Un bosco circondato dai vigneti del Barolo, i resti di un monastero documentato più di mille anni fa e un percorso di arte contemporanea destinato a svilupparsi nel tempo. È sul Colle San Pietro, a Monforte d’Alba, che Sandra e Charley Vezza hanno scelto di dare vita alla Fondazione Vezza, una nuova istituzione culturale che aprirà al pubblico nel settembre 2027, sotto la direzione di Flavio Del Monte.
Le prime opere saranno affidate a Kathleen Ryan e Alessandro Pessoli, chiamati a confrontarsi con un ambiente nel quale la vegetazione spontanea convive con testimonianze storiche e un paesaggio agricolo profondamente segnato dalla viticoltura. L’inaugurazione coinciderà con l’anno in cui Alba sarà Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2027, inserendo una nuova destinazione culturale nel territorio delle Langhe.
La particolarità della Fondazione risiede soprattutto nella scelta della sede. Non un edificio destinato a ospitare sale espositive, ma una collina boscosa che conserva le rovine dell’antico Monastero di San Pietro. Intorno si estendono i vigneti del Bricco San Pietro, uno dei cru del territorio di Monforte d’Alba, dove il Nebbiolo è coltivato per la produzione del Barolo.
In una zona appartenente ai Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato, riconosciuti dall’UNESCO, il colle costituisce un’interruzione nella successione ordinata dei filari. Qui il bosco ha conservato una propria continuità naturale, diventando un elemento da tutelare prima ancora che uno spazio da destinare alle installazioni artistiche.
Per comprenderne le caratteristiche, la proprietà ha avviato studi botanici, archeologici e architettonici, approfondendo le condizioni della vegetazione e delle strutture storiche. L’obiettivo è rendere la collina percorribile attraverso i sentieri, permettendo ai visitatori di avvicinarsi alle opere senza alterare gli elementi che distinguono questo ambiente.
La scelta riflette il rapporto che Sandra e Charley Vezza hanno costruito con le Langhe e il loro interesse per la ricerca artistica. La Fondazione nasce infatti da un’iniziativa familiare nella quale la selezione degli artisti e la tutela del patrimonio esistente sono considerate parti dello stesso impegno.
A guidarne lo sviluppo culturale sarà Flavio Del Monte, nominato direttore della nuova istituzione. Il programma prevede il coinvolgimento di artisti italiani e internazionali, invitati a conoscere il colle prima di elaborare i propri interventi. Il bosco, l’andamento dei sentieri, le rovine e le trasformazioni stagionali diventeranno elementi con i quali confrontarsi durante la progettazione delle opere.
La Fondazione non sarà quindi completata con l’inaugurazione. Ogni anno verranno coinvolti uno o più artisti e, nell’arco di circa dieci anni, i nuovi lavori andranno ad ampliare il percorso espositivo. La crescita sarà graduale, senza prevedere fin dall’inizio un allestimento definitivo.
Kathleen Ryan, artista statunitense nata a Los Angeles nel 1984, e Alessandro Pessoli, nato a Cervia nel 1963, saranno i primi due protagonisti di questa iniziativa. Le loro opere, previste per settembre 2027, segneranno l’avvio della programmazione e permetteranno di conoscere le prime interpretazioni artistiche del Colle San Pietro.
Dalle rovine medievali al recupero del Colle San Pietro
La storia della collina precede di molti secoli la nascita della Fondazione. La prima testimonianza scritta risale al 1014, quando una bolla di Papa Benedetto VIII registra l’esistenza della cellam Sancti Petri, un insediamento religioso del quale sopravvivono oggi alcune strutture murarie.
Nel XIII secolo, San Pietro e San Giovanni risultano collegati all’Abbazia di Ferrania. Nel 1458 i beni passano al Vescovado di Alba e successivamente al patrimonio del Seminario, attraversando una lunga serie di cambiamenti legati alla proprietà e all’utilizzo del complesso.
Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento gli edifici vengono probabilmente restaurati e adattati a residenza estiva episcopale. Dopo una fase prevalentemente agricola e ulteriori passaggi di proprietà, il complesso entra progressivamente in stato di abbandono.
Una testimonianza del 1919 descrive la cappella, ormai desacralizzata, come «diruta». Nel corso del Novecento il deterioramento prosegue, lasciando sul colle le rovine che oggi costituiscono una delle principali testimonianze della sua storia.
Il recupero architettonico è stato affidato a Salvatore Simonetti e allo studio Simonetti Architettura, già impegnati nel restauro dei Castelli di Cannero sul Lago Maggiore e nel recupero della pavimentazione lapidea della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
L’intervento sul Colle San Pietro prevede il consolidamento e la conservazione delle strutture esistenti, nel rispetto delle diverse trasformazioni subite dal complesso nel corso dei secoli. Le rovine saranno così parte integrante della visita, insieme agli alberi, ai sentieri e alle nuove installazioni.
La Fondazione è pensata anche per un pubblico che non frequenta abitualmente musei e gallerie. La possibilità di attraversare il bosco a piedi, fermarsi lungo il cammino e incontrare le opere senza seguire necessariamente un itinerario prestabilito rende la visita accessibile a interessi ed età differenti, comprese le famiglie.
Anche il trascorrere delle stagioni contribuirà a modificare la percezione delle installazioni: la vegetazione, i colori e la luce cambieranno intorno a opere destinate a rimanere nello stesso ambiente.
L’apertura di settembre 2027 arriverà in un periodo particolarmente importante per l’offerta culturale delle Langhe. Il riconoscimento di Alba come Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea porterà nel territorio nuovi programmi espositivi e iniziative dedicate alla produzione artistica, contribuendo ad ampliare un’offerta finora conosciuta soprattutto per il vino, la gastronomia e il patrimonio paesaggistico.
La presidenza della Fondazione è affidata a Sandra Vezza, con Charley Vezza vicepresidente e Flavio Del Monte direttore. La segreteria organizzativa è seguita da Barbara Mercanti, mentre il coordinamento tecnico è curato da Marco Gallo.




