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“I Cru di Enogea: Canelli DOCG”, a Canelli Città del Vino 2026 la storia della denominazione con Gianmario Cerutti

Il Canelli DOCG comincia a raccontarsi attraverso la geografia delle sue colline. A Canelli Città del Vino 2026, la presentazione della mappa “I Cru di Enogea: Canelli DOCG”, firmata dal cartografo e giornalista Alessandro Masnaghetti, ha aperto una nuova fase nella lettura di una denominazione giovane sulla carta, ma con radici molto più lontane nel tempo.

La mappa è stata presentata alle Cantine Gancia durante l’inaugurazione della manifestazione e restituisce con grande dettaglio la complessità di un territorio che si sviluppa tra le province di Asti e Cuneo. A emergere non è soltanto il perimetro della denominazione, ma una trama di vigne, colline, toponimi, sorì e microaree che permette di comprendere con maggiore precisione la provenienza dei vini.

A raccontare il significato di questo passaggio è Gianmario Cerutti, presidente dell’Associazione Produttori Moscato di Canelli, che ripercorre un cammino iniziato ben prima del riconoscimento della DOCG autonoma.

La storia recente parte nel 2011, quando Canelli viene riconosciuta come sottozona all’interno del Moscato d’Asti DOCG. Un primo passo verso la definizione di una fisionomia più precisa per un vino profondamente legato al Moscato bianco e alle colline che circondano uno dei centri storicamente più importanti della produzione piemontese.

Il passaggio decisivo arriva nel 2023, con la nascita del Canelli DOCG come denominazione autonoma. Non soltanto un cambiamento formale, ma la volontà di attribuire maggiore riconoscibilità a un territorio che per anni ha lavorato sulla propria identità viticola, sulle caratteristiche dei vigneti e sulla capacità di distinguersi all’interno del più ampio universo del Moscato piemontese.

La nuova cartografia curata da Masnaghetti porta questo percorso ancora più avanti. Le colline del Canelli DOCG sono state suddivise in 186 unità geografiche, individuate attraverso nomi storici, sorì e microaree. Una classificazione che consente di osservare la denominazione con una lente molto più ravvicinata e di cogliere differenze che il semplice confine amministrativo non sarebbe in grado di restituire.

Non si tratta, almeno per ora, di M.G.A. riconosciute ufficialmente dal disciplinare, come avviene in altre denominazioni piemontesi. Il valore del progetto è però proprio nella costruzione di una base conoscitiva condivisa: un vocabolario geografico attraverso il quale produttori, operatori e appassionati possano parlare dello stesso vigneto, della stessa collina e dello stesso versante con maggiore precisione.

È il passaggio dal territorio inteso come concetto generale al territorio letto quasi vigna per vigna. Un cambiamento importante soprattutto per una denominazione che sta costruendo la propria riconoscibilità e che può trovare proprio nella diversità delle sue colline uno degli strumenti più efficaci per raccontarsi.

Nel percorso descritto da Cerutti, il Canelli DOCG appare così meno giovane di quanto suggerisca la data del riconoscimento. Dietro la denominazione del 2023 c’è una storia fatta di generazioni di viticoltori, cantine, vigneti di Moscato bianco e conoscenze accumulate nel tempo. La DOCG ha dato un nome autonomo a questo patrimonio; la cartografia prova ora a mostrarne le differenze interne.

La scelta di presentare il lavoro durante Canelli Città del Vino 2026 assume quindi un significato preciso. Canelli non è soltanto il luogo che dà il nome alla denominazione: è uno dei centri che hanno segnato la storia del Moscato e dello spumante piemontese e continua a rappresentare un punto di riferimento per un sistema produttivo che si estende ben oltre i confini della città.

La mappa di Enogea permette ora di spostare lo sguardo dal nome Canelli alle singole parti che lo compongono. Dietro ogni bottiglia può esserci un versante, un sorì, una collina con esposizioni e caratteristiche proprie. Ed è proprio questa pluralità a offrire alla denominazione una nuova possibilità: raccontare non soltanto che cosa sia il Canelli DOCG, ma da dove arrivi.

Per i produttori significa poter costruire nel tempo una narrazione sempre più precisa delle vigne. Per chi beve, significa avere nuovi strumenti per leggere le etichette e comprendere le differenze tra una zona e l’altra. Per il territorio, infine, significa trasformare la propria geografia in una parte essenziale dell’identità del vino.

Dopo il riconoscimento della sottozona nel 2011 e la nascita della denominazione autonoma nel 2023, le 186 unità individuate nella nuova mappa indicano dunque la direzione del prossimo capitolo: conoscere sempre meglio le colline del Canelli DOCG per riuscire a raccontarle con il loro nome.

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