio hanno determinato soltanto sporadiche infezioni primarie di peronospora e non hanno avuto effetti significativi sulla produzione. L’allegagione è avvenuta in anticipo e in condizioni ottimali, mentre la fioritura si è svolta rapidamente e in maniera regolare, grazie alle temperature elevate», spiega Daniele Eberle.

Il caldo persistente e la scarsità di piogge tra giugno e luglio hanno ridotto anche la pressione dei principali patogeni della vite. Gli attacchi di oidio sui grappoli sono stati trascurabili, mentre la tignoletta, responsabile di alcune criticità nella stagione precedente, ha mostrato un’incidenza molto contenuta.

«Lo stato fitosanitario dei vigneti è molto buono. Oidio e tignoletta hanno avuto un impatto minimo e oggi possiamo osservare grappoli sani e ben formati. I sintomi di stress idrico risultano limitati ai terreni più superficiali e ai vigneti più giovani, nonostante l’assenza di piogge significative da inizio giugno», sottolinea Eberle.

I primi segnali di sofferenza idrica riguardano soprattutto i suoli meno profondi e gli impianti più giovani. Nel complesso, tuttavia, i vigneti hanno beneficiato delle riserve accumulate nei mesi precedenti e mostrano una buona capacità di tenuta anche dopo settimane senza precipitazioni rilevanti.

L’invaiatura, la fase in cui gli acini cominciano a cambiare colore e ad avvicinarsi alla maturazione, è già in corso. Le alte temperature diurne e le escursioni termiche notturne ne stanno accelerando l’evoluzione, collocando il ciclo del Brachetto in anticipo non soltanto rispetto alla media, ma anche nel confronto con altre annate precoci.

«L’inizio dell’invaiatura è in anticipo anche rispetto alle annate precoci. Se le condizioni climatiche resteranno favorevoli, la vendemmia inizierà circa una settimana prima rispetto al 2025. Al momento ci aspettiamo una produzione di buona qualità, con un buon livello di fertilità e allegagione. Resta tuttavia fondamentale osservare l’evoluzione del mese di agosto: eventuali ondate di calore potrebbero ridurre il volume finale dei grappoli», conclude Eberle.

La qualità delle uve appare dunque ben avviata, mentre le quantità restano difficili da stimare. Le eventuali ondate di calore di agosto potrebbero infatti rallentare l’accrescimento degli acini e ridurre il peso dei grappoli. Saranno le condizioni dell’ultima fase di maturazione a definire il quadro definitivo della raccolta.

Il presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui, Paolo Ricagno, richiama l’attenzione sulle conseguenze sempre più evidenti del cambiamento climatico per la viticoltura del Monferrato. «l’annata 2026 conferma come il cambiamento climatico rappresenti una delle principali sfide per la viticoltura del Monferrato. Al momento i vigneti presentano uno stato fitosanitario generalmente buono, ma sarà l’andamento climatico tra luglio e agosto a definire il potenziale produttivo e qualitativo della vendemmia. La resilienza delle varietà del territorio e il lavoro quotidiano dei produttori saranno ancora una volta determinanti.»

La zona di produzione del Brachetto d’Acqui DOCG si estende tra le province di Alessandria e Asti, nell’Alto Monferrato. I suoli calcarei di origine marina, le colline ventilate e le escursioni termiche favoriscono lo sviluppo del profilo aromatico che distingue il vitigno.

Queste caratteristiche, insieme all’esperienza dei produttori, stanno aiutando le vigne a mantenere il proprio equilibrio anche in una stagione dominata da temperature elevate e lunghi periodi asciutti. Il risultato, almeno in questa fase, è una produzione con buone prospettive, chiamata però a superare l’ultimo passaggio decisivo dell’estate.

Fondato nel 1992 ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria, il Consorzio Tutela Vini d’Acqui riunisce 60 realtà tra aziende agricole, cantine cooperative e imprese spumantiere. La sua attività è rivolta alla tutela delle denominazioni, del territorio di origine, dei produttori e dei consumatori.

Nel 1996 il Brachetto d’Acqui ha ottenuto la DOCG, anche grazie al lavoro svolto dal Consorzio per definire sul piano normativo e produttivo le caratteristiche del vino e della sua versione spumante.

Il Monferrato, riconosciuto nel 2014 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, presenta terreni composti da sabbia, limo e argilla, capaci di offrire espressioni differenti a seconda delle aree e delle esposizioni. È in questo paesaggio collinare che il Brachetto sviluppa fragranza, finezza e intensità aromatica, qualità sulle quali si concentrano ora le attese per la vendemmia 2026.

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