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Dal pranzo all’aperitivo, cambiano le abitudini degli italiani: l’analisi di Fondazione Birra Moretti

Il pranzo tradizionale perde parte della sua centralità, mentre piatti unici, assaggi da condividere e pause fuori casa trovano sempre più spazio nelle abitudini degli italiani. È l’evoluzione analizzata da Fondazione Birra Moretti, che ha approfondito i cambiamenti nel rapporto con il cibo, gli orari dei pasti e la ristorazione, coinvolgendo antropologi, nutrizionisti e professionisti dell’ospitalità per capire anche quale ruolo possa avere la birra nelle nuove modalità di consumo.

A descrivere il cambiamento sono anzitutto i dati dell’Istat. Tra il 1993 e il 2023, la percentuale di persone che considerano il pranzo il pasto principale è passata dal 78,2% al 63,3%, mentre quella di chi pranza abitualmente a casa è diminuita dall’84,5% al 72,9%. Nello stesso periodo è aumentata la quota di chi attribuisce maggiore importanza alla cena, salita dal 17,3% al 23,6%.

Anche la composizione del pasto è cambiata. Secondo il rapporto Camst-Censis “Il tempo e il cibo“, pubblicato nel 2025, il 66,2% dei lavoratori intervistati consuma durante la pausa pranzo una sola portata, mentre il 17,3% indica un pasto composto da tre portate. La durata media della pausa è di 24 minuti, un tempo che contribuisce a orientare le scelte verso preparazioni rapide e formule meno articolate.

Il fenomeno non riguarda soltanto la necessità di mangiare velocemente durante il lavoro. Dall’aperitivo alla cena informale, si sono diffuse modalità che consentono di ordinare piccole porzioni, dividere più piatti tra i commensali o scegliere una portata senza seguire necessariamente la successione di antipasto, primo e secondo.

Fondazione Birra Moretti ha preso in esame queste abitudini insieme ai componenti del proprio Comitato scientifico, tra cui l’antropologo Marino Niola e lo specialista in Scienza dell’Alimentazione e Medicina dello Sport Michelangelo Giampietro, coinvolgendo anche ASPI – Associazione Sommellerie Professionale Italiana e Noi di Sala, l’associazione che riunisce i professionisti della sala e della cantina.

“Stiamo assistendo all’evoluzione di un nuovo modo di vivere la convivialità. Il pasto diventa più flessibile, costruito attorno a piccoli assaggi, molteplici occasioni di incontro e momenti di condivisione meno rigidi“, dichiara Alfredo Pratolongo, presidente di Fondazione Birra Moretti. “È un fenomeno interessante che presenta opportunità di crescita per la cultura della birra nel nostro Paese, che in questo nuovo contesto trova una collocazione particolarmente naturale: grazie alla ricchezza dei suoi stili, alla varietà delle gradazioni e alla sua versatilità negli abbinamenti, accompagna con equilibrio questa nuova cultura del mangiare e, soprattutto, della convivialità. Simbolo di socialità e condivisione, uno dei segreti della birra è che ha sempre saputo evolversi insieme alle abitudini alimentari degli italiani“.

Dal pranzo all’aperitivo, cambiano gli orari del fuori casa

Bar, ristoranti e altri esercizi pubblici devono oggi rispondere a una domanda distribuita in diversi momenti della giornata. Secondo i dati FIPE-TradeLab relativi al 2025, la colazione rappresenta il 26,7% delle visite, seguita dalla pausa di metà mattina con il 19,4%. Il pranzo si attesta al 17,3%, mentre la cena raggiunge il 14,1%.

Accanto a questi appuntamenti trovano spazio le pause pomeridiane, gli aperitivi e il dopocena. La ristorazione non si concentra più soltanto sui due pasti principali: un bar può accogliere chi fa colazione, chi si ferma a metà mattina, chi pranza velocemente e chi ritorna nel tardo pomeriggio per incontrare amici o colleghi.

Anche il menu si adatta. Panini, toast, pizza, insalate, bowl mediterranee, taglieri, bruschette e piccoli piatti trovano posto accanto alle preparazioni della cucina italiana e alle proposte internazionali. Per i locali significa poter organizzare un’offerta adatta a tempi di permanenza, disponibilità di spesa e abitudini differenti.

Il cambiamento riguarda in particolare le nuove generazioni, osserva Marino Niola, che collega la trasformazione dei pasti ai ritmi del lavoro e della vita quotidiana.

“La sequenza tradizionale dei pasti principali si sta destrutturando in direzione di una frammentazione di luoghi, momenti, usi e consumi diversi. Prime protagoniste del cambiamento sono soprattutto le nuove generazioni, che vivono in costante accelerazione e hanno bisogno di raccordare questi ritmi con gli altri momenti della loro vita, da quelli lavorativi alle pause dedicate alla convivialità“, osserva il Prof. Marino Niola, antropologo e divulgatore scientifico. “Ma proprio mentre cambiano i tempi e le forme del consumo, emerge una voglia crescente di comunità, di cui la birra in compagnia diventa un rito celebrativo. La birra intercetta in pieno lo spirito del nostro tempo: si è progressivamente trasformata in una bevanda simbolo della convivialità, dell’amicizia e dello stare insieme all’italiana. E la sua versatilità le permette di accompagnare la grande varietà di sapori della cucina italiana con un abbinamento elastico, non troppo impegnativo o obbligante. È un modo nuovo di declinare l’antico legame tra la birra e i momenti di effervescenza sociale, di scambio, di festa e di apertura all’altro“.

