HomeVino e BevandeCanelli DOCG, il territorio storico del Moscato afferma la sua identità

Canelli DOCG, il territorio storico del Moscato afferma la sua identità

Il Canelli“. Così, già alla fine dell’Ottocento, veniva indicato quel territorio che «a buon diritto, può chiamarsi zona del Moscato», un’area circondata a nord da Asti e dal fiume Tanaro, a sud dal fiume Bormida, contigua alle Langhe, che trova in Canelli il suo fulcro centrale. È nel cuore di questa zona che oggi nasce il Canelli DOCG.

Nel 2011 l’ottenimento della sottozona Canelli all’interno della denominazione Moscato d’Asti DOCG ha rappresentato il primo passo verso un nuovo status. Nove anni più tardi, nel 2019, è stato avviato il percorso per il riconoscimento di una denominazione autonoma, il Canelli DOCG o Canelli DOCG Moscato, che nel 2023 viene definitivamente riconosciuta a livello europeo e nazionale, con l’autorizzazione alla prima vendemmia ufficiale.

Il territorio, delimitato con grande precisione, individua i migliori areali in soli 17 comuni, fissando regole puntuali per stabilire quali vigneti possano fornire le uve che hanno diritto alla menzione CANELLI DOCG o CANELLI DOCG Moscato.

Un territorio vocato al Moscato Bianco

La coltivazione della vite a Canelli è attestata sin dall’epoca romana e prosegue lungo tutto il medioevo. In questo contesto il Moscato arriva in Piemonte per trovare qui la sua terra d’elezione. La presenza del vitigno si concentra progressivamente nelle zone più vocate di Canelli e dei paesi vicini, fino a intrecciarsi, nel corso dei secoli, con la vita stessa della comunità.

Il suolo di queste colline ha una storia antica: è formato da Sabbie Astiane, appoggiate su marne argillose calcaree, emerse in seguito al ritiro dell’attuale mar Adriatico. Questi terreni, ricchi di calcare e microelementi, dal tipico colore bianco giallastro, godono di un microclima ideale: a primavere piovose seguono lunghe estati asciutte, quando il sole conferisce a quest’uva aromatica e ricca di zuccheri il caratteristico giallo dorato.

Le marcate escursioni termiche tra giorno e notte contribuiscono a dare al Moscato Bianco coltivato a Canelli equilibrio, aromaticità e freschezza durevole nel tempo.

La zona di produzione si colloca in un sistema collinare articolato, formato da colline di media e alta altitudine, talvolta aspre e ripide, tra i 165 e i 500 metri di quota. Siamo a sud di Asti e del fiume Tanaro, a nord del fiume Bormida, con al centro il torrente Belbo: una fascia collinare contigua alla Langa e all’Alto Monferrato, con fulcro nella città di Canelli.

Da 17 comuni, di cui 10 solo in parte del loro territorio, possono provenire le uve destinate alla produzione del Canelli.

L’Associazione Produttori Moscato di Canelli si propone di valorizzare il vitigno Moscato Bianco di Canelli, il vino Canelli DOCG e le colline che lo generano, nella consapevolezza che territorio, vitigno e uomo, legati da storia e tradizione, costituiscono un insieme irripetibile. Qualità, storia e radici nella terra si traducono nel prodotto più tipico di quest’area: il Moscato d’Asti DOCG Canelli.

Terreno e geologia

Il profilo geologico è definito dalle Sabbie Astiane (circa 2 milioni di anni) posate su argille marnose (le argille di Lugagnano, 3–4 milioni di anni), emerse nel Terziario dal ritiro dell’attuale mar Adriatico. A causa di una più recente attività tettonica, dovuta alla spinta della placca africana su quella europea (iniziata circa 80 mila anni fa), si è verificato il piegamento e il sollevamento dei depositi sedimentari, dando origine alle colline delle Langhe e del Monferrato.

Sono terreni dal colore bianco giallastro, di tessitura franco–limosa o franco–sabbiosa, poveri di sostanza organica, con pH basico, ricchi di calcare e microelementi: in combinazione con il microclima offrono al Moscato Bianco di Canelli un’area di massima espressione, fatta di equilibrio, aromaticità e freschezza duratura.

