La nuova Guida ai Locali Storici d’Italia 2026/2027 riparte da un’idea precisa: raccontare la storia del Paese attraverso i luoghi in cui si è mangiato, bevuto, discusso, scritto, viaggiato e, talvolta, deciso il corso degli eventi. La 46ª edizione della pubblicazione firmata dall’Associazione Nazionale Locali Storici d’Italia sceglie come filo narrativo “TRA BATTAGLIE E BOTTIGLIE“, un percorso dedicato ai vini, ai liquori e ai cocktail che hanno accompagnato pagine importanti della vita italiana.
La Guida, aggiornata ogni due anni, conferma il suo formato tascabile e il carattere di piccola mappa sentimentale del patrimonio dell’accoglienza italiana. L’impianto richiama le guide del Grand Tour, anche grazie ai disegni realizzati a mano che illustrano i locali storici e restituiscono alla pubblicazione un’identità riconoscibile. È gratuita, salvo le spese di spedizione, e può essere richiesta all’Associazione tramite il sito localistorici.it o via mail.
La presentazione si è tenuta a Roma, in uno dei locali più noti al mondo: il ristorante Il Vero Alfredo di Piazza Augusto Imperatore, legato alla fama internazionale delle sue “Fettuccine all’Alfredo“. A fare gli onori di casa sono state Ines di Lelio e Chiara Cuomo, nipote e pronipote del fondatore Alfredo, custodi di un indirizzo attraversato in 118 anni da generazioni di ospiti, artisti, viaggiatori e personalità pubbliche.
All’incontro sono intervenuti il presidente dei Locali Storici d’Italia Enrico Magenes, il presidente della 7ª Commissione Cultura della Camera dei deputati Federico Mollicone, il consigliere del Primo Municipio di Roma Capitale Stefano Tozzi, il curatore della Guida 2026/2027 Gabriele Conta, la senior professor della SDA Bocconi School of Management Magda Antonioli e la giornalista RAI Simonetta Guidotti, che ha moderato il confronto.
Tra gli ospiti anche la principessa Elettra Giovannelli Marconi, il principe Guglielmo Giovannelli Marconi e il marchese Giuseppe Ferrajoli. Elettra Giovannelli Marconi ha ricordato un episodio legato al padre, Guglielmo Marconi: nel 1933, dalla terrazza del Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure, lo scienziato trasmise per la prima volta al mondo segnali radiotelegrafici e radiotelefonici alla distanza di 150 chilometri. Un episodio che riassume bene il ruolo dei locali storici come luoghi di ospitalità, ma anche come punti di osservazione privilegiati sulle trasformazioni culturali, scientifiche e sociali del Paese.
Il tema della nuova edizione porta il lettore dentro un’Italia in cui il tintinnio dei bicchieri incontra il rumore della storia. Vini, amari, rosoli, vermouth, grappe e cocktail non vengono raccontati come semplici bevande, ma come presenze silenziose accanto a battaglie, passaggi politici, rivoluzioni del costume, viaggi aristocratici, salotti letterari e riti popolari. I Locali Storici d’Italia emergono così non solo come indirizzi della ristorazione e dell’ospitalità, ma come teatri di vita pubblica, memoria familiare e identità territoriale.
Tra le storie raccolte nella Guida c’è quella del Royal Victoria Hotel di Pisa, nato poco dopo l’anno Mille come foresteria con locanda tenuta dalla Consorteria dei Vinajoli, associazione medievale di coltivatori di viti e produttori di vino. A Venezia, l’Ostaria Antico Dolo rimanda invece alla cultura dell’aperitivo veneziano attraverso il Select, nato nel 1920 dalla competenza dei Fratelli Pilla.
A Alassio, il Caffè Pasticceria Balzola conserva la memoria di Pasquale Balzola, maestro liquorista della Martini & Rossi, rientrato in Italia dagli Stati Uniti durante il proibizionismo e creatore dell’Amaro dei Saraceni e dell’Aperitivo Balzola. A Milano, il Caffè Camparino in Galleria resta uno dei luoghi simbolo dell’aperitivo, legato al Bitter ideato da Gaspare Campari e alle architetture liberty della Galleria Vittorio Emanuele II.
A Bologna, al Grand Hotel Majestic “già Baglioni“, nacque il Signature Cocktail Roberta, tributo allo storico capo barman Pietro Cuccoli, che nel corso della sua carriera servì ospiti come Lady Diana e Sophia Loren. Sono episodi che mostrano come la storia dei locali passi spesso dai banconi, dalle sale da pranzo, dai gesti dei barman e dalle ricette tramandate.