Secondo questa lettura, il pasto continua a rappresentare un momento di relazione, ma non richiede necessariamente un appuntamento lungo o un menu completo. Una pausa può essere breve, così come una serata tra amici può svilupparsi intorno a più assaggi da dividere.

Per chi lavora nella ristorazione, una conseguenza riguarda anche il servizio. La gestione dei tempi, le porzioni e la possibilità di costruire liberamente il proprio ordine assumono maggiore importanza rispetto agli schemi tradizionali.

Ne parla Rudy Travagli, presidente di Noi di Sala, che sottolinea come le aspettative dei clienti stiano modificando anche il lavoro del personale. “Oggi le nuove generazioni mettono al centro la convivialità e il piacere di stare insieme, ma lo fanno con modalità diverse rispetto al passato. Non rinunciano al tempo condiviso: vogliono essere loro a decidere quanto dedicarvi, senza sentirsi vincolati ai tempi e ai rituali del pasto tradizionale. Per questo crescono occasioni più informali, fatte di piccoli assaggi, condivisione e libertà di costruire la propria esperienza. Allo stesso tempo aumenta l’attenzione al benessere: si scelgono piatti più equilibrati, ingredienti di qualità e un consumo di alcol più consapevole, privilegiando abbinamenti capaci di valorizzare il cibo senza eccessi. In questo scenario, la birra interpreta perfettamente la nuova convivialità, accompagnando il pasto con naturalezza grazie alla varietà di stili, gradazioni e formati che permettono a ciascuno di trovare l’abbinamento più adatto al momento”

Cinque proposte di abbinamento tra piccoli piatti e birra

All’interno di questa analisi, Fondazione Birra Moretti ha coinvolto ASPI – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana nella realizzazione della “Carta degli abbinamenti: 5 abbinamenti tra birra e stuzzichini all’italiana“, che propone cinque tipologie di birra accostate a dieci preparazioni della gastronomia italiana, pensate soprattutto per l’aperitivo e la condivisione.

La selezione comprende ricette regionali, fritti, lievitati e preparazioni a base di verdure, formaggi e salumi. Gli abbinamenti seguono due criteri fondamentali dell’analisi sensoriale: concordanza e contrasto. Nel primo caso si ricercano caratteristiche affini tra cibo e bevanda; nel secondo si sfruttano differenze di freschezza, sapidità, amarezza o struttura per bilanciare le sensazioni gustative.

Il percorso si apre con una lager analcolica, proposta insieme alle bruschette al forno con mozzarella e all’hummus di verdure. La leggerezza e la moderata effervescenza della birra si prestano ad accompagnare la componente lattica del formaggio fuso e la consistenza cremosa dell’hummus, mentre le delicate note maltate trovano corrispondenza nella tostatura del pane e nella dolcezza dei legumi.

Più particolare l’accostamento tra una birra aromatizzata al succo di melograno e due preparazioni dal carattere deciso: i peperoni in saor, nei quali dolcezza e acidità si alternano, e i dadini di erbazzone, specialità emiliana a base di verdure e formaggio. Nel primo caso le note fruttate del melograno accompagnano il gusto agrodolce dei peperoni; nel secondo introducono un contrasto con la sapidità e le sfumature vegetali del ripieno.

Una lager non filtrata con una leggera nota sapida viene invece abbinata al baccalà mantecato e alle verdure fritte. Con il baccalà, la componente salina richiama il gusto del pesce, mentre la carbonazione attenua la sensazione grassa della mantecatura. Nel fritto, la freschezza della birra bilancia l’untuosità, lasciando percepire meglio il sapore degli ortaggi.

La quarta proposta riguarda una lager non filtrata a bassa fermentazione, scelta per due preparazioni accomunate dalla frittura ma differenti per ripieno e intensità: le olive all’ascolana e la mozzarella in carrozza. La struttura della birra sostiene la sapidità delle olive farcite con carne, mentre le note maltate accompagnano la croccantezza della panatura e del pane dorato. La lieve amarezza risulta utile anche nel contrastare la morbidezza del formaggio filante.

A concludere la carta è una IPA, abbinata alla pinsa con prosciutto crudo e allo gnocco fritto con mortadella. In entrambi i casi entrano in gioco l’intensità aromatica del luppolo e la sua componente amaricante, capaci di confrontarsi con la sapidità dei salumi e la grassezza delle preparazioni. Le note agrumate ed erbacee aggiungono un elemento di contrasto, particolarmente evidente con la mortadella e la sua speziatura.

Le proposte elaborate da ASPI mostrano come l’abbinamento possa essere costruito anche intorno a una sola preparazione, senza richiedere un menu completo. Per i professionisti della ristorazione, la carta costituisce uno strumento per scegliere le birre considerando ingredienti, cotture, consistenze e intensità dei piatti, adattando il servizio alle formule dell’aperitivo e dei piccoli assaggi.

Il tema viene affrontato anche dal punto di vista nutrizionale da Michelangelo Giampietro, che richiama l’importanza della moderazione nel consumo delle bevande alcoliche.

“La birra è una delle bevande fermentate più antiche e diffuse al mondo e rappresenta, in molte culture, un elemento della convivialità e della condivisione“, osserva il Prof. Michelangelo Giampietro, specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport. “Inserita all’interno di uno stile nutrizionale equilibrato e accompagnata al cibo, la birra trova naturalmente spazio in tutte le molteplici occasioni di convivialità che le nuove abitudini alimentari degli italiani hanno contribuito a creare, sempre nel segno della moderazione e della consapevolezza.“

L’abbinamento con il cibo rimane una scelta gastronomica, distinta dagli aspetti legati alla salute: mangiare durante il consumo non elimina i rischi associati all’alcol, ed è importante considerare anche le alternative analcoliche.

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