Il Moscato predilige i pendii inclinati e ben esposti, che favoriscono il drenaggio dell’acqua in eccesso, consentono di raggiungere una buona sommatoria termica e garantiscono un elevato numero di ore di luce, fondamentali per la sintesi di terpeni e zuccheri. Le esposizioni migliori sono a sud, per la ricchezza in struttura e contenuto zuccherino, ma risultano essenziali anche i versanti verso est e ovest, dove si preservano le componenti fresche di acidità e aromi.

Il Clima

Il Moscato Bianco ama il sole, che a maturazione gli conferisce il tipico colore giallo dorato, un’ottima dotazione zuccherina e aromatica, ma ha bisogno anche di ventilazione ed escursione termica tra giorno e notte per mantenere sanità, freschezza acida e profilo aromatico.

Il clima dell’area è caratterizzato da primavere piovose ed estati calde, talvolta asciutte, con sensibili escursioni termiche tra giorno e notte. Gli autunni sono miti, con piogge concentrate nella fase finale, mentre gli inverni, pur non particolarmente rigidi, presentano spesso temperature inferiori allo zero e nevicate anche a bassa quota tra dicembre e febbraio. Le lunghe estati asciutte, accompagnate da una ventilazione più o meno intensa soprattutto sulle colline più alte, sono cruciali per la sanità delle uve e per mitigare gli eccessi di calore.

La Storia

«Una serie di Comuni contigui appartenenti rispettivamente alla tre regioni dell’Astesana, dell’Alto Monferrato e delle Langhe costituiscono nel loro insieme una zona che, a buon diritto, può chiamarsi “zona del Moscato…”». Con queste parole Arnaldo Strucchi e Mario Zecchini, autori di una monografia sul Moscato di Canelli, definiscono nel 1895 l’area di produzione del Moscato. Canelli si trova esattamente nel mezzo di questo territorio.

Qui la coltura della vite è attestata già in epoca romana ed è documentata lungo tutto il medioevo, come testimoniano gli atti di compravendita di terreni risalenti al XII e al XIII secolo, conservati presso l’Archivio Storico di Torino.

Il Moscato arriva in Piemonte nel XIII secolo e si diffonde rapidamente in tutta la regione, ma nel tempo si concentra nelle aree più vocate di Canelli e dei dintorni, dove gli impianti crescono in modo esponenziale. Gli stessi duchi di Savoia, tra XVI e XVII secolo, contribuiscono alla fortuna del Moscato di queste zone, scegliendolo per le proprie tavole; allo stesso modo i marchesi del Monferrato si approvvigionano dai feudi vicini di Santo Stefano Belbo per le stesse ragioni.

Non a caso, i primi studiosi e padri della viticoltura e dell’ampelografia, fino ai primi del Novecento, identificano il vitigno piemontese con il nome Moscato Bianco di Canelli.

Dal Seicento in avanti si moltiplicano i riferimenti storici, precisi e inequivocabili, al Moscato come vitigno e, soprattutto, come vino nell’areale di Canelli. Alcuni esempi:

  • Negli “Annali di AlessandriaGirolamo Ghilini, narrando dell’assedio al castello di Canelli del 1616, riferisce che il corpo dell’esercito spagnolo che vi si installò trovò… «Vettovaglie di ogni sorta, in gran copia, con una cantina di Moscatelli delicatissimi e d’altri generosi vini ripiena».
  • Circa mezzo secolo più tardi, nel 1674, in una lettera oggi conservata presso l’Archivio Storico di Torino, il marchese Carlo Antonio Scarampi Crivelli, signore di Canelli, si scusa con il duca di Savoia «Per non aver potuto provvedere a Vostra Altezza Reale un carro di Moscatello , come era mio intento, del migliore che si potesse fare».
  • Nel 1753 l’intendente delle Regie Finanze, in visita a Canelli, descrive il Moscato come «…lo maggior frutto di queste terre, qual riesce dilicato dolce et perfettostante massime l’Industria delli abitatori…».

Vitigno e vigneti

Il vitigno di riferimento è il Moscato Bianco di Canelli, varietà aromatica a bacca bianca, mediamente vigorosa. I grappoli sono di media grandezza, cilindrici o piramidali, con acini sferici dalla buccia sottile, di colore giallo–verde o giallo dorato–ambrato se esposti al sole. Il sapore è intensamente aromatico, inconfondibile per il Moscato.

