A Villa della Pergola, i glicini sbocciano tra fine marzo e maggio, disegnando ad Alassio uno dei giardini più incantevoli d’Italia. Ma non è solo la fioritura a rendere questo luogo speciale: qui si attraversa una storia lunga quasi centocinquant’anni, fatta di viaggiatori, botanici, architetti e spiriti visionari.
Tutto ha inizio nel 1875, quando il generale McMurdo, scozzese, acquista due ampi terreni sulla collina di Alassio. Nascono così Casa Napier, il primo edificio, e, pochi anni dopo, Villa della Pergola, seguita dalla realizzazione del parco.
Nel 1900 la proprietà passa a Sir Walter Hamilton-Dalrymple, baronetto scozzese imparentato con Virginia Woolf. Sotto la sua guida, la villa diventa un riferimento per la comunità britannica della Riviera, tanto che nel 1908, nella sua guida The Riviera, lo scrittore William Scott la paragona ai Giardini della Mortola di Thomas Hanbury per eleganza e raffinatezza.
Nel 1922, dopo aver letto proprio quelle parole, Daniel Hanbury, secondogenito di Sir Thomas Hanbury, decide di acquistare la villa. Con lui si apre un nuovo capitolo, che rinsalda il legame tra la dimora e il mondo della botanica.
Ma come spesso accade ai luoghi amati, la villa attraversò un lungo periodo di abbandono. Fu solo nel 2006, grazie all’intervento di Silvia e Antonio Ricci, che Villa della Pergola venne sottratta al degrado. Con una sensibilità rara, i nuovi proprietari avviarono un progetto di restauro conservativo affidato all’architetto paesaggista Paolo Pejrone, tra i nomi più autorevoli nel panorama italiano. Il giardino rinacque, conservando la struttura storica ma aprendosi a nuove prospettive, come la valorizzazione delle collezioni di agapanthus e glicini, ora certificate dalla Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana..
Oggi i Giardini di Villa della Pergola ospitano la più importante collezione di glicini in Italia, con oltre quaranta varietà provenienti da Asia, America ed Europa. Durante la fioritura, da fine marzo a maggio, i grappoli si intrecciano tra archi e pergolati in un paesaggio cangiante, che dialoga con la luce e il vento.
Il giardino ha ricevuto il premio “Il Parco Più Bello d’Italia” nella categoria parchi privati ed è parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani, che riunisce i più significativi giardini storici del Paese.
Il percorso si snoda tra agapanthus, felci arboree, agrumi antichi, palme e piante tropicali. Ogni curva invita a rallentare. E quando i sensi si sono persi tra colori e profumi, si apre un’altra esperienza: quella del gusto.
Al ristorante Nove, all’interno del relais Villa della Pergola, lo chef Antonio Romano accoglie gli ospiti con una cucina che nasce da ciò che lo circonda: il paesaggio, le stagioni, i profumi del giardino. I cocktail e mocktail, serviti nella terrazza panoramica, nascono anch’essi da questa stessa ispirazione: freschi, profumati, a volte inaspettati.
Villa della Pergola oggi non è solo una dimora storica. È un paesaggio che continua a evolvere, a fiorire, a raccontare. Chi la visita durante la fioritura dei glicini entra in una narrazione fatta di stagioni, silenzi e gesti consapevoli.
E tra i profumi portati dal vento, riaffiora anche il ricordo del Wisteria Party, l’appuntamento che nei primi decenni del Novecento riuniva ospiti internazionali per passeggiare tra i glicini, sorseggiare tè e ascoltare musica.
Oggi quell’eleganza non è andata perduta: si è solo trasformata. Il silenzio di una passeggiata al tramonto tra i glicini, il gesto di uno chef che usa un fiore come ingrediente, il modo in cui la luce accarezza un vaso antico. Sono tutti frammenti, echi lontani di quella festa, che continua a vivere – seppur con altri abiti – ogni primavera.

























