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Italian Royal Experience 2026: il gusto diventa la chiave per scoprire le Residenze Reali Sabaude

Nei territori delle Residenze Reali Sabaude, la storia non passa soltanto attraverso saloni, giardini e architetture monumentali. Si legge anche nei vigneti, nelle cucine, nei rituali della tavola e nelle ricette nate al servizio della corte. È questo il filo conduttore di Storie a Corte – A Tavola, il nuovo programma di itinerari che mette in relazione le sedici dimore piemontesi riconosciute dall’UNESCO con il patrimonio enogastronomico dei territori circostanti.

In Piemonte, la parola Delizie ha infatti un doppio significato. Con la maiuscola indica la corona di residenze costruite tra il Seicento e l’Ottocento dalla dinastia sabauda; con la minuscola rimanda ai piaceri della tavola. Due mondi soltanto in apparenza distinti, perché le dimore reali non furono esclusivamente centri di potere e rappresentanza. Attorno a esse si svilupparono coltivazioni, allevamenti, vigneti e sistemi produttivi che contribuirono a definire il paesaggio agricolo e alimentare della regione.

Il nuovo racconto prende forma all’interno di Italian Royal Experience, il progetto che riunisce le sedici Residenze Reali Sabaude in un sistema coordinato, superando la lettura di ogni palazzo come museo isolato. Le dimore vengono così presentate come nodi di una rete che comprende comunità, paesaggi, produzioni agricole, mestieri e abitudini sedimentate nel corso dei secoli.

Il rapporto tra corte e territorio emerge con particolare chiarezza a Pollenzo, frazione di Bra posta tra le Langhe e il Roero. Nel secondo quarto dell’Ottocento, Carlo Alberto di Savoia volle trasformarla in una moderna “capitale” agraria, affidandole un ruolo centrale nella sperimentazione e nell’organizzazione della produzione rurale.

Quella vocazione non si è esaurita. Oggi Pollenzo ospita l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, mentre Bra conserva uno dei prodotti più conosciuti della gastronomia piemontese: la salsiccia cruda di vitello. La sua origine viene ricondotta a una concessione dello stesso Carlo Alberto, che permise ai macellai locali di utilizzare carne bovina per produrre insaccati destinati alla comunità ebraica della vicina Cherasco, quando tale impiego era vietato nel resto del territorio.

Un’altra testimonianza si trova sulla collina di Torino, a Villa della Regina. Nel Seicento la residenza era conosciuta come Vigna del Cardinal Maurizio, denominazione che ricordava la stretta relazione tra la dimora e le coltivazioni circostanti. Quel legame è ancora visibile nello storico vigneto urbano di Freisa di Chieri DOC, dal quale si ricava oggi un vino che riprende, con tecniche contemporanee, una produzione avviata circa quattro secoli fa.

Sono episodi che mostrano quanto la vita delle corti sabaude abbia influito sullo sviluppo gastronomico del Piemonte. Decisioni politiche, esigenze cerimoniali, sperimentazioni agricole e consuetudini domestiche hanno lasciato tracce che continuano a emergere nei prodotti, nei paesaggi e nelle abitudini locali.

Le Residenze erano, però, anche luoghi regolati da un’etichetta rigorosa. I banchetti seguivano gerarchie precise, scandite dalla disposizione degli ospiti, dal servizio delle portate e da norme che governavano ogni gesto. Una ritualità che non sempre incontrava il favore dei sovrani: Vittorio Emanuele II, secondo le testimonianze dell’epoca, mal sopportava la lunghezza e la formalità dei grandi pranzi ufficiali.

Dietro quelle tavole lavoravano cuochi, pasticcieri, credenzieri e servitori chiamati a gestire apparati complessi. Tra le figure più importanti compare Giovanni Vialardi, cuoco e pasticciere della corte sabauda, autore del Trattato di cucina, Pasticceria moderna, Credenza e relativa Confettureria.

L’opera, pubblicata nel XIX secolo, raccoglie circa duemila ricette e offre uno spaccato dettagliato dell’organizzazione gastronomica di corte. L’impiego del sistema metrico decimale, allora ancora poco diffuso nei ricettari, permette di riprodurre molte delle preparazioni anche oggi. Circa trecento disegni illustrano utensili, tecniche e composizioni dei piatti, disposti con un’attenzione visiva che rivela quanto la presentazione fosse parte del servizio.

Il trattato non racconta soltanto che cosa si mangiava. Documenta il lavoro quotidiano nelle cucine, la costruzione dei menu, le competenze professionali e l’importanza attribuita alla disposizione delle pietanze. Aspetti spesso rimasti ai margini dei racconti sulla monarchia, ma decisivi per comprendere la vita concreta all’interno delle dimore.

