Alla Reggia di Quisisana, tra il Golfo di Napoli e il Monte Faito, la pasta esce dalla cucina per diventare racconto del territorio, leva economica e strumento con cui attrarre nuovi flussi internazionali. È attorno a questo tema che si è sviluppata la seconda tappa di “Praesentia. Gusto di Campania Divina“, il progetto regionale dedicato alla cultura enogastronomica e alla sua capacità di costruire itinerari turistici più ampi e riconoscibili.
Il nome Quisisana viene ricondotto all’espressione latina “quid est sana“, interpretata come “Qui si guarisce“: un richiamo alla salubrità dell’aria di Castellammare di Stabia e alla posizione della residenza borbonica, sospesa tra il mare e i rilievi dei Monti Lattari. Negli ambienti della reggia, il benessere è passato questa volta dalla tavola, attraverso i prodotti e i piatti di un’area che comprende anche Vico Equense e Gragnano.
Dopo il debutto a Ischia del 30 giugno, il viaggio di Praesentia ha raggiunto una parte della Campania segnata da testimonianze romane, angioine e borboniche, oggi custodite nei musei della reggia. In questo paesaggio culturale la pasta ha assunto il ruolo di protagonista: alimento identitario, ma anche chiave per raccontare le comunità, il lavoro e i cambiamenti della società italiana.
A questo rapporto è stata dedicata la sessione “Pasta diva. L’icona del Made in Italy a tavola“, pensata per indagare come uno dei prodotti italiani più conosciuti possa contribuire alla promozione delle destinazioni e alla costruzione di un’offerta capace di andare oltre la semplice visita.
Il progetto è coordinato dalla Direzione generale per le Politiche culturali e il Turismo della Regione Campania e attuato dall’Agenzia Turismo Campania. L’obiettivo è mettere in relazione patrimonio storico, produzioni agroalimentari, ristorazione e identità locali, superando la dispersione delle iniziative e costruendo una strategia condivisa tra i territori.
A indicare la direzione è stato l’assessore regionale al Turismo Vincenzo Maraio, che guarda al modello organizzativo dell’Andalusia come possibile riferimento per una programmazione meno frammentata. “Siamo impegnati nella costruzione di un turismo esperienziale capace di superare la frammentazione e di mettere in relazione territori, eccellenze e identità. Sul modello organizzativo dell’Andalusia, vogliamo favorire una programmazione condivisa, fondata sulle reali vocazioni dei luoghi e sulla capacità delle comunità di fare rete, superando il concetto della città come luogo da visitare ed approcciando invece a quello di destinazione da vivere“.
La dichiarazione è arrivata al termine della mattinata di incontri aperta dal sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza. Il primo cittadino ha posto l’accento sulla necessità di trasformare il patrimonio gastronomico locale in un fattore stabile di richiamo per il turismo straniero, legandolo alla storia, al paesaggio e alle nuove possibilità offerte dal recupero del mare cittadino.
Nel 2025, secondo i dati presentati durante l’incontro, il 63 per cento delle presenze nell’area è stato costituito da visitatori internazionali. La permanenza media degli stranieri ha raggiunto le 3,38 notti, contro le 2,18 degli italiani. Su questa crescita ha inciso anche il ripristino della balneabilità cittadina dopo quasi mezzo secolo, elemento che ha restituito alla costa stabiese una funzione centrale nell’offerta turistica.
Il confronto si è poi allargato al rapporto tra i comuni del comprensorio. Il sindaco di Gragnano, Nello D’Auria, ha richiamato la necessità di una pianificazione corale, capace di riunire le produzioni locali e di trasformarle in un motore economico comune. Una prospettiva che assegna alla pasta di Gragnano, alla pizza di Vico Equense e ai prodotti dell’area stabiese il compito di rappresentare non singoli comuni, ma una destinazione più ampia.
Il titolo scelto per l’incontro richiama la Casta Diva di Vincenzo Bellini, una delle arie più note del belcanto. A Quisisana, la “diva” è stata la pasta, assunta come ambasciatrice del Made in Italy e punto di partenza per una riflessione sul significato sociale del cibo.
A ripercorrerne la storia è stato Marino Niola, docente di Antropologia dei simboli, Antropologia delle arti e della performance, Miti e riti della gastronomia contemporanea all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nello stesso ateneo coordina il Laboratorio di Antropologia Sociale e il master in Comunicazione multimediale dell’enogastronomia, oltre a dirigere il Centro di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea “MedEatResearch”.
Il ruolo della pasta in Italia e sui mercati internazionali è stato approfondito anche da Giovanni Cafiero, in rappresentanza del Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP. Accanto a uno dei simboli più riconoscibili della produzione campana ha trovato spazio la pizza nel formato familiare nato a Vico Equense, legato all’idea della condivisione e difeso da Michele Cuomo, presidente dell’Associazione Pizza a Vico.
La riflessione culturale ha trovato una traduzione concreta nello showcooking condotto dal giornalista Paolo Marchi, fondatore di Identità Golose. Ai fornelli si sono incontrate due letture della cucina campana, entrambe legate ai prodotti e alla memoria gastronomica del territorio.
Lo chef due stelle Michelin Maicol Izzo, resident chef di Piazzetta Milù, ha proposto la sua interpretazione della “Papaccella Napoletana“. Lo chef stellato Peppe Guida, alla guida di Antica Osteria Nonna Rosa e Villa Rosa, ha preparato gli “Spaghettini all’acqua di limone e Provolone del Monaco” e il “Corallino riposato con spollichini freschi e cozze“.
Le ricette sono state accompagnate dalle produzioni del comprensorio: il pane di Algrammo Forneria Evoluta, l’olio biologico Rubisco, la treccia di fiordilatte di Arte Casearia Vico De. Co. e i taralli del Biscottificio Cascone. Nei calici sono arrivati i vini delle cantine Abbazia di Crapolla, Guerritore e Le Lune del Vesuvio.
Il finale è stato affidato a Rosanna Fienga, che ha presentato “La Barchiglia di Re Ferdinando“, chiudendo un percorso costruito attraverso ingredienti, preparazioni e riferimenti alla storia locale.
La tappa di Castellammare di Stabia ha mostrato come la gastronomia possa diventare una porta d’accesso alla conoscenza di un’area più vasta. La pasta, in questa prospettiva, non è soltanto un prodotto da promuovere, ma un linguaggio comune con cui collegare musei, siti storici, aziende, ristoranti e comunità.
Il viaggio di “Praesentia. Gusto di Campania Divina“, curato sul piano scientifico dalla professoressa Elisabetta Moro, proseguirà l’8 settembre ad Ascea, con un appuntamento dedicato al turismo della Dieta Mediterranea. Le tappe successive sono previste il 28 settembre a Pozzuoli, il 26 ottobre ad Avellino, il 9 novembre ad Aversa, il 23 novembre a Benevento e il 7 dicembre a Napoli, dove si concluderà il programma.
“Praesentia. Gusto di Campania Divina – Viaggio alla scoperta della cultura enogastronomica della Campania“ è un intervento finanziato dallo Stato italiano nell’ambito del FUNT – Fondo Unico Nazionale per il Turismo, parte corrente 2025.



