A trent’anni dalla nascita della birra artigianale italiana, Unionbirrai lancia “Buona ’sta Birra!“, un progetto nazionale che riunisce piccoli birrifici indipendenti in una produzione condivisa, pensata per raccontare la crescita di un movimento che ha cambiato il modo di bere e produrre birra nel Paese.
L’iniziativa coinvolge decine di birrifici lungo tutta la Penisola, chiamati a realizzare, nello stesso periodo, una birra nata da una base comune. La ricetta è condivisa, ma lascia spazio alla mano di ciascun produttore: ogni birraio può interpretarla secondo il proprio stile, aggiungendo sfumature legate all’esperienza, al territorio e alla sensibilità produttiva, senza modificarne l’identità di partenza.
“Buona ’sta Birra!” nasce come gesto collettivo per segnare i 30 anni della birra artigianale italiana attraverso l’azione che più appartiene a questo mondo: produrre insieme. La scelta dello stile non è casuale. La birra sarà una Italian Pilsner, tipologia che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più riconoscibile nel panorama brassicolo nazionale. È una birra dalla bevuta diretta, pulita, accessibile, ma costruita con precisione tecnica e materie prime di qualità. Una proposta capace di parlare a un pubblico ampio, senza rinunciare alla cura che distingue il lavoro dei birrifici artigianali.
“Volevamo qualcosa di diretto, immediato, capace di arrivare a tutti. E allo stesso tempo volevamo ribadire un concetto semplice: la birra artigianale italiana cresce quando si apre, quando si condivide, quando fa comunità – dichiara Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai – Per questo abbiamo scelto un nome che racconta la realtà: è quello che si dice davvero al bancone quando una birra piace. La birra artigianale, infatti, non si comprende spiegandola, si capisce bevendola, provandola, assaggiandola e poi tutto viene di conseguenza. ‘Buona ‘sta Birra!’ nasce anche per questo: è un invito semplice e diretto a chi ancora non conosce questo mondo, a partire da una cosa sola, la più importante: bere una buona birra“.
Le prime cotte collettive si sono già svolte in diverse regioni. In Toscana, il 23 aprile 2026, il Birrificio Mostodolce ha ospitato una produzione condivisa; il 30 aprile è stata poi la volta di Radical Brewery e Mudita. In Emilia-Romagna, il 27 aprile, il Birrificio Giusto Spirito ha riunito numerose realtà del territorio per una nuova tappa del progetto.
Il calendario continua con appuntamenti già fissati. Il 5 maggio la produzione approda in Trentino-Alto Adige, al Birrificio Barbaforte; il 7 maggio in Friuli-Venezia Giulia, al Birrificio Villa Chazil; il 9 maggio in Lombardia, da The Wall, dove la cotta sarà aperta al pubblico. In questa occasione appassionati e curiosi potranno assistere alla produzione, incontrare i birrifici coinvolti e partecipare a un momento che mette insieme lavoro in sala cottura, degustazione e confronto diretto con i produttori.
Anche la Puglia partecipa con un programma distribuito tra più birrifici: Caput Ursi l’8 maggio, Birranova l’11 maggio, I Peuceti il 13 maggio e Officine Birrai il 20 maggio. Altri appuntamenti sono previsti in Lombardia il 25 maggio, al birrificio Otus con Dada, e il 19 giugno al Birrificio Lariano, nel Lecchese, in occasione di Birrifici Aperti Unionbirrai.
“Oggi i consumatori ricercano una birra fatta bene, equilibrata, piacevole da bere e prodotta sapientemente con materie prime di qualità – prosegue Vittorio Ferraris – La Italian Pilsner rappresenta perfettamente questo equilibrio: semplicità di bevuta e qualità, ed è uno degli stili che meglio racconta la maturità raggiunta dal movimento italiano, oggi riconosciuto anche a livello internazionale“.
Il progetto arriva in un momento significativo per il settore. In tre decenni la birra artigianale italiana è passata da fenomeno di nicchia a comparto riconoscibile, con ricadute produttive, culturali ed economiche. La crescita ha coinvolto non solo i birrifici, ma anche agricoltura, trasformazione, distribuzione, formazione, servizio e comunicazione, contribuendo alla costruzione di una cultura birraria più consapevole.
Dal 1996, anno di avvio del fenomeno in Italia, il settore ha raggiunto numeri importanti: oggi si contano circa 900 microbirrifici e 200 brewpub. La produzione, che all’inizio del secolo si attestava intorno ai 2.000 ettolitri, oscilla ora tra i 400 e i 500 mila ettolitri, pari a circa il 2,5% del comparto birrario nazionale.
“Celebriamo un percorso collettivo che ha cambiato il modo di produrre, di bere e di pensare la birra in Italia – aggiunge Ferraris – ha fatto conoscere stili che fino a venticinque anni fa erano quasi sconosciuti, ha creato curiosità e poi competenza, contribuendo alla crescita di una cultura birraria più consapevole, accompagnata da divulgazione, formazione, maggiore attenzione al servizio e da un rapporto diretto tra produttore e consumatore, elemento che in passato era impensabile. Di fatto, ciò che trent’anni fa era un’utopia, oggi è una parte concreta del nostro Made in Italy agroalimentare, riconosciuta anche a livello internazionale. E questo risultato non è di qualcuno, ma di tutti i birrai che in questi anni hanno creduto in un’idea e l’hanno costruita giorno dopo giorno“.
La birra sarà disponibile dai primi di giugno e potrà essere degustata in tutta Italia. Uno dei passaggi centrali sarà l’edizione 2026 di Birrifici Aperti Unionbirrai e della Giornata Nazionale della Birra Artigianale, in programma dal 19 al 23 giugno: cinque giorni durante i quali sarà possibile visitare i birrifici, conoscere i produttori e avvicinarsi al mondo dell’artigianale attraverso un’esperienza diretta.
Tutti i dettagli, gli aggiornamenti sulle produzioni e le informazioni sui birrifici coinvolti sono disponibili sul sito ufficiale del progetto: www.buonastabirra.it.