Le Residenze diventano un racconto condiviso

È da questo patrimonio di gesti, sapori e relazioni che nasce Storie a Corte, una raccolta di itinerari tematici in programma fino a dicembre 2027. Il calendario prevede quaranta appuntamenti guidati, della durata di mezza giornata o di una giornata intera, curati da Somewhere Tours & Events.

Non si tratta di semplici visite a palazzi e collezioni. Ogni itinerario attraversa più luoghi e mette in relazione storia, arte, paesaggio, natura, cinema ed enogastronomia. L’obiettivo è far emergere, accanto agli spazi della rappresentanza, anche i mestieri, le professioni, i rituali e le comunità che hanno contribuito alla vita delle Residenze.

Il programma è pensato per il pubblico italiano e internazionale, con appuntamenti disponibili anche in inglese e francese. Quattro i percorsi tematici: Giardini e Parchi, Potere al Femminile, A Tavola e Ciak, si gira!.

Il filone A Tavola comprende tre itinerari e dieci date complessive. Vino e Vigne segue la relazione tra le dimore reali e i paesaggi vitivinicoli, partendo da Villa della Regina e raggiungendo Langhe, Roero, Monferrato e Pollenzo.

Cucine e Ricette Reali conduce invece nei luoghi in cui venivano preparati e organizzati i pasti. Dai Musei Reali di Torino ai castelli di Racconigi e Agliè, il percorso ricostruisce il funzionamento delle cucine, i menu delle grandi cerimonie, le norme dell’etichetta e il lavoro delle persone impegnate nel servizio.

Il Cioccolato dei Savoia è dedicato ai rituali della convivialità torinese e alla fortuna del cacao presso la corte. Il percorso arriva fino alla Merenda Reale®, con cioccolata calda, bicerin e pasticceria storica. Il gusto diventa così uno strumento per leggere la società, i rapporti di potere, gli scambi culturali e le trasformazioni agricole.

A settembre la Merenda delle Regine

Tra gli appuntamenti in calendario c’è La Merenda delle Regine. Cioccolato, vigne e cerimoniali di corte, prevista sabato 26 settembre 2026.

La partenza è fissata a Torino, da dove i partecipanti raggiungeranno in minibus Villa della Regina, la residenza collinare affacciata sulla città. La visita attraverserà le sale affrescate, i giardini terrazzati e la vigna reale, ricostruendo il rapporto tra la corte sabauda e il paesaggio vitivinicolo torinese.

L’itinerario permetterà anche di comprendere il significato della “vigna di delizia“, concepita non soltanto come luogo produttivo, ma come spazio di rappresentanza, riposo e vita sociale. La coltivazione della vite, l’organizzazione dei giardini e la disposizione degli ambienti contribuivano a costruire l’immagine pubblica della corte e il suo rapporto con la città.

Il pomeriggio proseguirà in uno storico caffè torinese con la Merenda Reale®. Cioccolata calda, bicerin e dolci piemontesi saranno il punto di arrivo di un percorso dedicato all’architettura, al vino, al cacao e ai rituali della tavola sabauda.

L’appuntamento è alle 15 e ha una durata di quattro ore. Il biglietto intero costa 49 euro. Il tour sarà bilingue, in italiano e inglese oppure in italiano e francese, secondo le richieste dei partecipanti.

L’iniziativa rientra nel progetto Residenze Sabaude, un Territorio da Re, finanziato dal Ministero del Turismo e realizzato in collaborazione con Turismo Torino e Provincia.

Il progetto Italian Royal Experience nasce per dare alle sedici Residenze Reali Sabaude UNESCO una presenza coordinata sul mercato nazionale e internazionale. La strategia punta a rafforzare le relazioni tra le dimore e i rispettivi territori, presentandole come un unico sistema culturale capace di comprendere arte, paesaggio, ricerca, produzione e vita sociale.

La definizione del progetto deriva da un lavoro di analisi basato sulla sociosemiotica e sull’applicazione dei Deep Trend® Blue Eggs. Lo studio ha riletto il sistema sabaudo come «hub» culturale in costante rapporto con le comunità circostanti, non soltanto sul piano artistico, ma anche negli ambiti tecnologico, industriale e scientifico.

Una prospettiva che restituisce alle Residenze la loro funzione originaria: non luoghi separati dal territorio, ma centri da cui sono partiti modelli di comportamento, sperimentazioni, mode e abitudini destinate a incidere a lungo sull’identità del Piemonte.

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