I vigneti sono composti da fitti filari in collina, tra i 150 e i 500 metri di altitudine, con pendenze anche significative: è frequente raggiungere il 30% e oltre. Le esposizioni prevalenti sono a sud, est e ovest. Il sistema di potatura è il Guyot, con un carico di 10–12 gemme per ceppo.

La varietà è mediamente precoce: la vendemmia avviene tra fine agosto e la prima metà di settembre. La raccolta, ancora oggi, si svolge a mano e diventa un rito che coinvolge l’intero territorio.

Le attitudini del vitigno sono molteplici: uva apprezzata sin dall’antichità per dolcezza e aromaticità, può essere consumata tal quale a tavola o in cucina, fresca o appassita, oppure vinificata. In funzione del grado di maturazione e di eventuale appassimento, può dare vini dolci e freschi, più o meno vivaci o effervescenti, oppure vini liquorosi e molto dolci.

Il vino Canelli DOCG

Dalle uve si ottiene, tramite soffice spremitura, un mosto dolce, intensamente profumato e aromatico che, una volta illimpidito, viene mantenuto dolce a bassa temperatura fino al momento della fermentazione in autoclave, secondo il metodo Martinotti o Charmat. Dopo chiarifica e filtrazione, il vino viene imbottigliato conservando l’effervescenza naturale ottenuta dalla fermentazione dei propri zuccheri.

Dal punto di vista organolettico, il Canelli DOCG presenta:

  • Colore: giallo paglierino dorato, con riflessi verdognoli che, con il lungo affinamento, evolvono verso un giallo dorato vivo e brillante.
  • Profumo: al naso è fresco, con sentori di fiori, salvia, pesca bianca, in un quadro di intensa aromaticità tipica del Moscato. Con una leggera evoluzione emergono note che richiamano la pasticceria e le creme. Con il passare del tempo, oltre i quattro anni, i profumi diventano più complessi: compaiono richiami a piante balsamiche e aromatiche, fino ad accenni di idrocarburi, che tornano protagonisti nelle sensazioni retro–olfattive. Questi caratteri definiscono la tipologia Canelli Riserva.
  • Gusto: in bocca è dolce, fresco, vivo, armonico e persistente, con sensazioni che ricordano l’uva, avvolte da un’effervescenza fine ed elegante. Il Canelli Riserva offre una persistenza maggiore e una fusione più marcata delle componenti dolci, acide e aromatiche, che si esprimono in un equilibrio sorprendente e in una complessità finale che rimanda direttamente alle percezioni olfattive.

Abbinamenti

Il Canelli DOCG è perfetto nel dolce finale di un pranzo tipico piemontese o come pausa rinfrescante in un caldo pomeriggio estivo. Le occasioni d’abbinamento sono numerose. La consuetudine lo vuole accostato a pasticceria secca, creme, dolci a base di frutta, macedonie, panettone.

Per contrasti armoniosi è interessante provarlo con prosciutto crudo, Gorgonzola naturale o una Robiola di Roccaverano dop leggermente stagionata. Nella versione Riserva si abbina con grande efficacia a formaggi stagionati ed erborinati, foie gras, anguilla alla brace, risotti e primi piatti in interpretazioni gourmet.

Vini e storie toscane a Cortina: Castello del Terriccio il 1° agosto 2025 a Una Montagna di Libri

Per il secondo anno consecutivo, Castello del Terriccio si conferma partner di Una Montagna di Libri, il festival internazionale della letteratura che porta a...

“Note di Grappa, Jazz e Cocktail” a Santa Massenza (Valle dei Laghi), il 9 Agosto 2024

Il 9 agosto, le cinque distillerie di Santa Massenza, piccolo borgo della Valle dei Laghi, noto per la sua grappa artigianale trentina e situato...

Transumanza: gli eventi di settembre 2024 in Valtellina per celebrare un’antica tradizione

Con l'arrivo dell'autunno, la Valtellina si appresta a rivivere una delle tradizioni alpine più antiche: la transumanza. Mandrie di bovini e ovini scendono dai...

Ultimi Articoli