Molti locali storici continuano a produrre liquori artigianali. Al Ristorante Antico Francischiello da Peppino di Massa Lubrense, in provincia di Napoli, il limoncello viene ancora preparato dalla signora Pina, madre del titolare. Sulla sponda del Lago di Como, il Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio serve il “Comoncello“, realizzato con agrumi raccolti nei giardini del locale e messi in infusione con erbe aromatiche.
A Cremona, lo storico Negozio Sperlari propone il “Rosso della Disfida“, vino rosso frizzante legato al duello del 1085 tra il figlio dell’imperatore Enrico IV e il gonfaloniere cremonese Giovanni Baldesio. Sempre nel Cremonese, il Caffè La Crepa di Isola Dovarese è conosciuto per il nocino e per i campionati dedicati a questo liquore, in cui la clientela viene invitata a portare la propria versione casalinga.
In Sicilia, il Ristorante Majore di Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, conserva il profumo speziato del Rosolio alla Cannella, che si può assaggiare come liquore di fine pasto. A Palermo, l’Antica Focacceria San Francesco lega invece la propria storia al Marsala di casa Florio, da abbinare a una “vastedda maritata” o a un trancio di sfincione.
A Napoli, il Gran Caffè Gambrinus richiama già nel nome la figura leggendaria di Gambrinus, patrono della birra, al quale la tradizione attribuisce l’invenzione della bevanda. In Valle d’Aosta, la Guida riporta alla memoria una coltura della vite antichissima: in un periodo di grande espansione, la produzione di vino valdostano sarebbe stata sedici volte superiore a quella della Borgogna. Oggi vitigni autoctoni come Fumin, Cornalin, Vien de Nus, Prié Blanc e Muscat Petit Grain di Chambave si possono incontrare in indirizzi come il Bellevue Hotel & Spa e l’Hotel Miramonti, entrambi a Cogne.
Tra Brenta e Piave, la storia del vino e dei distillati si intreccia con quella della Grande Guerra. Il Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, fu attraversato da centinaia di migliaia di soldati diretti verso il Monte Grappa e la linea del Piave. Proprio lì, la Distilleria Nardini divenne un punto di passaggio per chi cercava conforto e coraggio prima di proseguire verso il fronte.
A Recco, in provincia di Genova, il Ristorante da Ö Vittorio è stato tra i primi a servire lo storico Amaro Camatti, premiato nel 2023 nella top del World Liqueur Awards. A Venezia, il Caffè Lavena porta avanti la valorizzazione del primo prosecco veneziano, l’Harmonia Mundi, sopravvissuto nei secoli e realizzato secondo il metodo Charmat. A Sanremo, il Royal Hotel presenta invece il Moscatello di Taggia, conosciuto anche come “vino dei Papi“, vino dolce e di alta gradazione le cui origini risalgono al Medioevo.
In Piemonte, la Pasticceria Roletti 1896 di San Giorgio Canavese conserva un brevetto concesso dal Duca di Genova come “Liquorista e confettiere“, riconoscimento che riguarda anche il suo Vermouth, ancora preparato secondo la ricetta originale di Giuseppe Roletti. A Torino, l’Albergo Ristorante San Giors, già Ponte Dora, serve liquori antichi preparati secondo ricette storiche e riporta alla memoria il rito del “bicchiere della staffa“: l’ultimo sorso prima della partenza, quando il cavallo è sellato e il piede poggia già sulla staffa.
La Guida arriva fino a Varese, dove il Palace Grand Hotel, nel parco del Colle Campigli, custodisce il ricordo di Miles Davis e del suo Cocktail Martini con oliva, servito a un bancone che richiama atmosfere di inizio Novecento.
L’edizione 2026/2027 guarda anche oltre i confini nazionali. Accanto ai locali distribuiti in tutta Italia, compaiono indirizzi come il Caffè Reggio di New York e, in Svizzera, il Gran Cafè al Porto e l’Hotel Splendide Royal di Lugano. Una mappa che mostra come la cultura italiana dell’ospitalità abbia saputo viaggiare, lasciare tracce e costruire relazioni anche fuori dal Paese.
Più che un semplice repertorio di indirizzi, la nuova Guida ai Locali Storici d’Italia diventa così un racconto di luoghi, persone e sapori che hanno attraversato il tempo. “TRA BATTAGLIE E BOTTIGLIE” non è soltanto un titolo, ma una chiave di lettura: dietro ogni vino, ogni liquore, ogni cocktail e ogni tavola c’è un frammento di storia italiana, spesso custodito proprio là dove si continua a entrare per mangiare, bere, incontrarsi e ricordare.



